I miei film preferiti – #15: Il Grande Lebowski

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“Drugo voleva solo il suo tappeto. Nessuna avidità. È che dava… un tono all’ambiente.”

 

Il Grande Lebowski è una pungente parodia del genere noir oppure semplicemente una grande messa in scena del teatro dell’assurdo? Forse è entrambe le cose, sicuramente il film è il più lontano dalla nota tematica dei fratelli Coen – la pessimista casualità dell’esistenza umana – pur essendo al tempo stesso coeniano fino al midollo, a partire dal ritratto della stupidità umana. Nessun altro al mondo avrebbe potuto ideare una cosa simile se non quei due fratelli del Minnesota.

Prima di tutto però, Il Grande Lebowski è un’opera di cinema e pure una lezione di cinema con la C maiuscola: due ore scarse in cui i Coen inseriscono una trama da noir tipicamente ingarbugliata e quasi insensata, aggiungono citazioni, riferimenti, sogni, speranze, delusioni, condendo con dialoghi memorabili e personaggi stravaganti.

Il nostro protagonista è un hippie disoccupato che si accompagna con un ingenuo silenzioso amico e un vulcanico destrorso reduce del Vietnam convertito dall’ebraismo. C’è poi un miliardario truffatore in sedia a rotelle, un gruppo di nichilisti tedeschi che fanno i mercenari, una ricca ereditiera femminista che dipinge volando, un pedofilo che gioca a bowling, un cowboy che forse non esiste veramente.

Ma tutto questo ha senso, oppure il film va visto fumando prima qualcosa o bevendo parecchi white russian?

Possiamo leggere come meglio crediamo il film, naturalmente, ma tutto sommato Il Grande Lebowski rimane un enorme divertissement. Forse è addirittura forzato, soprattutto conoscendo i Coen, cercare una morale, ma se c’è, è sicuramente quella di prendere la vita come viene, senza sovrastrutture mentali: in tal senso, tutto quello venuto dopo il film, lo status di cult imperituro e la nascita del ridicolo Dudeismo, fanno sicuramente sorridere, fanno sicuramente piacere per testimoniare la forza di un grande film, ma sono quasi orpelli che con Il Grande Lebowski hanno poco senso. Il drugo non vorrebbe mai avere l’impegno di un festival a lui dedicato.

Sapete allora cosa è questo film? E’ un’opera che va vista, rivista, divorata, ridivorata, e goduta ogni volta. Il Grande Lebowski è pure godimento, immenso piacere, tranquillità, serenità, relax, sicurezza di vedere ogni volta un film divertente, senza problemi, ma al tempo stesso intelligente. Diciamolo, Il Grande Lebowski è a tutti gli effetti una di quelle “sostanze ricreative” che il drugo metterebbe nel suo rigido regime di droghe. Sì, è un film che ci aiuta a mantenere la mente, diciamo, flessibile.

 

Introduzione alla classifica
#25 – The Social Network
#24 – Inside Llewyn Davis
#23 – Il Re Leone
#22 – Amadeus
#21 – Harry ti presento Sally
#20 – Bianco Rosso e Verdone
#19 – Arancia Meccanica 
#18 – Il Dottor Stranamore
#17 – The Blues Brothers 
#16 – Ghostbusters

 

14 pensieri su “I miei film preferiti – #15: Il Grande Lebowski

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