Twin Peaks 3×10 – recensione

(Sarah Jean Long, Eamon Farren) (Screenshot: Twin Peaks)

Ci sono tanti modi per raccontare una storia. Tra i preferiti di David Lynch, c’è sicuramente quello delle scatole cinesi.

E non parlo solo dell’ovvia intricata struttura della serie e dei suoi misteri, ognuno incartato sopra l’altro. Sarebbe troppo semplice. Intendo proprio il modo di vivere, ascoltare e vedere la storia. Come se David Lynch avesse una morbosa curiosità nello scoprire la sua stessa storia, immedesimandosi nello spettatore.

In questa nuova puntata, sono infatti innumerevoli i personaggi che guardano o ascoltano altri attraverso le classiche “cornici visive”. Richard parla e osserva Miriam attraverso un vetro, che a sua volta riflette l’immagine. Lucy osserva dalla finestra della centrale di polizia Chad rubare la posta. I fratelli Mitchum guardano sbigottiti Candie raccontare chissà cosa dallo schermo dei loro monitor di sicurezza. Persino il povero Johnny è costretto a passare le giornate riflettendosi in una sfera giocattolo.

E poi, ovviamente, Gordon Cole vede l’immagine di Laura Palmer riflessa chissà dove.

Non è certo un caso che i personaggi stessi seguano la storia esattamente come noi. Attraverso uno schermo, come facciamo noi da casa. Ugualmente disorientati, oltretutto.

È come se Lynch per una volta si immedesimasse volontariamente col suo pubblico, cercando di vivere la nostra confusione. Un senso logico e narrativo ovviamente c’è. Dopo un episodio in cui ha regnato assoluto l’astratto, e un altro in cui invece si è parlato tantissimo muovendo molto la trama, ci tocca quello calmo. Quello in cui, insomma, ci si ferma per osservare le cose, per noi e per i personaggi.

La singolarità di Twin Peaks è tutta qui allora, ancora più evidente. Ci fermiamo, ragioniamo, abbiamo il tempo per farlo, e capiamo meno di prima. Noi e persino un dottore non capiamo perché nessuno colga le stranezze di Dougie. Noi e anche due pericolosi gangster non reagiamo di fronte ad una donna che si comporta in maniera così stupida.

Probabilmente, mettendo i personaggi nella nostra medesima situazione, Lynch vuol dire che non dobbiamo badare a queste cose. Dopotutto lo sappiamo benissimo che Twin Peaks è esattamente così. Come dice Jerry nell’episodio “non potete fregarmi, qui ci sono già stato”. Anche noi infatti, con la vecchia serie anni fa. E quindi mettersi adesso a cercare un senso, è paradossalmente ancora più insensato.

Lasciamo che Twin Peaks scorra libero, e lasciamoci trascinare.

 

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