I miei film preferiti – #9: Il Cavaliere Oscuro

The Dark Knight

They need you right now, but when they don’t, they’ll cast you out – like a leper. See, their “morals”, their “code”… it’s a bad joke, dropped at the first sign of trouble. I’ll show you. When the chips are down, these, ah, “civilized people”? They’ll eat each other. They’re only as good as the world allows them to be.

 

Where…We…Begin” chiede ad un certo punto del film il Joker. E questa domanda me la faccio anche io adesso: da dove cominciamo? Perché scrivere un articolo su uno dei film forse più famosi, citati, importanti, amati degli ultimi anni è davvero difficile. Partiamo allora dalle ovvietà e proviamo a rompere il ghiaccio: il secondo capitolo della trilogia di Batman firmata da Christopher Nolan è un capolavoro, senza dubbio il miglior cinefumetto realizzato finora, probabilmente uno dei film più rivoluzionari degli ultimi tempi.

Rivoluzionario. Sì, sembra strano avvicinare questa parola a quello che essenzialmente è un comic-book movie. L’aggettivo è però adatto, perché questo film nasce come comic-book movie, ma in realtà non lo è. Il Cavaliere Oscuro è un crime drama moderno, un thriller metropolitano con evidenti echi ed influenze dal cinema di Michael Mann (a tratti, soprattutto nella gestione temporale dei confronti tra Batman e Joker, sembra quasi un remake di Heat), Batman potrebbe essere sostituito da un qualsiasi investigatore, Joker rimpiazzato da un qualsiasi criminale, e la sostanza non cambierebbe. L’esperimento trionfale di Nolan, vinto su tutta la linea, consiste nel prendere i personaggi, gli scenari, i rapporti e soprattutto lo spirito dei fumetti per applicarli al cinema moderno ed adulto, riuscendo ad elevare l’intero genere. L’approccio è fondamentale: molti registi, quando si trovano di fronte l’adattamento di un comic-book movie, decidono di trasporre il fumetto al cinema, invece Nolan capisce che per una volta è meglio portare il cinema all’interno del fumetto. Dobbiamo dire che è anche facilitato dalla materia a disposizione: un esperimento così non sarebbe possibile con Superman o altri supereroi per ovvi motivi, invece Batman è un eroe realistico, un vigilante mascherato senza poteri, un personaggio enormemente complesso psicologicamente, con la migliore galleria di cattivi a disposizione. Nessuno prima aveva fatto tanto, e quindi il merito va tutto a Nolan.

Il Cavaliere Oscuroamplifica ancora di più la filosofia in nuce in Batman Begins, quella possibile solo nel cinema post-11 settembre: la paura che si fa caos. Alcuni, soprattutto in America naturalmente, hanno visto il film come una critica alle politiche estreme contro il terrorismo del presidente Bush, teorizzando come il film mostrasse chiaramente che non bisogna oltrepassare i limiti per combattere il caos. Certamente queste sono tematiche alla base del film, ma Nolan (oltretutto inglese) non le applica all’attualità della politica americana, bensì all’intero contesto storico ed un livello filosofico più ampio. La tematica della storia è esemplificata meravigliosamente nella miglior scena del film, l’interrogatorio di Joker, il primo faccia a faccia tra Batman e la sua nemesi: Batman è un vigilante che già lavora al di fuori della legge, e combatte continuamente col suo codice morale per rimanere all’interno della legge, basterebbe un piccolo sbaglio per renderlo esattamente come Joker. I due sono semplicemente due lati della stessa medaglia, e così sono visti dalla società, quella stessa società pronta a gettare via l’eroe una volta che non gli serve più. Homo Homini Lupus. Quando questa teoria sembra essere smontata (le due navi nel finale in realtà non si uccidono a vicenda) ecco che invece torna in auge: Batman perde, Joker vince trasformando Harvey Dent da speranza di Gotham ad anima dannata, e la gente rigetta il cavaliere oscuro. In sostanza, il film finisce male. Quale diavolo di comic-book movie finisce male? Nessuno, questa è la grandezza del film e l’intelligenza di Nolan. È il cattivo che vince, l’eroe di turno deve addossarsi colpe non commesse per salvare l’integrità della sua città e diventare a sua volta il cattivo. Perché l’altro tema principale del film, oltre al caos, è il sacrificio. Bruce Wayne sacrifica la sua vita per una causa più grande di tutto e di tutti, sacrifica la unica speranza di una vita normale con Rachel, il suo amore (in quale altro diavolo di comic-book movie il love interest principale del protagonista, nonché unico vero personaggio femminile, muore?) per una causa più grande. E perde. Perde tutto. A quel punto, sacrifica addirittura la sua immagine per salvare il salvabile.

