Ci ha lasciato Abbas Kiarostami

“Il cinema inizia con D. W. Griffith e finisce con Abbas Kiarostami”

Non è una esagerazione, ma una citazione del grande Godard, che di cinema se ne intende, diciamo. E quindi eccoci qui, a commentare nuovamente un addio in questo triste 2016: stavolta ci ha lasciato a 76 anni dopo una malattia Abbas Kiarostami, un gigante assoluto della settima arte, un regista che non fatico a definire tra i più grandi di sempre.

Anzi, sinceramente fatico un po’ a parlare dell’autore iraniano, quasi non mi sento qualificato a parlare di un nome così importante per il cinema e per la cultura di un paese dalla realtà problematica.

Perché Kiarostami era il classico regista immenso ma praticamente sconosciuto al grande pubblico, l’epitome dell’autore da festival che viene avvicinato ai critici snob. Ma definire snob l’amore per Kiarostami, uno che faceva film che trasudavano realtà, verità, uomini e problemi comuni, vuol dire non capire nulla di cinema, arte e soprattutto nulla del mondo in cui viviamo. I suoi film non sono certi allegri, non sono certo ritmati, ma sono di una semplicità e al tempo stesso una profondità disarmante: chi sarebbe in grado di tirar fuori un film enorme dalla storia di Dov’è la casa del mio amico? Chi avrebbe mai tirato fuori la quotidiana complessità dei dialoghi e delle metafore esistenziali di Copia Conforme? Chi avrebbe indagato con tale impatto nell’animo umano come in Il Sapore della Ciliegia?

La Palma d’Oro a Cannes nel 1997 ha definito il cinema di Kiarostami ma non lo ha cambiato e soprattutto non ha cambiato il suo impatto sociale, vedi i suoi film seguenti oppure lo stile adottato dal suo grande discepolo Jafar Panahi. Perché, lo ripeto ancora, Kiarostami non faceva solo film, ma attraverso il cinema mostrava al mondo l’Iran e mostrava all’Iran stesso quell’umanità che non deve mai perdere, a dispetto della politica e della religione.

Come sempre, quando un grande artista se ne va, restano le sue immortali opere e soprattutto ciò che ha influenzato: dopotutto se Nanni Moretti si è speso così tanto per far conoscere Kiarostami a noi italiani, non possiamo dimenticarlo facilmente.

 

 

 

 

 

 

 

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