I 10 Migliori Film del 2016

best movies 2016

Mancava la Top Ten del 2016, un anno fantastico per il mondo del cinema. Come sempre sono arrivati film importanti da tutto il mondo, di vario genere e realizzati da registi esperti e volti nuovi, con un livello medio altissimo.

Ovviamente questa, a differenza delle altre nel sito, è principalmente una classifica personale, ma cerca di essere il più obbiettiva possibile. Ecco a voi i migliori film dell’anno appena passato.

TOP TEN 2010
TOP TEN 2011
TOP TEN 2012
TOP TEN 2013
TOP TEN 2014
TOP TEN 2015 

 

MENZIONI SPECIALI (in ordine casuale)

 

locandina-verPATERSON (di Jim Jarmusch, USA)

Fin dal suo annuncio, l’accoppiata Jim Jarmusch e Adam Driver sembrava il paradiso per gli amanti del cinema indipendente. E così è stato: delicatissimo, silenzioso, quasi preoccupato di dar fastidio, tremendamente umano e semplice, Paterson è un sincero racconto sui sogni, le aspirazioni e l’intelligenza di coltivare le proprie passioni nel bel mezzo delle piccole cose della vita quotidiana. E se anche a voi capita di vedere una coppia di gemelli per strada, provate a rifletterci su, anzi, provate a rapportarla al vostro dualismo interiore.

 

 

 

greenroomGREEN ROOM (di Jeremy Saulnier, USA)

E’ un peccato che Jeremy Saulnier sia praticamente sconosciuto, perché come lui fa i thriller non li fa nessuno, ed il suo secondo film ne è la conferma. Green Room più che un thriller è un horror si potrebbe dire, un divertente e allo stesso tempo raggelante slasher movie di gruppo in cui gli echi della contemporaneità sociale americana, con la presenza di neonazisti e ribelli punk opposti all’ambiente rurale della provincia, danno al film una nuova chiave di lettura ancora più buia. E soprattutto, è l’occasione per godersi ancora una delle ultime performance del compianto Anton Yelchin.

 

 

 

zsdfgIL CITTADINO ILLUSTRE (di Gastón Duprat e Mariano Cohn, Argentina)

El Ciudadano Ilustre è, come il suo protagonista, un film  orgoglioso, ironico, sarcastico, esacerbato, istintivo e triste, ma soprattutto uno spaccato argutissimo di commedia umana sull’orgoglio degli argentini, che sotto la patina eccezionalmente esilarante mantiene una costante malinconia. Tra ipocrisie e rimpianti, tra realtà e provincialismo, tra due modi antitetici di affrontare il mondo e vivere l’ambizione, il film con intelligenza combatte i fantasmi che popolano il passato di ognuno di noi.

 

 

Everybody-Wants-Some-poster-620x973TUTTI VOGLIONO QUALCOSA! (di Richard Linklater, 2016)

Più di qualsiasi altra cosa al mondo, e così sarà per sempre, l’uomo ha un grande nemico che non potrà mai sconfiggere: il tempo. Ed è incredibile che Richard Linklater sia l’unico autore che riesca ad incapsulare tale concetto così sfuggevole al cinema, e ci riesca sempre con talento e piena cognizione di causa. Commedia che non ha una trama, e probabilmente nemmeno una finalità, il nuovo film di Linklater è l’ennesimo ritratto del tempo che passa e della voglia di noi uomini che catturarlo, fermarlo e poter rivivere gioie e, perché no, anche delusioni che ormai fanno parte della nostra memoria.

 

 

 

The-Salesman-620x826IL CLIENTE (di Ashgar Farhadi, Iran)

Se dovessimo fare una classica dei migliori sceneggiatori contemporanei, è sicuro che Ashgar Farhadi sarebbe tra i primissimi posti: al momento pochi come lui scrivono storie così interessanti, così enigmatiche, così potenti e costantemente ricche di cambi di prospettive. Il Cliente è il suo ennesimo thriller mascherato da spaccato sociale, in cui aggiunge un elemento fondamentale e primordiale: l’umiliazione. Il Cliente indaga la forza squassante dell’umiliazione umana, come essa sconvolga gli equilibri personali e sia in grado di far cambiare.