Il motivo è molto semplice. Nel duello psicologico tra Batman e Joker, in realtà il vero protagonista della vicenda e nucleo tematico/emotivo del film è Harvey Dent, il cavaliere bianco di Gotham. Dent è tutto quello che Batman non potrà mai essere: un eroe senza maschera. La gente si fa proteggere da Batman, ma non si fida, Dent invece rappresenta la fiducia e la speranza di un’intera città, combatte i criminale con la legge, può vivere alla luce del giorno con serenità la sua storia d’amore con Rachel, può camminare per Gotham e sentirsi apprezzato alla luce del giorno. Come dicono alla fine del film, tra i tre paladini della città, Batman, Gordon e lo stesso Dent, proprio quest’ultimo era il migliore. Per questo la vittoria del Joker è ancora più roboante, dimostrando che tutti, ma proprio tutti, possono essere corrotti. Dent diventa Due Facce (e nemmeno troppo metaforicamente le sue due facce rappresentano proprio Batman e Joker) eppure non è trasformato, ma semplicemente disilluso: come Bruce passa attraverso la morte dei genitori, Dent passa attraverso la morte di Rachel, ma non ha la forza d’animo per rispondere positivamente, e si arrende al caos. È un film in cui tutti perdono, l’arco narrativo dei vari personaggi diventa una autentica storia tragica profondamente umana: Batman perde la sua battaglia, Dent perde il suo amore e la fiducia nel prossimo, Rachel perde la vita, Alfred bruciando quella lettera perde la fedeltà del suo padrone, Fox perde vedendo la sua invenzione trasformata in una macchina altamente illegale, Gordon perde dovendo portare dentro di se il peso della bugia sulla morte di Dent.

Solo un personaggio perde e vince al tempo stesso, perché per lui il risultato è semplicemente indifferente:naturalmente parliamo di Joker. L’ideazione di questo carattere, la nemesi per antonomasia di Batman, senza troppi dubbi il miglior villain nella storia dei fumetti, è semplicemente perfetta. Joker non è un semplice cattivo e non è un criminale come gli altri, lui è un agente del caos, un essere che manipola chi gli sta intorno solo per creare anarchia, così particolare da non essere compreso (la lezione imparata da Bruce Wayne nel primo film grazie alle parole di Ra’s Al Ghul, i criminali non sono così complicati, viene qui completamente ribaltata). Nel film Joker ha tre splendidi monologhi in cui la sua filosofia è chiarita, e l’immagine di lui come un cane che rincorre una macchina solo per il gusto di farlo, e se la raggiungesse non saprebbe cosa fare, è pura poesia. L’intelligenza di Nolan è quella di creare non un personaggio, ma un carattere, un simbolo: Joker non ha origini, cambia continuamente storia sulla causa delle sue cicatrici, e non ha una fine (nell’immaginario resterà sempre appeso ad un gancio, ridendo, prima di essere prelevato dalla Swat), è in tutto e per tutto un assoluto, la personificazione pura del caos. Naturalmente, il suo volto sarà per sempre quello di Heath Ledger, per la sua tragica scomparsa prima dell’uscita del film, e soprattutto per la sua stratosferica interpretazione. Un po’ Alex DeLarge un po’ Sid Vicious nel look, il compianto attore australiano ha caratterizzato divinamente il personaggio con tic, gesti, un modo di camminare e il continuo movimento della lingua, con una voce stridula pazzesca (ascoltando le sue interviste normali non si capisce davvero come abbia fatto a tirar fuori quella voce) e una risata a dir poco luciferina. Non c’è spazio per il Joker classico di Jack Nicholson, per le sue armi giocattolo, i vestiti colorati, i modi scherzosi, le trovate teatrali, il Joker di Heath Ledger non è una caricatura, bensì un psicopatico a 360 gradi, un pericolo pubblico che gioca con la mente delle persone.

