I 100 Migliori Film del Decennio 2010 (Quinta Parte)

best movies of the decade 2010

Abbiamo iniziato una nuova cavalcata per scoprire i 100 miglior film del decennio appena passato, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare, e oggi continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche.

Indicare 100 film per un solo decennio è un’operazione a dir poco folle, considerando le migliaia di opere realizzate ogni anno in ormai ogni angolo del mondo, con ogni mezzo e con ogni budget. Anche per questo è una sfida ancora più divertente che non ha alcuna pretesa di essere definitiva o veritiera. Con questa classifica ho cercato, come sempre faccio, di includere il meglio del meglio, senza pregiudizi e rimanendo più imparziale possibile. I criteri primari sono soggettivi, ovviamente si parte sempre dal gusto personale, ma cercano di collegarsi alle recensioni critiche ottenute, all’importanza e all’influenza dei film raggiunta nel corso degli anni.

Posizioni 100-86
Posizioni 85-71
Posizioni 70-51
Posizioni 50-36

 

35.  LAURENCE ANYWAYS  (di Xavier Dolan, Canada 2012)

Il ragazzo prodigio Xavier Dolan sforna un’opera ambiziosissima per raccontare la storia di due innamorati con un problema: lui vuole diventare donna. Tranquilli, non è una commedia, ma un film dai sentimenti vibranti e dalla sincerità clamorosa. E’ incredibile come Dolan riesca a raccontare una vicenda così dolorosa, mantenendo intatto il peso emotivo, con tanta energia, freschezza, voglia di vivere. La forma sposa la sostanza. Un film barocco, una gioia per gli occhi e per i cuori.

 

 

 

34.  FRANCES HA  (di Noah Baumbach, USA 2013)

Sono tantissimi i dramedy della scena indipendente che negli ultimi anni hanno provato a raccontare il mondo perduto e spaesato di quell’immensa fetta di popolazione composta da giovani non più solo ragazzi ma ancora non adulti (o perlomeno che, pur essendolo, non si riconoscono mai come tali). Ma pochissimi film lo avevano raccontato con l’energia, l’originalità, la freschezza, la sincerità e la bravura di Frances Ha. Tantissimo si deve alla prova di Greta Gerwig, che più che interpretare la protagonista ne possiede l’anima, e la sua innata bravura a non disegnare mai un personaggio patetico ma sempre credibile. Con le musiche, il montaggio, le scene, questo film sembra un’opera della Nouvelle Vague teletrasportata nel tempo ai giorni nostri.

 

 

 

33.  DUE GIORNI, UNA NOTTE  (di Jean-Pierre Dardenne e Luc Dardenne, Belgio 2014)

Risultati immagini per deux jours une nuit

I fratelli Dardenne sono famosi per il loro cinema fatto di persone e sentimenti, assolutamente semplice e quasi minimalista. Focalizzandosi su echi sociali molto attuali, e sulla titanica performance di Marion Cotillard, il risultato non può che essere straordinario. Pur essendo un dramma costruito sul proprio ritmo compassato, fitto di dialoghi e volti umani, il film è praticamente un thriller per la costruzione della storia, una corsa contro il tempo di una donna che lotta per mantenere il proprio lavoro, la propria dignità, la propria umanità.

 

 

 

32.  MANCHESTER BY THE SEA  (di Kenneth Lonergan, USA 2016)

Nella maniera più basilare, possiamo dire che Manchester by the Sea è un film sull’elaborazione del lutto, ma quello che però l’autore Kenneth Lonergan fa con tale base di partenza è molto di più, ovvero cucire addosso ad un protagonista meraviglioso una storia sfaccettata e umana in ogni sua piega. Perché l’odissea emotiva del personaggio straordinariamente interpretato da Casey Affleck è quella di una battaglia contro la memoria, contro il dolore, contro la vita stessa, quella vita che inesorabilmente a dispetto di tutto e di tutti va avanti, e ti trascina avanti, anche quando vorresti stare fermo.

 

 

 

31.  CAROL  (di Todd Haynes, USA 2015)

Carol appartiene a quella categoria di film che ti trasporta per due ore in un’altra dimensione, e ti fa credere definitivamente che il cinema sia pura arte, forse la più completa possibile. Un film misurato, fatto di parole non dette, sguardi che raccontano un mondo senza dire nulla, silenzi, emozioni soffocate, un calore talmente avvolgente da non aver bisogno di morbose sottolineature. Carol è totalmente incentrato sulle due protagoniste, non tanto sulla loro relazione tormentata ma più che altro su quello che comporta in loro stesse amarsi e farlo in quella società. Non ha bisogno di urli, non ha bisogno di rimarcare l’ovvio, perché Carol ci ricorda che alla fine, soli con noi stessi, conta solo e sempre quello che abbiamo dentro, nel profondo.

