Jason Bourne – recensione in anteprima

Jason Bourne vive un enorme paradosso: caratteristiche che in altri film del medesimo genere sarebbero pregi, o quantomeno punti a favore, in questa occasione finiscono per diventare difetti. Ed è, naturalmente, tutta “colpa” del successo della trilogia originale.

Jason Bourne è infatti, di per sé, un film che arriva fuori tempo massimo, sia perché la storia aveva più o meno raccontato tutto il possibile e sia era chiusa perfettamente col magnifico terzo capitolo, sia perché nel frattempo il cinema action è cambiato e il genere spy ha visto il pesante ritorno in scena di un James Bond, inteso come franchise, più in forma che mai.

E sia chiaro, il cinema action è cambiato proprio grazie ai primi tre film di Bourne e al regista Paul Greengrass.

Paradossi, appunto. Su tutti quello di un film, adesso, che non riesce a stare dietro ai cambiamenti apportati personalmente, e si ritrova a dover cambiare mirino: insomma, Jason Bourne diventa un character study sul protagonista, il titolo non a caso non rappresenta un marchio ma un nome e cognome, non dà adito ad equivoci. Greengrass con questa saga, soprattutto nel terzo capitolo, aveva totalmente cambiato il genere action spy col suo modo dinamico di intendere le scene d’azione e quel montaggio che non dava praticamente spazio al respiro. Qui invece in Jason Bourne il ritmo si abbassa, fino a diventare a tratti addirittura noioso, per dare risalto o al mondo in preda agli hacker oppure alla storia del suo protagonista.

Ma è davvero così interessante conoscere il passato, che rende improvvisamente meno misterioso e quindi meno affascinante il protagonista?

La risposta ovviamente è no, soprattutto quando il passato è messo in scena in maniera così banale (il padre coinvolto, un cliché essenziale). Insomma, quello che in altri film d’azione sarebbe stato un enorme pregio, ovvero inserire tra le scene di inseguimento dei momenti riflessivi e un approfondimento dei personaggi, qui diventa un’occasione persa, perché mal gestita e in grado di rendere meno interessante il protagonista e il ritmo per cui è famoso lo stile di Greengrass.

Jason Bourne è un’occasione persa, o quantomeno un’occasione inutile: non aggiunge o migliora nulla ma anzi toglie, e questo non può mai andare bene.

 

 

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