I 100 Migliori Film del Decennio 2010 (Terza Parte)

best movies of the decade 2010

Abbiamo iniziato una nuova cavalcata per scoprire i 100 miglior film del decennio appena passato, probabilmente una delle classifiche più difficile da fare, e oggi continuiamo a scalare le posizioni rivisitando incredibili opere cinematografiche.

Indicare 100 film per un solo decennio è un’operazione a dir poco folle, considerando le migliaia di opere realizzate ogni anno in ormai ogni angolo del mondo, con ogni mezzo e con ogni budget. Anche per questo è una sfida ancora più divertente che non ha alcuna pretesa di essere definitiva o veritiera. Con questa classifica ho cercato, come sempre faccio, di includere il meglio del meglio, senza pregiudizi e rimanendo più imparziale possibile. I criteri primari sono soggettivi, ovviamente si parte sempre dal gusto personale, ma cercano di collegarsi alle recensioni critiche ottenute, all’importanza e all’influenza dei film raggiunta nel corso degli anni.

Posizioni 100-86
Posizioni 85-71

 

70.  UN AFFARE DI FAMIGLIA  (di Hirokazu Kore-eda, Giappone 2018)

La famiglia, ancora una volta, è lo sfondo perfetto per far crescere il cinema intimista e profondamente caloroso di Hirokazu Kore-eda. Solo che, stavolta, quella al centro non è una vera famiglia tradizionale. Il maestro giapponese, col solito tocco minimalista ma dosato da graffiante ironia, ci interroga su cosa siano davvero i legami familiari e quanto questi siano importanti nella formazione di una persona. Stavolta in modo più controverso del solito, ma sempre con estrema delicatezza.

 

 

 

69.  ROMA  (di Alfsono Cuaron, Messico 2018)

Nella vita di una domestica che passa di esperienza in esperienza, nel Messico degli anni ’70 che forse per la prima volta nella sua storia scopre un certo benessere, senza essere in grado però di sopire il degrado che lo circonda, Cuaron concentra l’umanità perduta. Il cinema è soprattutto questo, empatizzare con persone comuni, con esperienze comuni. Semplicemente, termine non usato a caso, Roma racconta l’ordinario con lo straordinario. La forma è impeccabile perché la sostanza non ha bisogno di  effetti o invenzioni per colpirci: la vita supera sempre la fantasia.

 

 

 

68.  MADEMOISELLE  (di Chan Park-wook, Corea del sud 2016)

Il massimo esempio della cinematografia intesa come arte può essere talvolta riassunta in tre parole: forma, sostanza, coraggio. Tre elementi che Park Chan-wook ha ben presenti e ci ripropone nel suo nuovo incredibile film. In questa storia di cambi di prospettiva e inganni, in cui tutto ciò che appare non è come sembra, il maestro coreano ci regala una purissima storia d’amore incastonata nel marasma delle perversioni umane, anzi, maschili: The Handmaiden non si vergogna di essere fortemente erotico, suadente, seducente, e così facendo tira fuori tutto lo sporco che abbiamo dentro, quello che spesso impedisce di gioire della forza semplice e liberissima dell’amore.

 

 

 

67.  BEGINNERS  (di Mike Mills, USA 2011)

20 (134)

Aver fatto uscire questa gemma direttamente in home video è un’onta imperdonabile per la distribuzione italiana. Racconto autobiografico del regista e sceneggiatore Mike Mills, il film mette in parallelo il rapporto tra il protagonista e il padre negli ultimi mesi di vita di quest’ultimo, poco dopo aver confessato al figlio la sua omosessualità nascosta per tutta la vita, e l’inizio di una storia d’amore con una misteriosa ragazza, con tutti trucchi scenici e di scrittura del grande cinema indipendente. Un film meravigliosamente malinconico ma soprattutto vero, sincero, spontaneo, avvolto in un’atmosfera unica e intima, capace di strappare sorrisi e lacrime, in grado di passare dalla tristezza alla scoperta della felicità.

 

 

 

66.  EIGHTH GRADE  (di Bo Burnham, USA 2018)

Risultato immagini per eighth grade"

Vi ricordate davvero come eravamo e cosa provavamo a 13 anni? Quando non si era più bambini, ma nemmeno adolescenti? E se davvero riuscite a ricordarlo, forse non sapete come è adesso nell’era dei social. Ci aiuta però a capirlo Eighth Grade, gioiello del cinema indipendente americano che con estremo realismo e profondo calore ci avvicina alla figura di una ragazzina timida e confusa. C’è tristezza, c’è commedia, c’è tutto l’impatto di quel labirinto che è la crescita, amplificato dal megafono dei social che qui non sono il nemico, ma l’estensione dello smarrimento. Le coming-of-age-stories sono tantissime al cinema, ma è raro trovarne una così onesta e al tempo stesso completa.

