Game of Thrones 6×07: “The Broken Man” – recensione (spoiler)

Se c’è una cosa che davvero conta in Game of Thrones è il passato: ogni azione compiuta rimane, ogni gesto ha una conseguenza che ha eco per chissà quanto tempo. Dovrebbero saperlo gli spettatori e soprattutto i protagonisti della vicenda.

Questi sono i classici episodi che mi piacciono parecchio, anzi, quelli che sinceramente vorrei non finissero mai. Pensandoci non succede nulla di rivoluzionario – eccetto il ritorno del Mastino, ci arriviamo – ma ogni scena, ogni dialogo, ogni piccolo dettaglio è così ben fatto e così fondamentale per creare tutto il mondo circostante gli eventi narrati. Game of Thrones non è una serie prettamente d’atmosfera, inteso come mood, ma lo è nel senso che ogni volta si percepisce qualcosa di più grande di quanto vediamo, a causa della moltitudine di storie, e per quelle leggendarie accadute prima del 1° episodio che ancora oggi hanno risonanza nelle azioni di tutti i protagonisti.

Jamie che si incontra col Pesce Nero è una scena ricca di dialoghi brillanti, ma soprattutto ci espone una infinità di incastri che non ricordavamo da almeno 3 stagioni, eppure sono sempre stati lì a perseguitare come ombre i sensi morali (o di colpa) dei diretti interessati.

Cersei e Oleanna che si affrontano a parole non è una novità, ma il peso è ancora maggiore perché sappiamo benissimo che il loro passato si mette sempre in mezzo ad un presente in cui dovrebbero essere unite (e la settimana scorsa avevo chiamato la recita di Margaery: con una manipolatrice come lei non poteva essere altrimenti).

Jon, Sansa e Davos che cercano l’appoggio delle varie casate del Nord esula addirittura dal racconto stesso, perché ci riporta a patti, giuramenti e legami di sangue che vengono da molto prima, ricordandoci il mondo vastissimo al di fuori dei nostri protagonisti.

Game of Thrones racchiude storie e legami che non potranno mai essere tutti riassunti nelle serie tv o nei libri, ma derivando da essi, e questa è la vera grandezza dell’opera. Non si può mai abbassare la guardia o dare per scontato un dettaglio del passato, perché poi te lo ritrovi più rilevante che mai. Come appunto il ritorno del Mastino, ad esempio.

“The Broken Man” è un episodio chiaro ma fortissimo, mostrandoci personaggi che potrebbero o vorrebbero qualcosa di diverso, ma il passato li riporta alla dimensione più negativa di loro stessi. Margaery, Jamie, Bronn, Cersei, Arya, Theon sono tutti legati, in questo episodio, da tale ineluttabile e sconfortante filo conduttore. E poi appunto il Mastino, simbolo assoluto del concetto. E’ stato bello non solo rivedere il personaggio, ma soprattutto rivederlo con una storia così significativa: in poche scene, in pochi minuti, gli autori sono stati in grado di costruire un qualcosa di fortemente empatizzante (certo, il talento di Ian McShane, che renderebbero interessante anche la lettura del proverbiale elenco telefonico, ha aiutato molto). Fino alla fine, fino a quell’ascia raccolta, non vediamo mai il Mastino, ma il vero Sandor Clegane, e le brevi scene funzionano proprio perché percepiamo come, per la prima volta forse, Sandor si senta veramente a casa, veramente in pace, veramente sé stesso. Forse la sua dimensione è quella del boscaiolo? Battute a parte, la tristezza e la disarmante sincerità di quei momenti funzionano ancora di più con la consapevolezza che non può durare – quando mai nel mondo di Game of Thrones qualcosa di sereno dura – e Sandor è costretto a tornare il Mastino. Noi lo vogliamo perché come spettatori siamo forse più sadici di Martin, ma Sandor non lo meritava.

Non è destino inconoscibile e avverso, è semplicemente passato costruito mattone dopo mattone dagli uomini vittime delle proprie gesta. Brother Ray ha provato a scappare, da ex assassino si è convertito, ma la forca lo ha aspettato con taciturna pazienza.

 

 

 

!SPOILER! PER CHI HA LETTO I LIBRI !SPOILER!

Altra storica teoria dei fans svelata e confermata: il Mastino è vivo e vegeto. Ora dateci la seconda parte della teoria, quella che tutti vogliono: fratello contro fratello, il Mastino contro la Montagna.

Continuano a menzionare i Manderly e non farli vedere: considerando che Davos è già nel nord, e gli autori stanno ricreando molte storie dei libri dopo averle ampiamente modificate, è possibile che esattamente come nei libri Davos sia mandato a trattare con Wyman Manderly e poi, successivamente da quest’ultimo, a cercare Bran.

E parlando di storie riprese dai libri, a parte la presenza di Bronn la parte di Jamie nella terra dei fiumi finora è uguale: grazie, sono capitoli che mi son sempre piaciuti.

 

 

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