I miei film preferiti – #8: Sideways

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“If anyone orders Merlot I am leaving. I am not drinking fucking Merlot!”

 

Non sono un appassionato di vini, assolutamente. Anzi, a dir la verità non sono nemmeno un gran bevitore, e di vini soprattutto. E non è che il mio amore per Sideways mi abbia mai fatto riscoprire una passione nascosta per il vino, sia chiaro.

Casomai, esaurita questa inutile premessa, Sideways mi ha fatto riscoprire l’importanza dei rapporti umani, la difficoltà nell’averli e poi nel tenerli in piedi, e quanto il rischio del fallimento sia sempre dietro l’angolo soprattutto se non si cura la dignità verso sé stessi.

I paralleli col vino sono ovviamente tanti e fondamentali nella struttura narrativa, altrimenti la scelta della passione del protagonista sarebbe una sciatta premessa: esattamente come il vino ha il suo processo di maturità, invecchiamento e conservazione, tutto sapientemente raccontato nel film, i personaggi affrontano un percorso simile nello spazio di un viaggio di 7 giorni. La differenza semmai è che i due protagonisti Miles e Jack provano a crescere, ma il loro è un percorso a rovescio, anzi, un percorso fisso, bloccato in un limbo atemporale che li riporta al punto di partenza: Jack è un bimbo viziato troppo cresciuto impelagato in un matrimonio più grande di lui, e Miles è un nevrotico uomo qualunque che fa delle proprie debolezze e insicurezze origine e fine di ogni irrisolvibile ostacolo.

Il cinema di Alexander Payne, maestro indiscusso delle storie dal volto umano, architetto di racconti intrisi di frizzante ironia e malinconico cinismo, trova il suo apice in Sideways, il ritratto della disperata normalità da cui non si può fuggire. Perché allora, verrebbe quasi da chiedersi, tale quotidianità dovrebbero catturare più di tante altre cose? Io posso rispondere per me, naturalmente: perché Miles sono io, Miles sei tu, Miles è la persona scorbutica che incontro per strada, Miles è la persona splendida ma sola che vedo seduta al bar. Credetemi, non vorrei essere Miles, ma ogni volta che vedo Sideways, ogni volta che rido a quelle battute e mi fermo affascinato di fronte ai momenti poco appariscenti ma dannatamente potenti del film, la connessione emotiva che innesco col protagonista raggiunge livelli da tilt immediato. La frustrazione di Miles è la mia, l’incapacità di mettere un punto alle cose è la mia, l’interiorità che si scontra col mondo esterno è la mia. Anzi ripeto, è quella di milioni di persone che forse nemmeno lo sanno.

La sensibilità e la profondità che Payne tocca, senza mai alzare di un millimetro il tono, è roba da consumato conoscitore dei meandri dell’animo umano. Sideways dopotutto è essenzialmente una bella e profonda storia d’amicizia, con i suoi necessari intoppi, che mette a fuoco ciò che veramente conta nella vita, pur se i protagonisti non riescono ad ottenerlo. E come ogni buon vino che si rispetti, fortunatamente c’è sempre un certo retrogusto, in questo caso dolce: Miles può ancora farcela. Certo, non sappiamo se quella porta si aprirà, ma in un qualsiasi road movie che si rispetti non è la meta che conta: Miles ha una seconda chance, e questo basta.

 

Introduzione alla classifica
#25 – The Social Network
#24 – Inside Llewyn Davis
#23 – Il Re Leone
#22 – Amadeus
#21 – Harry ti presento Sally
#20 – Bianco Rosso e Verdone
#19 – Arancia Meccanica 
#18 – Il Dottor Stranamore
#17 – The Blues Brothers 
#16 – Ghostbusters
#15 – Il Grande Lebowski 
#14 – El Crimen Perfecto 
#13 – Kill Bill
#12 – Il Laureato
#11 – I Tenenbaum 
#10 – Il Padrino
#9 – Il Cavaliere Oscuro

 

8 pensieri su “I miei film preferiti – #8: Sideways

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