Game of Thrones 6×10: “The Winds of Winter” – recensione (spoiler)

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L’inverno è arrivato, e ci ha portato un finale di stagione da urlo, forse la mia puntata preferita dell’intera serie. Di conseguenza, paradossalmente, è anche l’episodio per il quale faccio più fatica a scrivere.

Posso dirvi che raramente sono stato in tensione come nel quarto d’ora iniziale della puntata (e sono ancora in lutto per Margaery) e che ho amato tutta la confezione tecnica della sequenza; posso dirvi che sono un enorme fan della svolta “femminista” della serie, con due regine una contro l’altra (e una delle due supportata da altre donne, come Yara, Oleanna e le Serpi di Dorne), un re del nord aiutato da una donna (la sorella) e proclamato da una bambina; posso dirvi che il modo in cui Benioff e Weiss si sono appropriati del materiale lasciato da Martin per me è da applausi.

 

Per il resto, sono costretto per la prima volta ad adottare pure io, esattamente come la serie stessa, una struttura “episodica” del mio commento:

– Noi per anni abbiamo tifato contro Jeoffrey prima e Ramsay poi, dimenticandoci però che il vero villain della serie, fin dal primo episodio, è sempre stato Cersei. Nella sua semplice efferatezza l’atto di Cersei è il più estremo mai realizzato perché il più personale, in cui il tornaconto, positivo o negativo che esso sia, è solo per lei. Certo, è regina adesso, ma non era il fine del suo piano considerando che la morte del figlio non era prevista, e tutto ciò può solamente inaridirla ancora di più.

– Ecco appunto, il suicidio di Tommen. La sua morte era la più prevista, anche io l’avevo pronosticata, ma nessuno si aspettava un suicidio. La scena, nella sua imperscrutabile freddezza, è stato l’ennesimo suggello di un’apertura da brividi.

– “R + L = J” è finalmente e definitivamente confermata, non che ci fossero dubbi: come i fans dei libri dicono da 15 anni, Jon Snow non è il bastardo di Ned, ma il figlio di Lyanna Stark e Rhaegar Targaryan. In questo caso, gli applausi vanno semmai al modo in cui hanno reso la rivelazione d’impatto: un semplicissimo taglio di montaggio sul volto con zoom all’indietro, davvero una banalità, eppure di una potenza indescrivibile.

– La bellezza della scena tra Danaerys e Tyrion non è tanto nella gioia commossa di quest’ultimo, quanto nel fatto che anche lei, donandogli la spilla, si commuove, dando un peso diverso e così profondo al loro rapporto di rispetto reciproco e sincera amicizia.

– Nonostante gli elogi all’apertura, la mia scena preferita rimane quella di Arya. Non tanto per il gesto in sé, ma per la recitazione clamorosa di Maisie Williams: vi invito caldamente a rivedere il momento in cui sgozza Walder Frey e fissarvi sul volto del’attrice, la sua espressione, che cambia di pochissimi gradazioni e soprattutto GODE il momento, è impossibile da descrivere senza superlativi.

– E poi ragazzi, finalmente un finale chiaro, senza cliffhanger che ci uccidono nell’attesa per mesi e mesi, e la consapevolezza che dopo 6 ANNI vedremo Daenerys arrivare dove c’è il vero gioco e interagire con nuovi personaggi.

 

Una puntata che ho adorato, lo avrete capito, solida narrativamente, capace di rendere tutte le storie interessanti e soprattutto farle sentire unite, non staccate, ognuna con un peso e una conseguenza nel grande schema delle cose, e una realizzazione perfetta, sia dal punto di vista registico che da quello recitativo.

Tirando le somme, questa 6° stagione è molto più che promossa, nettamente migliore della scorsa stagione scialbissima (che pur aveva vinto gli Emmy, paradosso dei paradossi), capace di regalarci momenti e puntate indimenticabili, come la battaglia dei bastardi, la resurrezione di Jon, il sacrificio di Hodor, la furia di Dany sui khal, e tanti altri naturalmente. I difetti inevitabilmente ci sono – Tyrion relegato ad un ruolo più che secondario, l’arrivo sprecato di Euron, la rivelazione sull’età di Melisandre finora fine a sé stessa – ma è stata anche capace di correggere alcuni errori precedenti, come far riscattare in un attimo, con una scena di appena due minuti, tutta la parte relativa a Dorne.

La cosa migliore però, come ho ripetuto tante volte, è stata la bravura degli autori di staccarsi da Martin, non solo narrativamente, ma soprattutto come tono. I momenti duri ci sono sempre stati, ma solo ora lontani da Martin abbiamo potuto godere di momenti soddisfacenti come le vendette su Ramsay e Frey, e soprattutto l’abbraccio indimenticabile tra Jon e Sansa. Non possiamo sempre rimanere amareggiati, Martin dovrebbe impararlo, solo un’alternanza tra gioia e lacrime può dare forza ad entrambe le emozioni.

 

Quella che doveva essere la rivincita degli Stark si è confermata, ma oltre altre pedine sono sul tavolo e l’inverno sta arrivando, portando con sé una nuova guerra. Pure se la prossima stagione, come si vocifera, non dovesse essere l’ultima (ma la penultima, però con solo 8 episodi) si percepisce l’ingresso della vicenda nel suo atto finale: ci dispiace, ma al tempo stesso ci emoziona ancora di più, perché questa storia merita di avere un degno e potete atto finale. Lasciamo quindi ripartire il conto alla rovescia per il nostro ritorno a Westeros.

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