Captain America: Civil War – recensione

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E’ frustrante, dovete capire, per me mettermi ora a scrivere di Captain America: Civil War. Davvero molto frustrante. Non lo faccio apposta, ma raramente mi piacciono e parlo bene dei film Marvel (praticamente due casi nello stesso anno, record) e ora mi ritrovo nella classica “lose-lose situation”, una situazione in cui posso solo perdere.

Ricapitolando: se parlo bene del film, devo in un certo senso ricontestualizzare le critiche precedenti, se invece ne parlo male, sembro pazzo per il mio status di solitudine rispetto alla maggioranza delle opinioni. O forse, banalmente, la prendo troppo sul personale….

E allora sapete che c’è? Lo ammetto subito, senza giri di parole: mi sono sbagliato.

Sì, per anni e in chissà quante recensioni ho criticato lo stile Marvel, quello stile forzatamente ironico anche quando non è necessario, quella volontà di far ridere a tutti i costi anche quando la scena richiede maggiore gravità, quella totale assenza di conseguenze e serietà delle azioni. Ho criticato la Marvel per tale approccio, e mi sono sbagliato. Ora infatti c’è Civil War, forse  il film più serioso del loro filone, in cui si cerca di dare un senso persino realistico, pur tra molte virgolette, alle vicende…..e mi sono ritrovato davanti un film noioso, piatto, inutile.

“Be careful what you wish for” dice il detto anglosassone: e allora mi sono sbagliato cara Marvel, tornate a far ridere che vi riesce molto meglio.

Civil War, soprattutto per la sua prima ora e mezza, è un film assolutamente piatto e senza un momento originale o di puro sussulto. C’è una premessa enormemente affascinante e mai trattata prima dal franchise, ovvero le conseguenze delle azioni del team in un mondo reale, ma il tema si perde ben presto in scene di dialogo lunghissime e senza ritmo. Forse ci voleva una musica a salvare tali momenti (ma siate sinceri, vi ricordate una colonna sonora o un tema musicale di un film Marvel, anche sforzandovi?) o forse semplicemente i fratelli Russo, bravi sceneggiatori ma registi non esperti, non hanno minimamente l’idea di quando tagliare, non hanno la mano nel controllare la dinamica e la tempistica di una scena.

Quando finalmente le cose si scaldano sono passati quasi 90 minuti, e lì ritorna il loro stile: la scena della battaglia all’aeroporto è indubbiamente una delle migliori sequenze in assoluto mai realizzate in un film Marvel, frenetica, ricca di spunti e interazioni, dannatamente divertente da seguire. Azione e divertimento, non è ciò che ho preferito in passato, ma rispetto all’inizio del film è oro colato. In questa sequenza c’è tutto ciò che funziona veramente nel film, ovvero Black Panther, carismatico e con un costume meraviglioso, e Spider-Man, gioioso e accattivante (si riscatta anche da una pessima scena d’introduzione). Qui c’è la vera abilità dei fratelli Russo, quella di gestire sapientemente un cast corposo e ricchissimo, dando a tutti il giusto momento e la giusta battuta. Una capacità non da poco.

Poi però, si ritorna alla normalità. O meglio, si torna indietro. Quando il conflitto diventa finalmente personale, quando le motivazioni sono reali e francamente molto empatizzanti, fino a creare una possibile situazione senza uscita, improvvisamente il film finisce regalandoci uno dei finali più anti-climatici possibili: sul più bello, Civil War fa un triplo salto carpiato all’indietro e ripristina lo status quo, ci dice “abbiamo scherzato, amici come prima”. Civil War quindi, nel grande schema delle cose del franchise, è un capitolo inutile che contraddice persino sé stesso e non smuove la storia vista in Winter Soldier o in Age of Ultron (introduce solo due nuovi personaggi), ma soprattutto è l’epitome dell’immobilismo della Marvel, della sua totale assenza di rischio: sono ormai una macchina perfettamente oliata che stampa soldi, hanno la loro formula fatta con la copia carbone (non solo le dinamiche dei vari film sono spesso uguali, ma persino il look visivo della fotografia è sempre identico), e non cercano mai di variare di un millimetro, è tutto troppo sicuro, troppo confortevole nei film, puro fan service che non si avvicina alla controversia o a qualcosa che faccia discutere ed infervorare i fans dopo la visione. A questo punto inizio a temere anche per Guardians of the Galaxy Vol. 2, l’unica storia finora veramente originale lanciata dalla compagnia.

Civil War per me (ma perché dare questo titolo se poi la celebre e amatissima serie a fumetti, a parte la premessa, non c’entra nulla col film?) è un grosso problema, perché oltre al gusto personale mi mette di fronte ad una celebrata inerzia creativa che si scontra nettamente con tutto ciò che amo del cinema, anche quello dei supereroi ritenuto da molti più d’intrattenimento. Sono in minoranza come detto, ma è un po’ il mio punto di rottura con la Marvel: loro continueranno a fare soldi a palate, e io me ne farò una ragione.

 

Un pensiero su “Captain America: Civil War – recensione

  1. Pingback: La Marvel fa sul serio con Black Panther | bastardiperlagloria

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