 

 

 

20th-century-women-poster-620x91920th CENTURY WOMEN  (di Mike Mills, USA)

I film di Mike Mills confermano un tocco profondamente umano, incredibilmente personale ed empatico, che diventa universale, da fare invidia a tanti altri regista. Il suo non è un cinema indipendente dei sentimenti e dei ricordi fine a sé stesso, ma un continuo scavare, talvolta leggero talvolta malinconico, nei momenti che ci rendono ciò che siamo da adulti. Un cinema quasi terapeutico, in cui la sincerità e l’amore sono sempre il motore principale di tutto.

 

 

 

 

the-founderTHE FOUNDER (di John Lee Hancock, USA)

Lontano dal volerci raccontare una biografia standard dei protagonisti coinvolti, senza cercare la tradizionale e documentaristica ricostruzione della nascita di un’impresa, The Founder diventa fin da subito un character study su un protagonista silenzioso, non visto ma sempre presente: l’America. Attraverso la storia della nascita dell’impero McDonald’s, non una catena di fast food ma il simbolo del capitalismo moderno, The Founder analizza la freddezza, la cieca ambizione, la luciferina spietatezza umana divenuta la base in cui sono cresciute le radici dell’America di Donald Trump, senza compromessi e senza paura di lasciare l’amaro in bocca.

 

 

 

captain-fantasticCAPTAIN FANTASTIC (di Matt Ross, USA)

All’apparenza, e soprattutto nella struttura narrativa, Captain Fantastic è un film molto semplice, un road movie di gruppo indirizzato alla crescita e alla scoperta. Pur rientrando, fondamentalmente, in tale classificazione, il film di Matt Ross è anche un interessante spaccato sul problema dell’educazione nel mondo contemporaneo e un ritratto di quell’odissea emotiva ed imperscrutabile che è l’essere genitori. Con citazioni colte e recitazione magistrale, Captain Fantastic è il cinema indipendente americano al suo meglio.

 

 

 

 

hell_or_high_waterHELL OR HIGH WATER (di David Mackenzie, USA)

Il genere western è sempre stato fatto da uomini, pieno di uomini e destinato agli uomini, semplicemente perché nessun genere ha mai capito così bene la solitudine insita nell’essere maschio. Il film di David Mackenzie, un western contemporaneo, ci mostra le difficoltà dell’uomo di mostrare le proprie vulnerabilità, le proprie mancanze, i propri errori, la propria incapacità di essere intimi e magari scambiarsi un “ti voglio bene” invece della solita battuta sarcastica. Perché ogni secondo conta, e forse se sei nella traballante e violenta America odierna, conta ancora di più.

 

 

 

the-nice-guys-posterTHE NICE GUYS (di Shane Black, USA)

Alla definizione di Buddy Cop Movie, ogni dizionario dovrebbe mettere “Shane Black”. The Nice Guys è l’ennesima perla di un autore che ha preso un sottogenere e lo ha trasformato in un marchio di fabbrica, un film che ci riporta ai noir sotto acido degli anni ’70, tra una trama volutamente  a tratti insensata, droghe, disco music, costumi sfavillanti e pettinature esagerate, complotti capitalisti, proteste studentesche e industria del porno mainstream. Con una scrittura perfetta in grado di creare personaggi pazzeschi, è una commedia d’azione che al termine ti lascia davvero contento e soddisfatto di aver passato del tempo con due personaggi così folli nella Los Angeles del 1977.

 

 

 

E adesso, è il momento dell’attesa…..TOP TEN!