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I believe, whatever doesn’t kill you, simply makes you… stranger

 

Il Cavaliere Oscuro per tutta questa serie di motivi è un film enormemente cupo, tragico, pessimista, in cui la speranza è davvero appesa ad un filo ed affidata nelle mani di poche persone, che comunque devono scendere a patti col Diavolo per tenerla in vita. Christopher Nolan, il fratello Jonathan Nolan, e David Goyer hanno scritto una storia a prova di bomba, un meccanismo perfetto in cui tutto funziona perfettamente, e si traduce in una messa in scena da brividi. Nolan ormai possiede la visione giusta per creare immagini indimenticabili, ed è in grado di realizzare come pochissimi al mondo scene dal ritmo e dall’escalation insostenibile: la lunga sequenza che inizia con l’interrogatorio di Joker, prosegue con la morte di Rachel, e termina col Joker che prende aria fuori dal finestrino dalla macchina, in una delle immagini più evocative del film, è un climax pazzesco per costruzione dei momenti e uso del montaggio alternato, al termine del quale lo spettatore è letteralmente senza fiato e ha bisogno di riprendersi. Ma due nomi vanno fatti, oltre al regista, per prendersi tutti gli elogi possibile: Hans Zimmer e Wally Pfister. Il primo, compositore tedesco, crea delle musiche che sono autentiche scariche di adrenaline, cascate di potente energia che travolgono le immagini. Il secondo è il fidato direttore della fotografia, autore di riprese urbane meravigliose ed un uso delle luci pazzesco: l’immagine immortale di un Batman affranto, dopo la morte di Rachel, in piedi sulle macerie mentre dietro di lui le fiamme si fondono col blu della sera, è senza dubbio l’inquadratura più bella ed emozionante del film. Tutto funziona: quando anche uno spettatore smaliziato e poco esperto dei lati tecnici riesce a comprendere, come in questo film, il magistrale uso del sonoro, vuol dire che ci troviamo di fronte ad una messa in scena di alta scuola. Sul cast c’è poco da aggiungere, abbiamo già detto di Ledger, e per quanto riguarda i vari Bale, Caine o Freeman possiamo spendere solo complimenti. In particolare emergono la bravura di Gary Oldman, autore di una prova di grande intensità per il continuo sali-scendi emotivo del suo personaggio, un Jim Gordon che meritatamente ha la scena principale, e la solidità carismatica di Aaron Eckhart, molto convincente nel disegnare l’arco tragico di Dent, un vero e proprio angelo caduto. Qualche dubbio, come nel precedente film, c’è per l’attrice, una Maggie Gyllenhaal che sembra spesso fuori parte, e dopo la mediocre prova di Katie Holmes è un peccato affermare che Rachel, un personaggio fondamentale per la dinamica delle varie relazioni, risulti l’anello debole della storia.

Nolan non ha creato un film, ha creato un fenomeno, una pietra miliare della cultura pop moderna, uno standard altissimo a cui tutti i comic-book movies seguenti devono attenersi (per anni il termine dark è stato quasi abusato, spesso a sproposito, in ambito cinefumetto), un’opera talmente importante e influente che ha costretto l’Academy, dopo le proteste nel gennaio 2009 per non aver incluso il film nella cinquina del Miglior Film, pur ricevendo ben 8 nominations, ad allargare fino a 10 la categoria principale agli Oscar. Nolan ha dimostrato che si può fare intrattenimento con scene d’azione mozzafiato pur in un contesto da tragedia greca: caos e ordine, lucidità e follia, egoismo e sacrificio, scelte a cui corrispondono conseguenze spesso spiacevoli, tutto questo ritroviamo nel film, con la consapevolezza che qualcosa è davvero cambiato. Apice di un genere, tra i migliori film degli ultimi anni, tra i migliori sequel di tutti i tempi, e punto di svolta per una trilogia semplicemente indimenticabile nella storia del cinema.

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Introduzione alla classifica
#25 – The Social Network
#24 – Inside Llewyn Davis
#23 – Il Re Leone
#22 – Amadeus
#21 – Harry ti presento Sally
#20 – Bianco Rosso e Verdone
#19 – Arancia Meccanica 
#18 – Il Dottor Stranamore
#17 – The Blues Brothers 
#16 – Ghostbusters
#15 – Il Grande Lebowski 
#14 – El Crimen Perfecto 
#13 – Kill Bill
#12 – Il Laureato
#11 – I Tenenbaum 
#10 – Il Padrino

 

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