Game of Thrones 6×04: “Book of the Stranger” – recensione (spoiler)

book of the stranger

Va bene, lo ammetto subito.

All’inizio della puntata mi sono commosso. Oh, che volete, che ci posso fare?

Tre riunioni, tre coppie di fratelli si rivedono e si riuniscono dopo tanto tempo. Tre momenti diversi perché le coppie sono inevitabilmente diverse nei rapporti, nello spirito di fratellanza e nell’impatto narrativo dell’incontro.

Yara e Theon si era già rivisti, ma in quel frangente la prima aveva ritrovato solo lo spettro del fratello, un guscio ormai vuoto divenuto Reek. I due non hanno mai avuto un vero e proprio rapporto, essendo Theon fin da piccolo vissuto come “ostaggio” a Winterfell, ma il legame di sangue è percepito da entrambi. Un legame che però non è fatto di emozioni, ma di ambizioni: essere fratelli, e soprattutto figli del re, vuol dire per entrambi diritti ereditari al trono. Yara e Theon non si rivedono per scambiarsi baci e abbracci, ma sono le Isole di Ferro a reclamare la loro riunione.

Margery e Loras non si erano separati da troppo tempo, almeno per quanto traspare dagli eventi della serie, eppure hanno sofferto immani brutalità. Pur se poco approfondito, non essendo personaggi principali (soprattutto Loras), il loro legame è sempre stato dipinto come molto forte, e ore le sofferenze rendono la riunione ancora più drammatica. C’è qui un abbraccio, a differenza di Yara e Theon, ma è quasi monodimensionale: Margery abbraccia Loras, ma quest’ultimo vorrebbe essere fuori da quella cella, a prescindere che sia la sorella a salvarlo o qualcun altro. E’ il dolore a reclamare la loro riunione, non il cuore.

Sansa e Jon….beh, Sansa e Jon sono tutta un’altra storia. Non c’è solo il cuore a reclamare questo momento, ma milioni e milioni di spettatori. Ho precedentemente scritto che credo e spero questa sia la stagione della rivincita degli Stark, e questo tassello è a dir poco fondamentale, ma elucubrazioni a parte, è stato un gran momento emotivo a prescindere. Finalmente un barlume di gioia e speranza per gli Stark, finalmente un attimo di felicità per gli spettatori che vedono soffrire questa famiglia da ormai 6 stagioni. E così ad inizio puntata, quasi senza preparazione (la strada di Sansa era chiara, ma dopo tutte le altre volte che gli Stark si erano sfiorati, con Arya una volta vicina alla Valle, o la stessa Arya vicina alla madre proprio la notte delle Nozze Rosse, e con Jon così vogliono di lasciare in fretta la Barriera, era legittimo credere nell’ennesimo colpo di sadismo degli autori) è stato davvero commovente. E pensare che quei due in realtà, a differenze delle precedenti coppie, sono solo fratellastri – non pensiamo alle teorie, adesso – e all’inizio non erano nemmeno i più legati in più famiglia, e quindi la loro e nostra inattesa gioia fa capire quanto questo attimo di tregua è stato atteso, e dovuto.

Tutte queste tre riunioni, per quanto emotivamente importanti, dall’altro lato sono solo il capitolo introduttivo di nuove vicende, tutti convergenti verso il ritorno di un altro grande elemento vincente della serie: la politica.

Oltre alle guerre, oltre ai draghi e ai non morti, la politica è sempre stato il vero punto d’incontro delle tematiche di Game of Thrones, una versione riveduta ed enormemente amplificata della Guerra delle Due Rose. Tyrion finalmente può finalmente fare ciò che gli riesce meglio, tessere trame e convincere persone: quando la sua storia a Mereen pareva stagnare, ecco ritrovare il Tyrion manovratore della seconda stagione, il miglior Hand of the King che abbiamo visto finora. E quando si parla di politica, ecco puntualmente risbucare Lord Baelish (urrà!) sempre pronto a muovere tutti come fossero burattini, che siano inferiori o superiori a lui. E la politica per una volta torna anche il faro nella capitale del regno: quanto è reale la richiesta di aiuto verso i Tyrell? Siamo sicuri che Cersei voglia un esercito “nemico” in casa propria? E chi ci dice l’Alto Passero non sapesse già in principio che Tommen avrebbe detto tutto a sua madre, istigandola così ad agire sotto un preciso disegno personale?

Macchinazioni, dubbi, domande. Ah sì, poi c’è pure quel finale, perché dopo abbracci e politica, come c’è di meglio se non un po’ di fuoco assassino? Di momenti epici di Daenerys ne abbiamo visti davvero tanti nel corso della serie, ma questo ha una doppia valenza: rimette in moto la sua storia, e chiude degnamente la miglior puntata della stagione finora. Si piange all’inizio e ci si gasa alla fine: cosa chiedere di più?

 

 

 

!SPOILER! PER CHI HA LETTO I LIBRI !SPOILER!

Ormai non so più che senso abbia questa sezione, considerando che anche stavolta di cose inerenti i libri originali non ce ne sono, sia per le modifiche sia per gli avvenimenti ancora non accaduti.

E sinceramente, da lettore e da spettatore, è una cosa ancora più entusiasmante.

 

 

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