 

 

 

65.  IL CASO SPOTLIGHT  (di Tom McCarthy, USA 2015)

Tutti conosciamo la pagina nerissima dello scandalo dei preti pedofili della diocesi di Boston, pochi invece conoscono il lavoro fatto dalla redazione del Boston Globe per far uscire allo scoperto tali nefandezze. Spotlight è il racconto di quell’incredibile indagine giornalistica, un lavoro di ricostruzione fedele e misurato, che ha l’accortezza di non trasformarsi mai in un processo con buoni e cattivi ma mostrare semmai il percorso che ha portato a rompere il Vaso di Pandora: è un inno al vero giornalismo, al buon giornalismo, un inno che mostra cosa succede quando il giornalismo funziona, quando si muove non solo per fare rumore ma per portare dei veri ed importanti cambiamenti.

 

 

 

64.  MELANCHOLIA  (di Lars Von Trier, Danimarca 2011)

Raccontare uno stato d’animo con un film è una cosa, far vedere e far vivere quello stato d’animo con un film è ancora più complesso. Solo un regista discusso e provocatorio come Lars Von Trier poteva esplorare la depressione, e addirittura rappresentare la fine del mondo come una cosa positiva, un vero e proprio happy ending. Contrapponendo i sentimenti di due sorelle di fronte ad un evento apocalittico, Von Trier ci mostra come solo chi soffre può cogliere la gioia e la bellezza dei momenti negativi perché, lo dice chiaramente, la Terra è brutto posto popolato da gente cattiva e quando morirà nessuno ne sentirà la mancanza. Tutto questo riassumendo in due ore la sua tecnica e tutti gli stili cinematografici che conosce, con eleganza e pieno controllo del mezzo scenico. Una struggente materializzazione del dolore.

 

 

 

63.  BEFORE MIDNIGHT  (di Richard Linklater, USA 2013)

Se non siamo in presenza della trilogia miglior di sempre, siamo certamente di fronte alla trilogia più significativa. Richard Linklater, Ethan Hawke e Julie Delpy si incontrano al cinema ogni 9 anni dal 1995 ed è sempre magia, una formula che non stanca e anzi accompagna la crescita emotiva di ogni spettatore. Before Midnight è per ovvie ragioni il film più complesso, maturo e difficile dei tre, il momento in cui i nodi vengono al pettine per Jesse e Celine, e come sempre il trio di realizzatori tratta il tutto con spontaneità e cuore. In presenza di questa trilogia, ormai il confine tra cinema e vita reale è sempre più labile.

 

 

 

62.  RITRATTO DELLA GIOVANE IN FIAMME  (di Celine Sciamma, Francia 2019)

Trovare un film in cui la straordinaria cura formale va di pari passo alla potenza emotiva della sostanza non è facile. Quando arriva, è un terremoto. E proprio un terremoto, per quanto silenzioso, sottaciuto, interiore, è Ritratto della giovane in fiamme: un’esondazione di immagini perfette, sentimenti negati e domande sull’identità che, partendo dal mito di Orfeo e Euridice, racconta la passione con tristezza e un profondo senso di speranza.

 

 

 

61.  ARRIVAL  (di Denis Villeneuve, USA 2016)

Arrival è un film di fantascienza completo, ovvero di quelli che sanno al tempo stesso trasmettere un senso di curiosità, un senso di meraviglia che diventa pian piano senso di inquietudine e paura del’ignoto, con i discorsi più esistenziali e più personali, e di conseguenza fondamentali, che ci poniamo quando andiamo di fronte all’intellegibile. Eppure non deve e non può essere bollato come semplice sci-fi, semmai come un racconto moderno sulle relazioni umane, verbali e non, visto attraverso la lente della scienza e del fantastico.

