American Pastoral – recensione

Spero fortemente non abbiate letto il romanzo di Philip Roth prima di mettervi alla visione del film American Pastoral. E’ una richiesta abbastanza scorretta, lo ammetto, e personalmente detesto anche chi solitamente paragona il film al romanzo originale (un paragone che non può mai essere fatto per tanti motivi, ad iniziare dall’essenza diversa dei due medium), ma stavolta l’ombra del romanzo fondamentale e fenomenale di Roth è davvero troppo grande per essere elusa.


E in un certo senso sarebbe pure sbagliato eluderla, perché il primo a mettersi a paragone è proprio il film stesso, rivendicando a piene mani temi e trama (salva poi tradirla proprio nel finale). Allora è inutile girarci intorno, dopotutto quando Ewan McGregor ha deciso di mettersi dietro la macchina da presa per girare American Pastoral era il primo a sapere che il suo film non sarebbe mai stato giudicato in maniera autonoma, ma necessariamente con la mente proiettate alle pagine d’ispirazione.

Il peccato originale di American Pastoral è tutto qui: credere di realizzare un buon film semplicemente seguendo la trama di un romanzo celeberrimo. Così facendo, quello che McGregor porta sullo schermo (si potrebbe perdonare l’inesperienza condonandola con l’audacia, questo è del tutto soggettivo) è un semplice melodramma, banale nello sviluppo ed eccessivamente piatto in tutti i suoi ribaltamenti emotivi. McGregor e il suo sceneggiatore John Romano propendono per estrapolare e seguire un rapporto padre-figlia, che può anche colpire a livello personale, ma finisce per togliere completamente contorno e prospettiva alla storia più grande: possono essere i cambiamenti socio-politici che il film mostra, e le psicologie dei personaggi, solo un pretesto per una vicenda sentimentale? Non a caso l’operazione di annacquare e smorzare McGregor l’ha sposata in principio decidendo di mettersi anche davanti alla macchina da presa: il suo è dilettantistico miscasting, dando volto e recitando come uomo comune, debole e in balia degli eventi, quando all’inizio il film ci introduce invece un personaggio che dovrebbe apparire leggendario e in grado di affascinare chiunque.

Se quindi American Pastoral si presenta già come film mediocre a chi lo affronta senza paragoni in testa, il giudizio è ancora più impietoso per chi conosce il materiale d’origine. Dopotutto c’è un reale e serio motivo se per anni moltissimi hanno definito il romanzo di Roth, una storia in cui è protagonista l’America e l’ipocrisia della propria società incapace di affrontare paure e cambiamenti, praticamente infilmabile per il cinema.

 

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