Julieta – recensione

Le donne di Almodovar, ormai è diventato quasi un cliché dire questa frase. Ma al tempo stesso possiamo dire anche gli amori di Almodovar, le famiglie disfunzionali di Almodovar, le morti, le tragedie, i drammi, il sesso, i colori di Almodovar.

Uno stile cinematografico così netto e chiaro, nella forma visiva e nella sostanza emotiva, da cui il grande autore spagnolo non sa più liberarsi, creatore e vittima della propria personalità. Julieta quindi, più che un vero film, sembra un enorme compendio del cinema di Almodovar in cui riassumere e centrifugare tutte le proprie caratteristiche, nel bene e nel male.

Quei colori, quei temi e quei volti femminili sono lì a richiamare la poetica dell’autore spagnolo, come le sirene tentavano Ulisse citato non a caso nel film: e così dopo la parentesi comica di Gli Amanti Passeggeri, divertente ma fuori tempo massimo, il regista è dovuto correre al suo approdo sicuro, tornare in un certo senso a casa.

Eppure, come normali che sia, Almodovar rimanendo sempre uguale a sé stesso perde giorno dopo giorno, film dopo film, un pezzo della propria identità a causa dell’inesorabile tempo che passa. Non perché qualcuno lo abbia superato nel suo stesso gioco, il regista spagnolo rimane uno dei più grandi narratori al mondo, ma semplicemente perché, avendo già toccato, esplorato e stravolto ogni possibile corda dell’animo umano, non solo femminile, ogni tentativo di ripetizione finisce per risultare farraginoso.

Cosa ha quindi Julieta di diverso, e in più, rispetto ai suoi precedenti lavori? C’è più dolore, più spazio per la tragedia pura che supera il classico melodramma, più inevitabilità della sofferenza.

Cosa ha Julieta invece in meno rispetto al passato? La leggerezza, e di conseguenza un dolore che, essendo meno empatico, rimane più imploso, quasi freddo paradossalmente.

Julieta è essenzialmente un film sull’assenza e sul senso di colpa, i sentimenti che maggiormente sono in grado di divorare ogni millimetro dell’animo umano. E’ un Almodovar più pessimista e più fatalista del solito: starà invecchiando, o forse sente d aver già detto molto in passato, ma ora i suoi personaggi sono tutti messi in cattiva luce, le donne spesso ipocrite e manipolatrici, gli uomini (con l’eccezione dell’ultima compagno della protagonista) tutti piegati agli istinti più animali ed erotici. Julieta allora, raccontando sotto forma di tragedia quasi omerica l’odissea dei sentimenti di una donna nel corso di 30 anni, è un film film sincero ma incapace di esprimere davvero ciò che vuole comunicare, come se lo stesso regista, utilizzando appunto tutte le proprie caratteristiche, abbia giocato a fare l’Almodovar dimenticando di essere davvero Almodovar.

Perlomeno, ogni morte è accompagnata dalla nascita di un amore: un barlume di speranza c’è ancora.

 

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