 

 

 

60.  FIRST MAN  (di Damien Chazelle, USA 2018)

Difficile per tanti altri concepire in partenza la biografia di Neil Armstrong e la storia dell’allunaggio del 1969, e poi parlare letteralmente di altro rimanendo fedele alla storia vera raccontata. Eppure, First Man è più che altro un film sulla morte, sul lutto, sul rischio impellente di morte. A differenza di ogni altro film sulle missioni spaziali, nelle quali si procede per tentativo dopo tentativo, successo dopo successo, First Man procede attraverso funerale dopo funerale. Il protagonista è circondato da morte, che cerca di mettere alle spalle, ma poi ritrova costantemente ed inevitabilmente davanti. L’allunaggio vissuto attraverso i suoi occhi non è la realizzazione dei suoi sogni, ma il modo per mettere fine ad un incubo.

 

 

 

59.  C’ERA UNA VOLTA A HOLLYWOOD  (di Quentin Tarantino, USA 2019)

C’era una volta a Hollywood è, quasi letteralmente, una fiaba, che però solo Tarantino poteva realizzare in tal modo. Precisamente, solo il Tarantino del 2019, a quasi 60 anni, poteva concepire e realizzare così. Un tempo andava avanti in maniera frenetica, adesso va indietro in modo malinconico ma maturo. È il suo primo film che non è necessariamente cool, non vuole esserlo a tutti i costi. È il suo primo film nel quale contano i piccoli momenti, i piccoli gesti quotidiani, il fulcro è tutto sulle emozioni. Tarantino ci mostra esseri umani in piena crisi esistenziale alla ricerca di un posto nel mondo. Per una volta, in un suo film ci siamo noi. Per questo C’era una volta Hollywood è il film meno tarantiniano di sempre ma, al tempo stesso, il più ideale per comprendere lui e il suo mondo.

 

 

 

58.  MONEYBALL – L’ARTE DI VINCERE  (di Bennett Miller, USA 2011)

Una storia sportiva che si fa racconto sociologico e politico, un viaggio nel baseball che diventa  indagine nella crisi economica che ha colpito l’America negli ultimi anni. E soprattutto un bellissimo character study su un personaggio particolare, romantico, solitario, che non guarda le partire perché crede di portare sfortuna alla propria squadra. Un grande film nel senso più vero e antropologico del termine, uno spaccato sociale realizzato e narrato in maniera impeccabile.

 

 

 

57.  SHAME  (di Steve McQueen, Gran Bretagna 2011)

Senza mezze misure, Shame è un vero e proprio pugno nello stomaco, una mazzata che può diventare metafora di chissà quante situazioni negative, col sesso più anti-erotico mai visto al cinema, doloroso e mortifero. Lo stile di Steve McQueen e le sue lunghissime riprese accompagnano lo spettatore nella condizione del protagonista, un Michael Fassbender semplicemente clamoroso. Una visione sicuramente non facile, in grado di scuotere le corde più profonde dell’animo umano.

 

 

 

56.  TAXI TEHERAN  (di Jafar Panahi, Iran 2015)

Non sempre per valutare, e soprattutto comprendere un film, serve conoscere la biografia di chi lo realizza. Ma nel caso di Taxi Teheran è necessario. Perché la vita di Jafar Panahi, costretto per una condanna politica in Iran a non lasciare il paese e non realizzare più film, è diventata l’essenza stessa dei suoi ultimi film, fatti comunque nonostante il divieto, fatti in modo sempre originali per evitare controlli, e necessariamente autobiografici. Panahi, alla guida di un taxi per la capitale iraniana, sposa la lezione del suo vecchio maestro Kiarostami e mescola realtà e finzione, arrivando alla celebrazione massima delle infinite possibilità del cinema. Tra argomenti seri e altri frivoli, sempre col dubbio di chi sia attore e chi sia passeggero vero del taxi di Panahi, l’autore elogia  ciò che più ama con una rinnovata e insperata vitalità. Oltre i limiti, oltre i divieti, vince sempre il cinema.

 

 

 

55.  STORIA DI UN MATRIMONIO  (di Noah Baumbach, USA 2019)

Storia di un matrimonio è un autentico horror sulla dissoluzione di un rapporto che finisce nelle sabbie mobili burocratiche del divorzio. E così, grazie anche alle magnifiche prove dei due protagonisti, si evitano manipolazioni e melodrammi artificiali. Quando il film decide di commuovere, è devastante. Quando decide di far sorridere, è istericamente divertente. Forse, Storia di un matrimonio è uno dei film più umani visti recentemente. Così affettuoso nel ritrarre la disaffezione. Così sincero nel mostrare pregi e difetti senza alcuna vergogna. E così potente nell’esaltare come spesso amore e dolore, rabbia e passione vadano a braccetto, come siano sentimenti purtroppo inestricabilmente collegati e potenziati attraverso le pieghe inumane delle sovrastrutture di sistema.

