Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar – recensione

Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar

Quasi senza rendercene conto, siamo arrivati al quinto film con protagonista Jack Sparrow, e sono passati ben 14 anni (!) dalla prima apparizione di questa folle ciurma di pirati.

In altri casi, avrei dovuto esordire dicendo che per ottimi motivi non ce ne siamo accorti. Per la familiarità, per l’allegria, per la voglia continua di salire a bordo di quel vascello pirata.

Come avrete però capito, non è questo il caso.

Non ce ne siamo accorti, infatti, perché questa saga stava velocemente andando verso il dimenticatoio. Dopotutto, nonostante gli incassi sempre alti, c’è davvero qualcuno che veramente attende questo film? Percepite una qualche eccitazioni nell’aria o nell’atteggiamento dei fans? Complice il brutto quarto film, e soprattutto la sovraesposizione di Depp, la saga ha iniziato a stancare. Nonostante, e va precisato, i primi tre film, che rappresentano una trilogia unitaria, siano ancora oggi quanto di meglio il recente cinema di avventura e intrattenimento abbia offerto. L’ambizione scenica ed estetica dei film aiutava, così come un ottimo cast corale.

Poi, col passare degli anni, è rimasto solo Johnny Depp a fare facce buffe. E ha iniziato a farlo in qualsiasi suo film negli ultimi anni, banalizzandosi e ridicolizzandosi da solo. In poco quel personaggio cool che era Jack Sparrow è diventato una macchietta, una auto-parodia.

E adesso, con tali premesse, come si presenta questo 5° film?

La risposta è “bene”. Strano a dirsi, ma felici a farlo. Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar è un godibilissimo film d’avventura, un prodotto per tutte le età che diverte e intrattiene, con l’enorme pregio di non esagerare troppo con la durata come solitamente questi blockbuster fanno (quasi 2 ore precise).

Non torna ai livelli della trilogia perché non ha quell’ambizione e quel desiderio di stupore, ma è una decisione calcolata: dopo il quarto film, qui gli autori hanno deciso di andare sul sicuro e riproporre una trama compatta e semplice, molto simile al primo film come struttura e relazione tra personaggi – cattivi colpiti da una maledizione, giovane duo al centro della scena, MacGuffin fantasy da trovare per aiutare i protagonisti – impedendo anche la sovraesposizione di Depp. Che sì, incredibilmente da mattatore si è trasformato in un peso per il film, ma qui non esagera. I difetti, semmai, sono un umorismo troppo marcato e soprattutto a tratti infantile, e una recitazione generale del cast davvero basilare (Bardem e Rush vanno avanti col pilota automatico).

Il paradossale pregio del film quindi è che non se ne può parlare troppo male, alla fine. Non si va al cinema a vedere Pirati dei Caraibi: la vendetta di Salazar pensando chissà a cosa. In cambio, il film ci diverte con un paio di soluzione visive molto ingegnose e divertenti, senza però risultare troppo stupide (dopotutto il genere ha regole sue ben chiare). Piazza anche un paio di camei per far contenti i fans, e ci promette nuove avventure senza lasciare un retrogusto di noia. E fidatevi, quest’ultimo dato è già tanto dopo tutto ciò che ho scritto all’inizio.

La formula si ripete e l’ambizione iniziale è un po’ sparita, ma anche tra i blockbuster attuali c’è molto di peggio.

 

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