Twin Peaks 3×06 – recensione

"Make sense of it." (Kyle MacLachlan) (Screenshot: Twin Peaks)

Sono le puntate come questa a fare grande una serie, specialmente se quella serie è Twin Peaks.

E’ un 6° episodio indaffaratissimo, in cui troviamo tutto: atmosfera, ironia, horror, emozioni, risposte e nuovi misteri. E, ancora più che nelle precedenti, la capacità di creare una reticolato di domande e inquietudine da sciogliere con pazienza.

E pazienza è esattamente la parola d’ordine con l’inaspettato approccio conferito da Lynch alla sua creatura. Se il suo personaggio Gordon Cole ha esclamato qualche puntata fa “what the hell?”, ora il capo di Dougie è costretto a dire “How am I going to make any sense of this?”

Non dirlo a noi, verrebbe da rispondere. Perché tra Hawk che trova misterioso foglio nella porta del bagno, o un efferato killer nano che uccide in maniera terribile, e le stesse peripezie di Dougie/Cooper, cercare di trovare un senso è parecchio complicato.

Ma con quelle frasi Twin Peaks non vuole prendersi gioco di noi, semmai suggerire l’idea che la soluzione è a portata di mano.

Le risposte, non a caso, sono già arrivate in questa puntata.

Non ci dobbiamo comunque aspettare linearità o chiarezza totale da Twin Peaks, per carità. Ma già vedendo apparire Diane sappiamo che stavolta non si scherza. L’eccitazione di vedere una risposta arrivare dopo 25 anni dalla serie originale è tanta, perché Diane non è solo un pulsante del registratore di Cooper, ma una persona in carne e ossa (le quali appartengono alla grande Laura Dern, oltretutto). C’è euforia mischiata a quel pizzico di delusione, perché un mistero è bello proprio perché rimane tale: quando è svelato, non possiamo più far volare la fantasia.

Tra le tante stranezze di Twin Peaks, quindi, c’è anche quella di vederlo talvolta rispondere, diventare concreto. E’ un paradosso che si sposa benissimo con la natura della serie. Ma per ogni risposta arrivano naturalmente nuovi interrogativi, e nuove atmosfere. Come nella miglior scena dell’episodio, quella dell’incidente. E’ un convoglio di dramma, di domande, di terribili emozioni e di tanta inquietudine, e solo Twin Peaks potrebbe trasformare la morte agghiacciante di un bambino in un momento così lancinante ma soprattutto strano. La presenza di Harry Dean Stanton, recuperato direttamente da una sola scena di Fuoco Cammina con Me, aggiunge ancora più mistero.

Infatti, per quante risposte otterremo, Twin Peaks non sarà mai razionale.

E non deve esserlo, precisiamo. Twin Peaks rimane questo, un lucidissimo incubo che parla direttamente alle emozioni più brutali dell’inconscio. Questo revival è ancora un mosaico che si va componendo, ma lo farà in maniera istintiva ed emozionale, mai razionale. Solo così manterrà intatto il mistero e le infinite possibile che esso regala allo spettatore.

In una sola puntata gli indizi offerti sono stati tanti, le informazioni sempre più sul tavolo, ma trovare un senso a Twin Peaks è il più grande disservizio che si possa fare.

 

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