Brimstone – recensione [Speciale Venezia 2016]

Quando al giorno d’oggi andiamo a vedere un western, una cosa è sicura: non ci troveremo davanti un western. Non è una battuta, ma la verità del cinema moderno, che del genere quintessenziale della settima arte ha già realizzato qualsiasi possibile rivisitazione, rilettura e decostruzione. Il regista olandese Martin Koolhoven è solo l’ultimo in ordine di tempo a prendere ambiente e scenari del western per raccontare assolutamente altro, e la carica del genere – in questo caso più vicino a Peckinpah che non a Leone o Ford, diciamolo subito – è una marcia in più.

Brimstone è un adattamento del western in salsa pulp, in cui l’ultraviolenza fisica e concettuale è spesso gratuita e soprattutto esagerata, però necessaria a portare avanti il discorso del regista. Koolhoven infatti dipinge un cupissimo e sadico ritratto della malvagità umana, in particolare dell’uomo sulla donna, incarnata da una delle sue canoniche valvole di sfogo: l’estremismo religioso. Brimstone non vuole condannare solo il fanatismo attraverso semplice metafore, non sarebbe una novità, ma intende mostrare letteralmente agli spettatori la crudeltà di una violenza insensata.

Certo, per raggiungere tale scopo Koolhoven non va minimamente per il sottile: a cominciare dai nomi dei capitoli in cui è suddivisa la storia (non in ordine cronologico) che richiamano libri biblici, il film è strapieno di sottolineature e simbolismi marcatissimi che non possono essere scambiati per altro. E le impurità sono letteralmente sbattute in faccia: che sia sangue di un maiale, che sia sangue delle ferite, che sia sangue mestruale, la contaminazione e la necessaria purificazione è lì ben evidente.

Ciò che salva il film è la piena consapevolezza di giostrarsi sul confine labilissimo che separa l’ambizione smodata dei temi mostrati alla goliardia visiva delle proprie esagerazioni pulp. Il meraviglioso cattivo interpretato con gusto enorme da Guy Pearche è un demonio che si trasforma sempre più letteralmente nel corso della storia, e il film seguendolo pare crescere e migliorare esagerazione dopo esagerazione.

Brimstone non è certo la rinascita del western – speranza che prontamente e stupidamente viene bollata ad ogni nuova uscita del genere – ma un sanguinoso e avvincente, per quanto per stomaci forti, ritratto della violenza dettata dall’ideologia. E al giorno d’oggi purtroppo mai tema può sembrare così vicino.

 

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