 

 

 

54.  UNCUT GEMS  (di Josh Safdie & Benny Safdie, USA 2019)

Risultato immagini per uncut gems netflix"

Da queste parti si è sempre sostenuta la paradossale tesi secondo cui Adam Sandler è l’unico comico al mondo che funziona meglio dei drammi che nelle commedie. Vedere ora Uncut Gems non solo conferma la tesi, ma rende la locuzione “Adam Sandler funziona” un mero eufemismo. L’attore è il perfetto strumento per far esplodere in modo molto umano e inequivocabilmente tragico il cinema ansiogeno, iperdinamico e “street-minded” dei fratelli Safdie.  Soprattutto, è la perfetta espressione dei loro racconti a effetto domino, in cui una scelta sbagliata è sempre seguita da scelte ancora più catastrofiche, di chiari radici ebraiche: Adam Sandler è un moderno Giobbe che, invece di accettare il proprio destino, si muove in un caos disperato e nel lottare finisce per peggiorare sempre la sua situazione. Visione consigliata con una bombola d’ossigeno a portata di mano.

 

 

 

53.  JOKER  (di Todd Phillips, USA 2019)

Come si fa a ridere, a essere felici, quando l’intera società va a rotoli? Quanto è difficile quando in ogni telegiornale senti qualcosa che va storto nel mondo, quando senti che il primo pazzo, magari influenzato da  ideologie deliranti, ha preso una pistola e ha ucciso a caso? Questo il quesito che si pone Joker, la conferma del cinefumetto come genere più importante del momento. Ciò che stupisce di Joker è il forte senso di urgenza che lo rende, nella sua sconcertante immediatezza, l’esatta immagine dei nostri tempi: causa e effetto del mondo nel quale viviamo. Solo nel 2019 poteva ritrarre il villain più iconico dei fumetti come espressione di un disagio primordiale e radicato nell’inconscio, che si crea e si nutre dell’oscura lucida irrazionalità da cui egli stesso è stato creato, paradossalmente. E per questo il Joker di un indimenticabile Joaquin Phoenix è ancora più pericoloso del semplice “pazzo”.

 

 

 

52.  IL CIGNO NERO  (di Darren Aronofsky, USA 2010)

Black Swan non è un film, ma un’esperienza sensoriale, un trip audio/visivo, un viaggio negli angoli più oscuri della psiche umana. La chiave di lettura per decifrare l’opera di Aronofsky e la sua poetica è una, un punto di contatto che ricorre in tutta la sua filmografia: l’ossessione, la sfrenata ambizione per raggiungere qualcosa che mai si raggiungerà, la voglia di essere perfetti e così rimanere immortali. E al tempo stesso, il corpo è sempre al centro nel cinema del regista, corpo inteso col concetto di carne, corpo vero, martoriato, fragile. Vediamo e soprattutto sentiamo ogni movimento muscolare, ogni piegamento di ossa, ogni torsione articolare. Mai come in questo film scrocchiarsi le ossa è stato tanto inquietante.

 

 

 

51.  LA GRANDE BELLEZZA  (di Paolo Sorrentino, Italia 2013)

Partendo da un assunto semplice quanto profondo, la bellezza sconfinata di Roma che cozza con la bruttezza dei suoi personaggi, Paolo Sorrentino in realtà racconta una grande metafora del’Italia dei nostri tempi, un paese che non riesce mai a liberarsi dal proprio passato e a ripartire, una storia anche toccante di occasioni perdute e immensa vanità che distrugge ogni chance di redenzione. Ambizioso e sontuoso quanto lacunoso, immensamente malinconico, La Grande Bellezza è un film che farà discutere ancora per molto, e questo è già un ottimo risultato.

 

 

Anche per questa volta è tutto, la prossima volta supereremo finalmente la metà dei 100 migliori film del decennio!

 

3 pensieri su “I 100 Migliori Film del Decennio 2010 (Terza Parte)

  1. Pingback: I 100 Migliori Film del Decennio 2010 (Quarta Parte) | bastardiperlagloria

  2. Pingback: I 100 Migliori Film del Decennio 2010 (Quinta Parte) | bastardiperlagloria

  3. Pingback: I 100 Migliori Film del Decennio 2010 (Ultima Parte) | bastardiperlagloria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...