Westworld 1×07: Trompe L’Oeil – recensione (SPOILER)

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Doveva succedere, dopo tanta costruzione un colpo di scena doveva arrivare.

E quindi, senza giri di parole, riveliamo il momento fondamentale, ovviamente SPOILER per chi è rimasto indietro:

Bernard è un robot, comandato solo da Ford, e ha ucciso Theresa sotto gli ordini di quest’ultimo.

Questo colpo di scena importantissimo, secondo me, è l’ennesima conferma di una serie che fatica fortemente ad ingranare, prigioniera dei suoi stessi misteri e di questa struttura a scatole cinesi. Tale rivelazione ha infatti due dirette e immediate conseguenze sulla serie: la prima, Anthony Hopkins da una interessante parte ambigua alla fine si ritrova sempre a fare il cattivo; la seconda, adesso per ogni personaggio ci sarà la domanda “è un umano o un robot” che, pur senza prove e solo sospetti, sposterà totalmente l’attenzione dagli altri aspetti tematici o emotivi dello show.

La forza del colpo di scena è, oltre ad averla destinata al giusto attore (Jeffrey Wright è perfetto per mostrare il dramma interiore di qualcuno o qualcosa che non dovrebbe averlo), quella di aprire scenari alla Blade Runner come già avevo anticipato recensendo il pilot, con robot pensanti e dotati di ricordi, per quanto impiantati. Ma Westworld è arrivato a tale momento in maniera spenta, fredda, quasi disinteressata.

Immaginiamo una simile rivelazione in un diverso ambiente, cioè se davvero fossimo interessanti ai personaggi, alla storia di Theresa, alla storyline del consiglio d’amministrazione che vuole destituire Ford, o se semplicemente fosse avvenuta molto più là nel tempo, quando avremmo potuto empatizzare ancora di più per Bernard. Adesso è solo un colpo di scena, appunto, senza alcun bagaglio emotivo, solo figlio del classico momento “what the fuck?!”.

Tutto ben fatto e ben recitato, ma diamine, serve molto di più ad una serie con grosse ambizioni. Servono più scene come quella in cui Maeve, nel 6° episodio, assiste per la prima volta al mondo fuori dal parco e scopre la sua stessa natura: insomma, serve il cuore e la capacità di fare domande non legate ai colpi di scena narrativi, ma destinate alla nostra abilità di pensare.

 

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