 

 

 

30.  UNDER THE SKIN  (di Jonathan Glazer, Gran Bretagna 2014)

Un’opera visionaria e astratta, sicuramente sperimentale, un sci-fi esistenziale dove l’atmosfera e l’ambiente sono i veri protagonisti, le parole sono pochissime e la trama è quasi assente. Lo avete capito, non è un film facile. L’approccio meditativo della narrazione si sposa perfettamente con la carica di tensione costruita dal regista Jonathan Glazer, trasformando il film in un vero e proprio incubo cavalcato da un perfetto uso del sonoro e della particolarissima musica. Un film che indaga sull’identità umana, con una perfetta Scarlett Johansson, senza paura di risultare ostico.

 

 

 

29.  THE IRISHMAN  (di Martin Scorsese, USA 2019)

È il film dell’anzianità The Irishman, quello con cui Scorsese guarda indietro, riflette su sé stesso, sulla propria carriera e sul genere intero. Come fosse il punto esclamativo sul genere di gangster, la medesima funzione che ha avuto Gli Spietati per il western. Un’opera monumentale sulla vita, sui rischi della “toxic masculinity” che fa interiorizzare troppo, fino a deteriorare, i sentimenti di una amicizia tutta maschile annegata nei doveri e nell’orgoglio. Scorsese spoglia The Irishman di ogni epica, di ogni forza di seduzione attrattiva, di ogni accelerazione stilistica, lasciando la scena ai suoi attori. Ciò che resta sono i rimpianti e i capelli bianchi. Scorsese e i suoi amici, i veri bravi ragazzi, hanno capito quando e come mettere un punto al senso delle loro stesse carriere.

 

 

 

28.  VI PRESENTO TONI ERDMANN  (di Maren Ade, Germania 2016) 

Solo la sensibilità europea, e naturalmente le libertà artistiche del nostro continente rispetto al cinema governato dal mercato e dagli incassi oltreoceano, ha reso possibile creare una commedia amara di quasi 3 ore. Toni Erdmann si prende tutto il tempo possibile per farci entrare nella vita e nella testa dei due protagonisti, regalandoci uno dei rapporti tra padre e figli più belli mai raccontati. Non a caso oltre le lacrime, oltre le risate, oltre le situazioni d’imbarazzo, questo anarchico film tedesco è uno più profondi e dettagliati spaccati visti al cinema sulla depressione, sull’alienazione dovuta ai ritmi moderni e sui modi, se essi ci sono, per provare a superarla.

 

 

 

27.  FATHER AND SON  (di Hirokazu Kore-eda, Giappone 2013)

Immagine correlata

Father and Son non è un film, ma un autentico miracolo. Vedendolo, anzi, assorbendolo letteralmente, non si capisce come un film sulla carta così sentimentale non abbia il minimo segno di melensaggine o il minimo rischio di manipolazione. Con uno stile sobrio ma efficacissimo, che sa quando e come muovere i fili dei personaggi e dei loro percorsi interiori, Kore-eda evita sempre il melodramma. E così, quando l’emozione arriva davvero, è tracimante. Misuratissimo ma potentissimo, Kore-eda recupera lo stile di Ozu per un immenso capolavoro di umanità e sensibilità.

 

 

 

26.  IL FIGLIO DI SAUL  (di Laszlo Nemes, Ungheria 2015)

Al giorno d’oggi, una delle cose più difficile da fare al cinema è un film sull’Olocausto, quasi diventato un genere a se stante. Buona parte del pubblico di fronte a questi film esclama “basta!” e poi trovare un modo di farli originali, che non sia la solita esplorazione del dolore, è complicato. E qui entra Laszlo Nemes: il regista ungherese ha la freschezza e l’audacia dell’esordio, e realizza quello che assomiglia molto ad un thriller ambientato in un campo di concentramento. Soprattutto ha l’intuizione di girare totalmente col primo piano sul protagonista, tenendo gli orrori sullo sfondo ma ben visibili, dando pugni nello stomaco ancora più forti. Un film che davvero non si dimentica.

