I miei film preferiti – #11: I Tenenbaum

Royal Tenenbaums - 9

“Lo so che passerò come il cattivo in questa storia, ma gli ultimi 6 giorni trascorsi qui con voi sono stati i più belli della mia vita”
Immediatamente dopo averlo detto, Royal si rese conto che era la verità.

 

Wes Anderson è un autore senza mezze misure: lo si ama o lo si odia. E nel primo caso, vi avverto: si ama davvero tanto, ma tanto tanto. Come dicevo un paio di settimane fa, parlando del cinema di Tarantino affermavo che non si va in sala a vedere i film di questi registi, ma si va a vedere i registi stessi, ed il cinema di Wes Anderson rientra pienamente in questa categoria, col suo stile così caratteristico e riconoscibile, con i suoi personaggi, le sue relazioni, i suoi dialoghi, i suoi colori, i suoi costumi, le sue scenografie.

La mia iniziazione a Wes Anderson partì proprio con I Tenenbaum, quindi al terzo film del regista. Come moltissimi all’epoca, era il 2001 dopotutto, fui incuriosito dal’ennesimo accoppiata tra Ben Stiller e Owen Wilson, pensando fosse una loro nuova commedia: invece i due non solo non erano i protagonisti, ma lo stile e il tono erano totalmente diversi.

Rimasi deluso? Assolutamente no, quando si ha davanti un film con un cuore così grande le aspettative lasciano il tempo che trovano. I Tenenbaum, in superficie, è l’ennesimo film del filone delle grandi riunioni di famiglie disfunzionali, ma oltre ad avere un qualcosa di diverso di dire (tutti i personaggi hanno un talento geniale che li contraddistingue) è lo stile di Anderson a fare la differenza. Perché tra gli enormi problemi che le relazioni del film presentano, durante la visione anche a me viene da esclamare “ho sempre voluto essere un Tenenbaum” esattamente come dice Eli Cash. Quella casa, quei colori, quegli abiti….dannazione, è tutto bellissimo.

Non ho mai avuto una famiglia numerosa, sia perché sono figlio unico, sia perché a casa mia le grandi riunioni tra tutti i parenti sono legate a quando ero bambino, quindi ormai ricordi. Pur non ritrovandomi nelle situazioni del film, sono però riuscito ad identificarmi in parte un po’ con tutti i personaggi. Dopotutto Wes Anderson ci presenta degli eterni bambini troppo cresciuti, bambini prigionieri di un corpo adulto che sentono non appartenere loro (non a caso sono tutti vestiti come lo erano da bambini) e lo stesso Royal nei modi più assurdi cerca di cristallizzare un tempo che scorre inesorabile, e ci fa perdere momenti che sottovalutiamo e invece si rivelano fondamentali.

I Tenenbaum racchiude tutta la poetica di Wes Anderson senza che essa sia, essendo ancora agli inizi, annegata nell’estetica estrema e quasi slapstick degli ultimi anni. I Tetenbaum è quindi un film purissimo, che tra inquadrature simmetriche e volti spesso catatonici nasconde un fervore e un dolore interiore senza eguali. Non serve una musica melensa a sciogliere i sentimenti, soprattutto non servono momenti manipolatori che costringono lo spettatore a commuoversi: I Tenembaum non suggeriscono mai un sentimento, eppure in determinati momenti si trattengono a stento le lacrime: quasi tutte le scene di Royal, il tentato suicidio di Richie, l’incontro di quest’ultimo con la sorella Margot alla stazione, sono tutti momenti VERI e per questo incredibilmente d’effetto.

Poi col tempo Wes Anderson ha aumentato l’apporto dello stile, ma essendo un grande autore non ha mai perso il calore. Però, per me, I Tenenbaum rimane il suo prodotto migliore, quello in cui con semplicità è riuscito a parlare ad ognuno di noi.

200_s

 

Introduzione alla classifica
#25 – The Social Network
#24 – Inside Llewyn Davis
#23 – Il Re Leone
#22 – Amadeus
#21 – Harry ti presento Sally
#20 – Bianco Rosso e Verdone
#19 – Arancia Meccanica 
#18 – Il Dottor Stranamore
#17 – The Blues Brothers 
#16 – Ghostbusters
#15 – Il Grande Lebowski 
#14 – El Crimen Perfecto 
#13 – Kill Bill
#12 – Il Laureato

 

10 pensieri su “I miei film preferiti – #11: I Tenenbaum

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