Sausage Party – recensione

Dire che prima della visione del film sia necessario un bel disclaimer, è quasi superfluo: Sausage Party è un film d’animazione assolutamente non per bambini, attenti prima di entrare in sala con i vostri figli.

La scelta dell’animazione infatti non ammorbidisce, semmai aumenta la dose di irriverenza della premiata ditta Seth Rogen & Evan Goldberg, permettendo loro di inventare soluzioni visive ancora più estreme e spingere senza freni sulle metafore. Droga, sesso, battute volgarissime, stereotipi razziali, insomma c’è tutto quello che troviamo in un normale film di Rogen, infilandosi quindi nel percorso di animazione irriverente iniziata anni fa da South Park.

La differenza, casomai, è la semplicità della storia e la totale convenzionalità della struttura: ci sono classiche dinamiche tra personaggi, una storia d’amore, una d’amicizia e quel senso di viaggio che potrebbe erroneamente far pensare all’universo Pixar. La scelta dei creatori di scrivere una storia “classica” serve per far concentrare lo spettatore su altro, sulla dose di battute scorrete e sul sottotesto anarchico. Infatti non fatevi ingannare, Sausage Party non affronta la tematica che sembrava più naturale, ovvero una critica al consumismo sfrenato partendo dalla prospettiva del cibo, in realtà ci racconta un desiderio di liberazione sessuale lontano da ogni tipo di costrizione religiosa: è quasi paradossale trovare un discorso così attuale, sapendo i problemi e pericoli del terrorismo di matrice fondamentalista, in un film simile, ma nella costruzione di personaggi attraverso la loro etnia e la satira della speranza di una vita ultraterrena, il film demolisce ogni credenza e invita semplicemente a godersi la vita, in tutti i suoi estremi.

Sausage Party indubbiamente diverte, e l’allucinante sequenza finale è uno dei momenti più esilaranti, creativi e soprattutto coraggiosi degli ultimi tempi, ma il film avrebbe potuto far ridere ancora di più e lasciare un segno ancora più marcato se Rogen e compagnia fossero riusciti ad evitare molto battute volgari fini a sé stesse e tagliare l’epilogo inutilmente autoreferenziale: ma come detto fin dall’inizio, Sausage Party la capacità di frenarsi proprio non la conosce.

 

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