 

 

 

25.  THE WOLF OF WALL STREET  (di Martin Scorsese, USA 2013)

Il Satiyricon di Martin Scorsese è uno spietato, acido, allucinogeno, orgiastico affresco sull’eterna propensione dell’uomo verso il peccato, verso il potere, verso un qualcosa che sia sempre di più rispetto a quello che si può realmente ottenere. Partendo dal mondo della finanza degli anni ’80 per capire come si è arrivata alla crisi dei giorni nostri, ma senza mai realmente interessarsi a raccontare la crisi o i meccanismi dietro l’economia globale, The Wolf of Wall Street è il più divertente, folle, audace, estremo film della carriera di Scorsese, guidato da una mastodontica interpretazione di Leonardo DiCaprio.

 

 

 

24.  LA FAVORITA  (di Yorgos Lanthimos, Gran Bretagna 2018)

Un gioco di manipolazioni va in scena nella commedia di Yorgos Lanthimos, che fa ridere – tanto – e lascia l’amaro in bocca. Sicuramente è il lavoro più accessibile e commerciale del regista greco finora in carriera. Premesso ciò, La Favorita mantiene comunque intatti i tratti distintivi del cinema di Lanthimos, a cominciare da una idiosincrasia nei rapporti umani e un cinismo di fondo che, declinati alla commedia, aiutano a spingere il tono ancora più sull’assurdo. Che tutto ciò, poi, accada in un contesto storico con personaggi realmente esistiti, è la ciliegina sulla torta. E di quella torta tutti vogliono una fetta. “Il potere logora chi non ce l’ha” diceva un noto politico italiano. Il mantra di La Favorita è proprio quello.

 

 

 

23.  MOONLIGHT  (di Barry Jenkins, USA 2016)

Una storia universale, senza barriere, senza geografie, senza colori di pelle, senza inclinazioni sessuali: Moonlight è a tutti gli effetti la storia della ricerca di un essere umano del proprio posto nel mondo, un qualcosa in cui chiunque può ritrovarsi e rivedersi. E’ indubbio che il film di Barry Jenkins potrà essere recepito maggiormente in patria (non devo certo sottolineare adesso la situazione sociale americana) ma Moonlight rimane un racconto umano estremamente delicato – mai melodrammatico, mai didascalico, mai artificioso – che esplicita il bisogno fondamentale, comune appunto a tutti, di stare bene con chi siamo veramente.

 

 

 

22.  GET OUT – SCAPPA  (di Jordan Peele, USA 2017)

Quanti horror satirici escono ogni anno? Perché di questo, invece, si è parlato così tanto? Non solo per la tematica razziale, ovviamente. Ma soprattutto perché Get Out, oltre a far ridere, spaventare e riflettere, colpisce non i classici bifolchi americani, non i più tipici stereotipi dei razzisti, semmai le classi agiate e più integrate, i cosiddetti liberals americani, coloro che hanno votato Obama e sono bravissimi a parole, ma poi concretamente fanno pochissimo per impedire il perpetuarsi di una stato di perenne discriminazione. Quasi un remake apocrifo di L’Invasione degli Ultracorpi che riadatta con intelligenza e feroce acume l’attualità della vita sociale americana.

 

 

 

21.  UNA SEPARAZIONE  (di Ashgar Farhadi, Iran 2011)

Fare cinema in Iran non è facile al giorno d’oggi, ma con i pochi mezzi a disposizione e una grande abilità di scrittura, Asghar Farhadi ha messo in piedi un’opera che ha fatto ovunque incetta di premi. La forza del film è indubbiamente la sua universalità, la possibilità che concede a qualsiasi spettatore del pianeta di immedesimarsi con i personaggi: si parla del quotidiano, delle difficoltà di ogni giorno, di divorzi e matrimoni, dei problemi che una famiglia trova quando va incontro a scelte che spezzano il nucleo fondante. Un film neorealista che fonde ad altissimo livello regia, scrittura e recitazione, esplorando la vita di tutti i giorni.

 

 

 

Qui si chiude la penultima parte di questa lunghissima scalata per scoprire i migliori film del decennio appena trascorso. La prossima volta è il nostro ultimo appuntamento, e finalmente scopriremo il miglior film dello scorso decennio!

 

Un pensiero su “I 100 Migliori Film del Decennio 2010 (Quinta Parte)

  1. Pingback: I 100 Migliori Film del Decennio 2010 (Ultima Parte) | bastardiperlagloria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...