I miei film preferiti – #12: Il Laureato

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“I’ve had this feeling ever since I graduated. This kind of compulsion that I have to be rude all the time…It’s like I was playing some kind of game, but the rules don’t make any sense to me. They’re being made up by all the wrong people. I mean no one makes them up. They seem to make themselves up.” 

 

Teoricamente, con le sue particolari tematiche, Il Laureato è un film che dovrei apprezzare veramente solo adesso, ossia all’alba dei miei 30 anni. Eppure, fortunatamente, forse perché mi sono sempre considerato e sono spesso stato considerato dagli altri un po’ vecchio dentro, la forza dirompente del film di Mike Nichols mi ha colpito fin dalla prima visione tanto tempo fa.

Dopotutto Il Laureato è un film che va rivisto e specialmente contemplato: molti lo ricordano come il film in cui un giovane si fa sedurre da una donna molto più grande d’età rispetto a lui, ma tale momento è solo una frazione nel grande senso del racconto.

Non a caso, oltre alle battute fulminanti e alle scene divertente – sì, se non lo ricordate Il Laureato è anche molto divertente, soprattutto grazie alla freschissima interpretazione di Dustin Hoffman – il film è tutto racchiuso nelle giornate vuote che il protagonista passa nella piscina dei genitori ad oziare, e poi nella disturbante sequenza finale.

Può sembrare esagerato, ma ho usato il termine “disturbante” con piena cognizione di causa. L’intera meravigliosa sequenza finale, in cui i due innamorati scappano dal matrimonio “combinato” dei lei, fuggono da parenti e amici su un autobus, e pian piano si rendono conto di quanto fatto con crescente disillusione e paura, oltre ad essere una delle migliori chiusure nella storia del cinema, è un finale che lascia un’amarezza senza fondo. Sono onesto, non rivedo il film da diversi anni, e ho deciso volontariamente di non rivederlo pur in preparazione di questo articolo, perché non so se oggi riuscirei a reggere l’impatto di quei minuti finali, di quei due sguardi persi e del loro significato.

Il Laureato è un film sull’incomunicabilità tra le generazioni, essenzialmente “vecchi e giovani”, e sulla totale incertezza del futuro. Non devo certo essere io a sottolineare che, per uno spettatore 3oenne o per un giovane qualsiasi, questi temi sono a dir poco disarmanti nella loro universalità e perenne attualità. Ricordo che è un film del 1967, e come tale ha assolutamente azzeccato lo zeitgeist del periodo, anzi, lo ha profeticamente anticipato: Il Laureato è l’anticamera cinematografica alle proteste studentesche del ’68 e alle contestazioni giovanili di tutto il decennio successivo (per non parlare della rivoluzione sessuale, ça va sans dire), ha messo in risalto con fervente visionarietà e stringente urgenza ironica il crollo dei valori borghesi inculcato nella barriera ideologica tra genitori e figli (roba che se lo avesse fatto un qualsiasi autore europeo all’epoca, ora sarebbe idolatrato a non finire), e soprattutto ha ricordato come le scelte fatte giovani, a prescindere dall’apparenza al momento della decisione, siano spessissimo negative a causa del futuro indecifrabile. Nel 1967 Il Laureato era un film spregiudicato con la S maiuscola, capace di scardinare gli ipocriti valori della società tra materialismo e libertà sessuale, ma in realtà anche adesso Il Laureato è un enorme capolavoro perché, pur avendo azzeccato il momento storico per fare tali discorsi, li ha messi sul tavolo e lasciati attuali fino ad oggi, anzi, forse più attuali oggi che mai. E dico esattamente TUTTI i temi toccati nel film. Dopotutto volete dirmi che oggi il futuro non sia nebuloso con tendenze pessimiste?

Il protagonista Benjamin potrebbe essere ognuno di noi. Benjamin è un ragazzo che semplicemente, anche per colpa sua, si annoia, non trova stimoli dalle persone che lo circondano, detesta il materialismo marcato dei genitori e dei loro amici, e non sa cosa fare della propria vita terminati gli studi. Per noia finisce a letto con una donna molto più grande, quasi per noia si innamora della figlia di quest’ultima, e chiude il cerchio con un scelta sicuramente emotiva e bellissima, ma forse ancora per noia molto poco ragionata. Benjamin e Elaine dove stanno andando? Sorrideranno ancora insieme? Chiederanno all’autista di fermare l’autobus e scendere per tornare sui propri passi? Non lo sappiamo, non lo sapremo mai, nessuno può sapere cosa riserva il futuro, ma una cosa è certa: dopo aver fatto mille peripezie, Benjamin alla fine è praticamente tornato al punto di partenza, ovvero in balia degli eventi e totalmente inconsapevole di cosa lo attende.

Amo fin troppo Il Laureato, e lo considero uno dei più grandi capolavori nella storia del cinema, e posso concedermi il lusso di esaltarne la grandezza senza dover sottolineare troppo l’immortale colonna sonora di Simon & Garfunkel, o l’importanza della presenza di Dustin Hoffman, con una interpretazione che per la prima volta ha portato la “normalità” a Hollywood e chiuso definitivamente l’epoca dei divi. Sì, come avete capito ci sarebbe ancora tanto da dire su questo film, ma l’ansia di quella scena finale così comune è davvero difficile da superare.

The-Graduate-Ending-Open-Silence

 

Introduzione alla classifica
#25 – The Social Network
#24 – Inside Llewyn Davis
#23 – Il Re Leone
#22 – Amadeus
#21 – Harry ti presento Sally
#20 – Bianco Rosso e Verdone
#19 – Arancia Meccanica 
#18 – Il Dottor Stranamore
#17 – The Blues Brothers 
#16 – Ghostbusters
#15 – Il Grande Lebowski 
#14 – El Crimen Perfecto 
#13 – Kill Bill

 

11 pensieri su “I miei film preferiti – #12: Il Laureato

  1. Pingback: I miei film preferiti – #1: All That Jazz | bastardiperlagloria

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