La La Land, parliamone ancora (articolo spoiler)

Sì, lo so cosa state pensando: “ecco l’ennesimo articolo su La La Land, ma ancora???

E sia chiaro, vi capisco benissimo, forse anche io reagirei così pur amando il film. Il problema infatti di questi tempi è, paradossalmente, che se ne parla troppo, e quindi spessissimo a sproposito. Però mi metto ancora alla tastiera a scrivere un nuovo articolo sul film dopo la classica recensione perché, dopo ben 4 visioni de film, di cui soprattutto la prima ormai 6 mesi fa all’anteprima mondiale del Festival di Venezia, quindi totalmente incontaminato da tutte le aspettative e chiacchiere successive, è bello poter tirar fuori altri aspetti del film che non si possono notare subito.

In primis, la cosa che ho notato, è che La La Land difficilmente non piaccia. Tecnicamente questo non è un pregio assoluto, anzi i film che piacciono a tutti o cercano di piacere a più persone possibili sono i peggiori perché i più facili, ma qui la sostanza è diversa.

La La Land piace, convince, è estremamente rivedibile (fidatevi soprattutto di quest’ultimo punto) perché dentro di sé porta una sostanza comune a tutti. Che non è solo quella di parla di sogni, semmai l’opposto: ricordare che tutti hanno un sogno che hanno dovuto accantonare quando è arrivata la vita reale, oppure un sacrificio che abbiamo dovuto compiere per andare avanti.

Non importa che non siamo attori o pianisti, possiamo essere operai, commercianti, autisti, casalinghe, assicuratori, avvocati, ingegneri, atleti: tutti ci riconosciamo in Mia e Sebastian.

Il cuore di La La Land è profondamente realistico e drammatico. Ovviamente queste cose non si possono dire prima per non spoilerare il film, e allora lasciamo passare La La Land come un film romantico, un musical, un film di grande entertainment in cui ci si diverte e ci si meraviglia. E attenzione, questo c’è ed è tutto vero. Però il cuore del film è un altro, il cuore del film è quando arriva la vita, quella vera, a prendere a calci la relazione tra i due protagonisti. La La Land non è solo un film romantico classico nel senso della visione spensierata dell’amore (lo è quando i due arrivano addirittura a volare per quanto sono innamorati, poi si torna saldamente con i piedi a terra) è romantico semmai nella forza con cui dipinge l’importanza delle persone in mezzo ai momenti difficili. A pensarci bene, La La Land non dipinge una grande storia d’amore (anzi, qualcuno con occhi cinici potrebbe vedere la prima ora addirittura come la parodia del perfetto innamoramento) semmai ritrae, e lo fa meravigliosamente, una relazione chiave nella vita di due persone, in cui ciascuno è la spinta decisiva per attivare la passione e la ricerca del sogno e della felicità dell’altro. Sebastian e Mia si incontrano al posto al momento giusto delle loro vite, si accendono vicendevolmente, e sanno che saranno sempre fondamentali l’uno per l’altro.

Il senso di quello straordinario sorriso reciproco finale è tutto qui.

E questo, credetemi, poteva farlo solo Damien Chazelle. Non perché sia il regista più bravo in circolazione, assolutamente, ma perché è il regista giusto al momento giusto. Altri avrebbe potuto realizzare un La La Land, ma solo un regista di 31 anni avrebbe potuto capire l’essenza di una storia simile. Solamente uno che ha fatto la gavetta e ce l’ha ancora freschissima in mente e nelle ossa poteva capire il disagio dei giovani d’oggi di fronte all’eterna battaglia tra passione e sogni contro vita vera e mondo del lavoro. Tra balli, canti, costumi colorati e scenografie sfavillanti, La La Land è un film che, pur come detto piacendo ad ogni genere di età e genere sociale, rimane profondamente un film fatto da 30enni e rivolto a 30enni, una storia che ti sfianca, ti colpisce al costato e ti stende, mostra gli schiaffi che devi prendere, le ferite che devi curare, i sacrifici che devi compiere ed i sogni che deve accettare di veder spezzati per un lavoro che posso anche solo superficialmente renderti felice. Anzi, probabilmente non lo farà mai, ma devi accettarlo.

E pensare che c’è pure chi in Italia (ma solo Italia, perché siamo fatti così, ovvero male) ha bollato Whiplash come “fascista” senza aver capito un virgola del finale. Ma il senso del dolore artistico Chazelle lo ha avuto sempre chiaro.

Insomma, chi adesso dopo mesi di hype sottovaluta La La Land come un film di “escapism” in cui per due ore puoi fuggire dalla realtà non ha capito nulla. La La Land è un film che invece ti risucchia nella realtà e te la mostra per come veramente può ferirti e lasciare segni indelebili (le scene di gioia, canti, balli e voli hanno il loro contesto narrativo, questa la grandezza di un copione altrettanto sottovalutato), è un film sull’impotenza quotidiana, è un film sulla frustrazione, sull’impossibilità di arrivare alla meta che ognuno di noi si è prefissato. Sì, è un film sull’ansia contemporanea dei 30enni di oggi verso il nebuloso domani, con al centro due anime prosciugate da una città, o da una società, in cui “si venera tutto e poi niente ha valore“.

L’insegnamento è quello di non arrendersi e non perdere mai la speranza, dopotutto il film è dedicato “ai folli e ai sognatori”: sì, per vivere al giorno d’oggi una dose di follia è necessaria. Se un film come La La Land ce lo ricorda col sorriso e con una ventata di positività, avercene di altri mille film così ogni anno.

 

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