I miei film preferiti – #6: In the Mood for Love

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“Mi chiedevo come fosse cominciata tra loro, adesso lo so. Certe cose succedono così. Credevo di avere tutto sotto controllo…”

 

E adesso, come faccio a parlare di In the Mood for Love? Come faccio a descrivere un film fondato e costruito sulle frasi non dette, sui sentimenti implosi, sui silenzi, sui gesti, sugli sguardi, sull’amore soffocato? Lo evidenzia il titolo stesso, quella che vediamo non è una relazione normale, ma siamo “in the mood”, ovvero nell’umore di un qualcosa, nella sensazione, nello stato che si prova quando ci si innamora di qualcuno.

E ditemi voi, come posso spiegare cosa succede quando si è innamorati, pur essendo questo “solo” un film?

Nella Hong Kong dei primi anni ’60, nello stesso spazioso appartamento due stanze sono affittate da due coppie, i Chow e i Chan. I lunghi impegni di lavoro, i continui viaggi, i pasti solitari, i fugaci incontri casuali fanno sospettare il signor Chow e la signora Chan che qualcosa non vada: i rispettivi coniugi sono diventati amanti.

Una premessa semplice per quanto intrigante è tutto ciò che serve a Wong Kar-wai per dipingere la tragedia umana attraverso le complicazioni dell’amore. Sembra un beffardo scherzo del destino quello che colpisce e unisce il signor Chow e la signora Chan, ma per due anime sole e perse non è così: altri sarebbero vittime, per loro invece è la possibilità di cogliere l’emozione che, probabilmente, non hanno mai veramente provato prima. Wong Kar-wai saggiamente lascia fuori campo i rispettivi coniugi amanti, non li riprende mai, non ne vediamo mai il volto, ma più che un orpello, o un mero pretesto narrativo, i due diventano dei fantasmi invisibili che ossessionano i due protagonisti e condizioneranno il loro futuro insieme.

Il signor Chow e la signora Chan decidono di non confrontare il fatto avvenuto, nemmeno di parlarne con i rispettivi coniugi per farli confessare o rimediare, ma invece cercano di capire come e perché sia potuto succedere. Insomma, come è possibile che due persone si innamorino?

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L’amore non è una linea retta, non segue un percorso prestabilito, non ha nemmeno tempi chiari. Ciò che sconvolge il signor Chow e la signora Chan è fatto di rapidi momenti, intensi ma fugaci, sguardi in cui comunicare ciò che si prova dentro è praticamente impossibile, incontri continui che hanno l’aspetto delle coincidenze; il tempo nel film passa e non ce ne accorgiamo, perché la ripetitività dei gesti, dell’azioni quotidiane, persino dei cambi d’abito è una costante cantilena che scandisce e separa i momenti in cui i due amati possono stare insieme. Quando siamo innamorati ci rendiamo davvero conto dello scorrere del tempo, oppure una canzone simbolo di un dato momento, di un incontro, di uno sguardo, sembra di ascoltarla e tenerla in testa fino al’infinito, esattamente come accade con le melodie del film?

Il signor Chow e la signora Chan per cercare di bloccare il sentimento creano una fantasia che non riescono a gestire: non si può ingabbiare l’amore, e alla fine sono loro stessi vittime della fantasia. La musica che ritorna sempre in testa, gli abbracci, le lacrime, persino assaggiare la salsa che piace all’altro solo per capire cosa prova, segni dal chiaro significato: non si può decidere quando innamorarsi.

Quando finalmente i due capiscono e ammettono il sentimento reciproco è ormai troppo tardi, oltre la fantasia infatti hanno creato una prigione reale in cui non possono essere felici.

La loro prigione non è solo narrativa o tematica, ma letterale: Wong Kar-wai mette in scena i suoi personaggi quasi sempre in interni, quasi sempre in stanze piccole o corridoi strettissimi, e soprattutto sovrappone il fotogramma ad altri riquadri interni. Sono tante infatti le scene in cui i due attori sono dentro a “spazi incorniciati” all’interno dell’inquadratura stessa, come fossero incastrati, come se noi spettatori spiassimo il loro sentimento crescente (non a caso uno dei loro maggiori problemi è rappresentato dai pettegolezzi della gente). Il signor Chow e la signora Chan si sforzano di trattene il loro amore, lasciando scivolare la passione tra continui traslochi ed appartamenti. Un amore silenzioso ma palpabile, represso ma profondo, così forte da unire due anime sole che fanno di tutto per rimanere tristemente tali.

Cosa rimane quando c’è un amore così spossante, che consuma senza essere consumato? Rimane il vuoto, con i due che vicendevolmente si mancano, sia nel senso letterale, ogni nuovo incontro è solo sfiorato, sia nel vero senso del termine.La mancanza dell’altro è ciò che paradossalmente li unisce ancora di più, perché il tempo passa, forse addirittura l’amore si affievolisce, ma il ricordo di un sentimento fortissimo e condiviso non si cancella.

“Il passato è qualcosa che può vedere, ma non può toccare; e tutto ciò che vede è sfocato, indistinto.” 

Non ci sono confini di spazio e soprattutto di tempo, l’amore di In the Mood for Love non si può toccare, ma si può sentire, vedere, respirare e persino annusare. Non ci sono parole per descrivere cosa si prova quando ci si innamora, ma ci sono i gesti, le occhiate defilate, i silenzi, i riflessi, gli attimi che vanno avanti tra nubi di fumo e impressioni al rallentatore. Wong Kar-wai mette in scena l’interiorità con una eleganza e sontuosità senza pari, come una danza, un valzer precisamente, nel quale il signor Chow e la signora Chan si muovono con grazia e disperazione, attratti da una forza più potente di loro stessi.

Certo, è tutto bellissimo ma fin troppo dolceamaro… ma non lo è anche essere innamorati?

62

 

Introduzione alla classifica
#25 – The Social Network
#24 – Inside Llewyn Davis
#23 – Il Re Leone
#22 – Amadeus
#21 – Harry ti presento Sally
#20 – Bianco Rosso e Verdone
#19 – Arancia Meccanica 
#18 – Il Dottor Stranamore
#17 – The Blues Brothers 
#16 – Ghostbusters
#15 – Il Grande Lebowski 
#14 – El Crimen Perfecto 
#13 – Kill Bill
#12 – Il Laureato
#11 – I Tenenbaum 
#10 – Il Padrino
#9 – Il Cavaliere Oscuro
#8 – Sideways 
#7 – Lost in Translation

 

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