La La Land – recensione

nota: questo è un repost della recensione precedentemente pubblicata durante il Festival di Venezia 2016

 

Che a Damien Chazelle piacciano i musical di Gene Kelly e Stanley Donen, direi che è assodato.

Che Emma Stone e Ryan Gosling, oltre ad essere singolarmente fenomenali, abbiano una chimica scenica stratosferica, è ugualmente piuttosto assodato.

Mettendo insieme tutti questi elementi, era davvero difficile fare un brutto film, o peggio ancora un qualcosa di scialbo. La La Land invece non solo non è scialbo, ma è una delle opere più energiche, solari e ottimiste degli ultimi tempi, e lo è pur affrontando di petto i problemi della vita senza seppellirli sotto le canzoni, anzi facendone il punto nevralgico della storia.

Il giovane regista Damien Chazelle di fronte al macigno più difficile per qualsiasi regista, ovvero il secondo film (prova ancora più difficile perché segue il successo del fulminante Whiplash), si rintana nella propria passione sfrenata, ovvero la musica. La La Land è principalmente un musical in cui si canta e si balla, una autentica lettera d’amore ai capolavori del genere degli anni ’50 (oltre alla travolgente sequenza finale, se nella prima mezz’ora dietro ai costumi colorati avessero messo le scenografie di cartapesta, sarebbe uscito fuori Un Americano a Parigi), ma ha l’intelligenza di staccarsi dalle sue chiare radici e diventare un film assolutamente moderno e assolutamente realistico. Tra canti, balli, coreografie e sfavillanti musiche, La La Land racconta infatti la tematica che noi affrontiamo, soprattutto i giovani, nella vita di tutti i giorni: il costante conflitto tra sogni, speranze, passioni e dura realtà.

In un certo senso Chazelle aveva già toccato tutto ciò in Whiplash, una vicenda in cui il protagonista abbandona tutto, in un certo senso anche consapevolezza morale e dignità, pur di dimostrare a qualcun altro di essere il migliore. Ugualmente ora in La La Land la domanda più pressante torna di prepotenza a porsi: si può sacrificare amore e vita per inseguire un sogno?

La domanda per quanto pesante è posta da Chazelle stavolta nel modo più solare e positivo possibile. In un film che fortunatamente non conosce un briciolo di cinismo, pur affrontando temi tosti, il giovane regista ci ricorda che la passione non deve essere abbattuta e soprattutto può crescere col contagio delle persone a noi più care. In questo La La Land è essenzialmente romantico, mostrando due persone che crescono insieme e si legano profondamente per sempre, oltre al sentimento d’amore, creando un punto di contatto semplicemente infinito.

Sia chiaro, il messaggio di tale portata è possibile grazie appunto al talento di chi è il timone, dietro e davanti al cinepresa. Chazelle si conferma un portento, in grado di passare dal ritmo senza respiro di Whiplash ai bellissimi e ricchissimi piani sequenze di La La Land. Ryan Gosling, in pieno possesso di un registro più leggero, è assolutamente magistrale ogni qualvolta deve comunicare qualcosa solo con lo sguardo – come in Drive – caricando i suoi momenti di prorompente emotività. Emma Stone, oltre ad essere incontenibile nella sua espressività mai un millimetro fuori posto, è la pietra fondante del film, e se le donne empatizzeranno col suo personaggio gli uomini invece se ne innamoreranno (la sua canzone finale, cantata senza stacchi di montaggio, è da applausi).

La La Land gira esattamente sulla medesima giostra della vita: si canta e si balla nei momenti felici, e poi le canzoni si interrompono fino a sparire quanto le difficoltà ed i dolori hanno la meglio (magistrale scelta narrativa di Chazelle): si può sempre provare ad immaginare una via alternativa, ma la vita è una e le scelte fatte contano tutte, per questo, il film ci insegna, l’importante è sempre farle con ottimismo, consapevolezza e amore.

I sogni seguono vie imperscrutabili e hanno conseguenze inattese, ma talvolta possono realizzarsi.

 

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