 

10.  CHRISTINE  (di Antonio Campos, USA)

E’ curioso e senz’altro bizzarro il fatto che l’allucinante e tragica storia vera di Christine Chubbuck non sia mai stata portata al cinema. E ora, lungi dallo spettacolarizzare una tragedia puramente umana, e saggiamente nemmeno creare l’ennesima scontata storia sul giornalismo che perde la propria integrità, il film di Antonio Campos è un feroce quanto veritiero ed onestissimo character study su una donna priva dei mezzi per affrontare le avversità quotidiane, un film forte, che mette a disagio, e con ciò racchiude il proprio scopo.

 

 

9.  SWISS ARMY MAN  (di Daniel Kwan & Daniel Scheinert, USA)

Davvero, ora le mie parole non potrebbero spiegarvi assolutamente cosa vi aspetta con Swiss Army Man, e ogni descrizione dettagliata vi rovinerebbe il piacere di scoprire uno dei film più assurdi e bizzarri mai realizzati. Vi basti solo sapere che nella sincera storia d’amicizia tra un uomo e un cadavere – sì, avete letto bene, ed non è nemmeno la cosa più strana del film – si cela uno dei ritratti più forti e profondi della solitudine, della timidezza e dell’insoddisfazione umana. Un film essenzialmente coraggioso, che fa proprio della libertà espressiva e visiva la sua forza, e così ci invita a fare nella vita di tutti i giorni.

 

 

8.  NERUDA  (di Pablo Larrain, Cile) 

Il primo dei due biopic non convenzionali e assolutamente incredibili che Pablo Larrain ha diretto quest’anno, ed in entrambi i casi le vite dei protagonisti sono “prese in prestito” dalla narrazione per raccontare in realtà altro, Neruda è un racconto sul ruolo che ognuno di noi può avere nel mondo. Biografia, noir, quasi western, e racconto metafilmico, il film del regista cileno con le sue sequenze oniriche e stralunate diventa pian piano sempre più un romanzo dello stesso Pablo Neruda poeta, un racconto post-moderno che fonde realtà a fantasia nel quale gli uomini sono personaggi presenti su quel palcoscenico che è la vita.

 

 

7.  TONI ERDMANN  (di Maren Ade, Germania)

Solo la sensibilità europea, e naturalmente le libertà artistiche del nostro continente rispetto al cinema governato dal mercato e dagli incassi oltreoceano, ha reso possibile creare una commedia amara di quasi 3 ore. Toni Erdmann si prende tutto il tempo possibile per farci entrare nella vita e nella testa dei due protagonisti, regalandoci uno dei rapporti tra padre e figli più belli mai raccontati. Non a caso oltre le lacrime, oltre le risate, oltre le situazioni d’imbarazzo, questo anarchico film tedesco è uno più profondi e dettagliati spaccati visti al cinema sulla depressione, sull’alienazione dovuta ai ritmi moderni e sui modi, se essi ci sono, per provare a superarla.

 

 

6.  ARRIVAL  (di Denis Villeneuve, USA)

Arrival è un film di fantascienza completo, ovvero di quelli che sanno al tempo stesso trasmettere un senso di curiosità, un senso di meraviglia che diventa pian piano senso di inquietudine e paura del’ignoto, con i discorsi più esistenziali e più personali, e di conseguenza fondamentali, che ci poniamo quando andiamo di fronte all’intellegibile. Eppure non deve e non può essere bollato come semplice sci-fi, semmai come un racconto moderno sulle relazioni umane, verbali e non, visto attraverso la lente della scienza e del fantastico.

 

 

5.  THE HANDMAIDEN  (di Park Chan-wook, Corea del Sud) 

Il massimo esempio della cinematografia intesa come arte può essere talvolta riassunta in tre parole: forma, sostanza, coraggio. Tre elementi che Park Chan-wook ha ben presenti e ci ripropone nel suo nuovo incredibile film. In questa storia di cambi di prospettiva e inganni, in cui tutto ciò che appare non è come sembra, il maestro coreano ci regala una purissima storia d’amore incastonata nel marasma delle perversioni umane, anzi, maschili: The Handmaiden non si vergogna di essere fortemente erotico, suadente, seducente, e così facendo tira fuori tutto lo sporco che abbiamo dentro, quello che spesso impedisce di gioire della forza semplice e liberissima dell’amore.

