Game of Thrones 6×03: “Oathbreaker” – recensione (spoiler)

young ned stark

R+L=J

Non devo aggiungere altro o specificare, i veri fans di Game of Thrones hanno già semplicemente capito tutto, anzi, moltissimo.

Fin dall’inizio della scorsa stagione, ovvero da quando la serie ha iniziato ormai a raggiungere i fatti narrati nei libri, ci siamo posti il problema di “e adesso cosa succede?”. E attenzione, non parlo di sapere lo sviluppo delle trame, ma del problema di come Benioff e Weiss potessero districarsi nella materia senza più il sentiero creato da Martin. Sembrava un bel grattacapo, con i due autori un po’ impacciati, o quantomeno indecisi sul da farsi, come ha testimoniato un farraginoso inizio di stagione.

Evidentemente i due dovevano solo mettere a fuoco le idee, e paradossalmente essersi liberati dalla narrazione tracciata da Martin si è rivelata un’ancora di salvezza enorme.

Ora infatti Benioff e Weiss non solo possono mostrare ai lettori eventi che ancora non conoscono, non solo possono permettersi il lusso di modificare gli intrecci, ma possono addirittura giocare e mostrare gli eventi precedenti i romanzi, quelli che Martin ci sottintende da anni ma nemmeno lui ha mai mostrato (in forma scritta, si intende). Non che la stagione sia diventata un prequel di sè stessa, non esageriamo, ma semplicemente in una puntata densissima, forse più dell’ottimo secondo episodio, quello che più risalta è il flashback che si avvicina a confermare anni e anni di teorie.

Benioff e Weiss sono liberi, talmente liberi da prendersi gioco dei misteri di Martin e mostrare subito cose che tutti davano per scontate, come l’identità degli uccellini di Varys o la vera identità del cavaliere di Cersei, senza girarci attorno o creare inutile mistero. Sono così liberi e rilassati da voler giocare: il momento alla Tower of Joy è esattamente quello che volevamo, ciò che volevamo vedere da anni, ma tutti gli indizi che abbiamo ancora non fanno una prova. Le visioni di Bran sono certamente un framing device come funzione narrativa nella serie, ma sono soprattutto il surrogato degli spettatori: Bran che vuole entrare nella torre siamo noi che esigiamo risposte,  o quantomeno conferme. Eppure hanno fatto bene Benioff e Weis a fermarsi, non perché siano sadici (Martin in quello rimane insuperabile) ma perché tale momento rivelatorio per noi sarebbe solo un “l’avevo detto!” perso nel nulla, mentre deve diventare assolutamente un momento primario per la serie e per il percorso dei propri personaggi.

Non lo vogliamo vedere solo attraverso gli occhi di Bran, insomma, ma lo deve scoprire il diretto interessato, in questo caso secondo la teoria Jon Snow. La mia forse è una speranza, ma credo che questa stagione segnerà il riscatto degli Stark. Queste prime puntate un po’ lo hanno suggerito: Sansa è libera e sotto la protezione di Brianne, Bran è tornato, Rickon addirittura è riapparso, Arya è più che decisa che mai, e poi c’è appunto un nuovo Jon. Se la teoria deve essere confermata, che non sia puro fan service ma diventi un momento narrativo essenziale, e per farlo ci vogliono bravi autori, cosa che Benioff e Weiss hanno dimostrato in abbondanza di essere.

Per la prima volta in sei anni, forse, Game of Thrones non è più la serie tratta dai romanzi di George R.R. Martin, ma una vera e propria serie tv. In questo senso si perdonano le sbavature, come la situazione di Tyrion a Mereen che dopo solo tre episodi già inizia a puzzare di stantio, perché il resto è ben fatto e momenti importanti che in altri casi sarebbero stati shock fini a sé stessi, vedi le morti di Thorne e Olly o la rivelazione di Arya, fanno meno rumore non perché inutili, ma perché si percepisce che fanno parte di un disegno più grande in pieno movimento. Ah, la libertà creativa.

 

 

!SPOILER! PER CHI HA LETTO I LIBRI !SPOILER!

Stavolta c’è poco da dire, poiché come detto molte cose suggerite dai libri, senza essere spoiler, stanno fiorendo nella serie. Da Clegane zombie agli uccellini (e spero che il ritorno di Kevan Lanister non sia casuale, poiché nel libro la sua uccisione per mano dei bambini è una scena potentissima) è tutto sul tavolo senza più ombre.

Molte cose continuano ad essere diverse, altre uguali pure nell’inutilità: come nel romanzo, la cecità di Arya è davvero un momento di pochissimo conto.

La curiosità ora è vedere quanto i lettori più che altro stuzzicati, considerando che la provenienza di Jon Snow è vicina alla verità.

 

 

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