Il classificone: i film di George Miller

george miller

Oggi inizia il festival di Cannes, e il presidente della giuria è quell’ometto lì, un pazzo australiano di 71 anni dal nome George Miller.

E’ giusto che oggi sia Cannes per chiudere il cerchio: lo scorso anno presentò al festival Mad Max: Fury Road, il suo primo film live action dopo oltre 20 anni, dimostrando a tutti cosa vuole dire non conoscere la ruggine e soprattutto cosa sia il vero cinema. Il resto, ciò che è successo nei mesi successivi con quel film, è già storia.

E’ il momento quindi di celebrare la carriera di Miller, una carriera molto strana, con pochissimi film tutti bizzarri, e la metà appartenenti ad un unico filone, che dimostrano una chiara volontà: con una visione dinamica che pochi anno, rivoluzionare il più possibile la narrazione classica.

 

9. HAPPY FEET 2 (2011)

Certo, già sulla carta tirare fuori qualcosa di interessante DUE VOLTE  da un film con pinguini ballerini non è facile. Oltretutto, questo sequel soffre dei classici difetti dei secondi capitoli: voler strafare e perdita di fascino rispetto al primo, che già non era un capolavoro.

 

 

8. BABE VA IN CITTA’ (1998)

Ancora una volta un sequel, e praticamente una follia. Questo non sarà noioso come Happy Feet 2, ma sospendere ancora di più l’incredulità di fronte alla storia di un maialino che parla, con tutte le peripezie assurde che affronta ora, è chiedere troppo.

 

 

7. MAD MAX: OLTRE LA SFERA DEL TUONO (1985)

C’è Tina Turner, e questo è un difetto e un pregio allo stesso tempo, una scelta di casting che racchiude tutti i problemi di un successo indipendente fagocito dall’industria. Fare di più, sempre di più, a cominciare dai costumi che ormai stanno a pieno diritto nel kitsch, senza dare corpo alla storia, perdendo ciò che aveva reso immortale l’epopea di Max.

 

 

6. L’OLIO DI LORENZO (1992)

Il primo e finora unico film di Miller tratto da una storia vera, è un po’ la risposta a chi lo accusava di saper fare solo opere fracassone. E’ un po’, spiace dirlo, è anche vero: il film si regge sulla recitazione e sulla commozione della storia, ma sfora spesso nel puro melodramma.

 

 

5. HAPPY FEET (2006)

Qui comincia l’avventura dei pinguini ballerini, e non siamo certo di fronte ad un film d’animazione valido come la Pixar o la Dreamworks, ma quantomeno è divertente, e di grande impatto per i più piccoli.

 

 

4.  LE STREGHE DI EASTWICK (1987)

Divertimento allo stato puro. Non è certo un film memorabile, ma Miller e il suo cast si divertono da matti, e noi con loro, a raccontare le vicende del Diavolo che seduce tre donne di una tranquilla cittadina americana. Tutto è sopra le righe, a cominciare dalla recitazione di Jack Nicholson, ma solo i capelli delle tre protagoniste, o l’esilarante partita a tennis, valgono la visione.

 

 

3. INTERCEPTOR: IL GUERRIERO DELLA STRADA (1981)

Uno dei migliori sequel della storia del cinema, soprattutto per il modo in cui rimane fedele ma ribalta e ingrandisce il film originale, il secondo Mad Max è l’esplosione della creatività di Miller, il film che crea un mondo capace di influenzare tantissimo cinema e narrativa successiva. Ciò che ha in nuce Fury Road (riguardatevi la sequenza finale e capirete) è una fantastica vittoria produttiva e visionaria.

 

 

2. INTERCEPTOR (1979)

Quando tutto è cominciato. E’ incredibile come Miller, senza esperienza e con pochissimi soldi, abbia creato un film così viscerale pur essendo rapidamente cult, uno sguardo nichilista alla società post-apocalittica che in realtà potrebbe essere il nostro mondo già domani, realizzando comunque un film semplice dal messaggio chiaro: tutti possono impazzire (le battute su Mel Gibson, nonostante l’assist involontario, inutile farle).

 

 

1.  MAD MAX: FURY ROAD (2015)

Mad Max è l’atto di riappropriazione del vero cinema d’azione da parte di George Miller: ciò che offre al pubblico non è solo un film, ma una clamorosa, robotante, potente, intensa esperienza visiva, auditiva, sensoriale, una folle corsa che va avanti per due ore secche senza mai fermarsi, col termometro dell’adrenalina che schizza e non pensa minimamente a chetarsi. Sfruttando simboli semplici ma efficaci, che diventano immediatamente archetipi universali, il film disegna un mondo diverso dal nostro solo formalmente, ma nell’essenza è il medesimo, così come nella consapevolezza della disperazione, nella ricerca del meno peggio, perché un’opzione migliore del posto e del momento in cui viviamo non si trova, non esiste. L’opera di Miller è un’esperienza in grado di conciliare lo spettatore col proprio desiderio di spettacolo: in un certo senso, è l’essenza stessa del cinema.

 

 

 

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