 

 

4.  MOONLIGHT  (di Barry Jenkins, USA)

Una storia universale, senza barriere, senza geografie, senza colori di pelle, senza inclinazioni sessuali: Moonlight è a tutti gli effetti la storia della ricerca di un essere umano del proprio posto nel mondo, un qualcosa in cui chiunque può ritrovarsi e rivedersi. E’ indubbio che il film di Barry Jenkins potrà essere recepito maggiormente in patria (non devo certo sottolineare ora la situazione sociale americana) ma Moonlight rimane un racconto umano estremamente delicato – mai melodrammatico, mai didascalico, mai artificioso – che esplicita il bisogno fondamentale, comune appunto a tutti, di stare bene con chi siamo veramente.

 

 

3.  MANCHESTER BY THE SEA  (di Kenneth Lonergan, USA)

Nella maniera più basilare, possiamo dire che Manchester by the Sea è un film sull’elaborazione del lutto, ma quello che però l’autore Kenneth Lonergan fa con tale base di partenza è molto di più, ovvero cucire addosso ad un protagonista meraviglioso una storia sfaccettata e umana in ogni sua piega. Perché l’odissea emotiva del personaggio straordinariamente interpretato da Casey Affleck è quella di una battaglia contro la memoria, contro il dolore, contro la vita stessa, quella vita che inesorabilmente a dispetto di tutto e di tutti va avanti, e ti trascina avanti, anche quando vorresti stare fermo.

 

 

2.  JACKIE  (di Pablo Larrain, USA)

Più che un biopic convenzionale, con la sua struttura frammentaria, Jackie è l’analisi dell’elaborazione del lutto di un’intera nazione e delle macerie lasciate da un’eredità non concretizzata. Nel racconto dei tre giorni che passano dall’omicidio del presidente John Kennedy nel 1963 al suo funerale, il volto di Natalie Portman scavato e triste ma al tempo stesso magnetico e dignitosissimo, sempre inquadrato in lancinanti primi piani, è la bussola che ci guida tra il dolore privato di una donna e pubblico di una nazione ferita. Il regista Pablo Larrain, che ha una sensibilità tutta sua diversissima da quella dei colleghi americani, concepisce un film tutto interiore interamente su un volto esteriore, accogliendoci in un dolore che non si può superare, semmai imparare a conviverci.

 

 

1.  LA LA LAND  (di Damien Chazelle, USA)

Una delle opere più energiche, solari e ottimiste degli ultimi tempi, immediatamente iconica e così straordinariamente accattivante, La La Land è principalmente un musical in cui si canta e si balla, una autentica lettera d’amore ai capolavori del genere degli anni ’50, ma ha l’intelligenza di staccarsi dalle sue chiare radici e diventare un film assolutamente moderno e assolutamente realistico. Tra canti, balli, coreografie e sfavillanti musiche, La La Land racconta infatti la tematica che noi affrontiamo, soprattutto i giovani, nella vita di tutti i giorni: il costante conflitto tra sogni, speranze, passioni e dura realtà.

 

 

Insomma, scorrendo questo titoli direi che non ci possiamo lamentare del 2016 cinematografico. Ora col nuovo anno, con tante attesissime uscite, l’abbuffata fortunatamente continua.

 

 

2 pensieri su “I 10 Migliori Film del 2016

  1. Pingback: Jack Nicholson torna a recitare nel remake americano di Toni Erdmann | bastardiperlagloria

  2. Pingback: iBastardi Awards VII° – edizione 2016 | bastardiperlagloria

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