La Mummia – recensione

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C’era una volta l’universo cinematografico dei mostri. C’era una volta, e difficilmente tornerà ora col medesimo splendore del passato.

La Universal nel proprio archivio ha un’autentica miniera d’oro. Dracula, Frankenstein, l’Uomo Lupo, l’Uomo Invisibile, citateli tutti e fin dagli anni ’30 il patrimonio di questo genere è impressionante. Probabilmente, nell’odierno cinema fatto di blockbuster interconnessi, è una grande idea riesumare mostri amati e conosciutissimi. La Universal può metterselo, non deve creare nulla o acquistare diritti da fumetti. Una grande idea sulla carta però, perché una cosa è pensarci, un’altra cosa è riuscirci.

Nelle intenzioni, e partiamo sempre da quelle, La Mummia è il primo film di questo vecchio ma nuovo “Dark Universe”. E se il buongiorno si vede dal mattino, non si parte col piede giusto.

La Mummia, almeno nella sua prima ora, è un classico film d’avventura condito in salsa thriller.

Non se ne può parlare troppo male perché intrattiene, diverte e ogni tanto fa saltare dalla poltrona. Sembra insomma l’ideale film da pop-corn per il grande pubblico affamato d’intrattenimento. Ma è inevitabile che gli scricchiolii percepiti fin dall’inizio aumentino passo dopo passo. La Mummia infatti, superato l’ottimo inizio, rivela che la propria ispirazione: non l’universo classico dei mostri appunto, ma lo stile da contemporaneo blockbuster chiassoso. Più che un film di mostri, sembra di assistere sotto mentite spoglie all’ennesimo film di supereroi. Un minestrone di toni che passa, senza soluzione di continuità, e soprattutto senza costruzione, dalla commedia al thriller all’action, e Alex Kurtzman alla regia – se vi domandate “chi?” la risposta è “appunto” – non è minimamente il nome in grado di reggere la confusione e conferire una visione autoriale.

In un tale marasma di incertezza e CGI, la vera vittima è solo una: il senso di paura.

Per un film che rappresenta il primo tassello in un universo di mostri è incredibilmente paradossale quanto manchi la paura. Quanto sia scarso nella pura e semplice capacità di spaventare. Il personaggio che dà il titolo al film, per quanto sia brava l’attrice, è più un pretesto narrativo che un vero antagonista. Il momento introduttivo di Jekyll/Hyde, interpretato da un sornione Russell Crowe, è forse il punto più basso del film, perché trasformato nello “spiegone” che deve costruire il ponte per lo sviluppo del franchise. E la vera banalità dell’elemento horror si nota nella scelta di usare gli zombie. In un film con mummie e Antico Egitto, ecco gli zombie, come se il cinema horror commerciale non conoscesse altro.

A farne le spese è anche Tom Cruise, forse al primo personalissimo passo falso da parecchio tempo. Ormai da diversi anni Cruise ha scelto di dedicarsi al cinema più mainstream e fomentare il proprio lato di superstar. E lo ha fatto con egregi risultati, ammettiamolo, poiché a prescindere dalla qualità dei suoi, film Cruise ha sempre portato immensa credibilità, e mostrato un notevolissimo impegno e senso professionale. Per chi vuole solo divertirsi al cinema, Tom Cruise è spesso stato una vera garanzia negli ultimi anni. Ma qui l’attore è davvero fuori posto, e più che infondere carisma pare una palla che rimbalza senza aggiungere alcunché. Insomma, viene quasi da chiedersi perché ci sia Tom Cruise in una parte che qualsiasi altro attore avrebbe potuto recitare (e l’uso di quest’ultimo verbo è molto generoso).

Probabilmente, o forse inevitabilmente, sarà il box office a decidere il destino del Dark Universe, i cui ambiziosi piani futuri sono già in azione. Dopotutto, se dipendesse da altri fattori, La Mummia rappresenterebbe fin da subito una cocente bocciatura, o quantomeno il campanello d’allarme per una saga che, invece di rincorrere banalmente e stancamente gli standard mediocri dei blockbuster moderni, dovrebbe per una volta guardare indietro, verso il fascino immortale dei mostri cinematografici del passato.

 

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