Babbo Bastardo, il perfetto film di Natale

BAD SANTA

Che piaccia o meno, Babbo Bastardo è il film di Natale perfetto. Certo, è chiaro che essendo uno dei miei preferiti il giudizio soggettivo di un cult riesce a travalicare quello oggettivo, ma non ho scritto “miglior film” apposta.

Perfetto, vuol dire che a prescindere dalla qualità o da altri criteri è quello che meglio racchiude uno spirito, in questo caso quello natalizio che il cinema ha provato a spolpare in ogni modo da decenni.

Quando si parla di Babbo Bastardo e lo si raggruppa agli altri film natalizi si finisce sempre per etichettarlo come “scorretto, volgare, anti-convenzionale, irriverente”. E sono tutti aggettivi giustissimi. Ma finiscono per far dimenticare che Babbo Bastardo non è un film cattivo solo per il gusto di esserlo, semmai è paradossalmente un film buono, solo che il modo per sprigionare quella bontà è diverso da tanti altri.

Il protagonista si serve del suo lavoro come Babbo Natale nei grandi centri commerciali per fare rapine. Il suo complice si veste da elfo. Lui beve, fa sesso vestito in quel modo, insulta i bambini, approfitta della casa di una vecchia stordita….ma non è mai un uomo cattivo. Willie è un uomo disperato, ma non cattivo. Il suo rapporto accidentale col piccolo Thurman è un dei ritratti di amicizia più onesti e potenti mai visti al cinema, perché non ha filtri buonisti o sovrastrutture narrative costruite. Thurman vede in lui una figura paterna, e Willie vede in quel bambino problematico un briciolo di umanità che ha ancora, ritrova la chance di crescere una vita più fortunata della sua.

Babbo Bastardo fa ridere, fa davvero ridere a crepapelle. Ma non fa ridere a discapito del Natale stesso, o di chi ama il Natale. Semmai, prende di mira ed irride chi lo utilizza come strumento di sfruttamento dei sentimenti, e di ciò che ne consegue, ma esalta il Natale come necessario apice per riscoprire la propria umanità. Dopotutto, pensateci bene, il protagonista del film è proprio il Natale stesso: una festa bellissima ormai ridicolizzata, sfruttata, diventata quasi banale, che qui cerca di schivare tutti gli ostacoli che ne frenano la purezza, soprattutto gli aspetti commerciali (non penso serva una metafora più chiara delle rapine) per ricongiungersi alla propria essenza, portare il sorriso sul volto di un bambino. Ci vuole il sangue sui regali, ben due volte nel corso del film perché gli uomini hanno ferito il Natale, ma alla fine quel gesto di bontà e umanità estrema c’è. Il Natale trionfa.

Vi sfido, in tutti i film natalizi classici, a trovare un finale altrettanto bello, umano, per nulla artificiale, così onesto e potente, così privo di cinismo.

Si può insultare il Natale, si può ridere del Natale, e in Babbo Bastardo si ride davvero tanto,  perché il cuore della festa non è “essere tutti più buoni ad ogni costo” ma ricordarsi di essere umani.

 

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