Game of Thrones 6×01: “The Red Woman” – recensione

L’attesa per i fans è svanita, Game of Thrones è tornato (e per noi italiani la serie è su Sky in contemporanea con la messa in onda americana su HBO).

Ed è quasi superfluo sottolineare come questa 6° stagione sia indubbiamente la più attesa, sia perché viene dal trionfo agli Emmy Awards, sia perché è la prima stagione in cui gli eventi hanno superato i romanzi originale di George R.R. Martin, quindi per tutti i fans quello che si vede in tv è “nuovo”. E quindi, per una tappa così importante nella nostra cultura pop, non potevo sottrarmi dal commento.

Insomma, bando alle ciance: Jon Snow è morto?

Inutile girarci intorno, questa è la domanda nell’aria da un anno, e su questa domanda si è basata l’intera attesa per questa 6° stagione. E fondamentalmente, una risposta ancora non c’è, perché l’episodio “The Red Woman” ha sì confermato che Jon Snow materialmente è morto, e questo lo sapevamo, le pugnalate mica sono state uno scherzetto di carnevale, ma ancora non ci ha detto se la sua morte è definitiva o se, e in quale modo, sarà resuscitato (che poi il segreto è abbastanza debole considerando le foto trapelate dai set di riprese la scorsa estate).

“The Red Woman” quindi non ha risposto alla domanda che TUTTI i fans di Game of Thrones si sono chiesti in  questi mesi, ma soprattutto non ha mostrato molto altro. Sia chiaro, non è stata una brutta puntata, non è stata nemmeno deludente nel senso più grande della storia narrata dalla serie, però è stata quasi una puntata di raccordo tra il crescendo rossiniano del finale della scorsa stagione e un nuovo inizio non più supportato dalle pagine di Martin. E’ stata una puntata utilissima a rimettere in piedi le pedine, riposizionarle, ma tutto sommato è inquadrabile come un episodio di transizione.

Il problema, semmai, è la difficoltà nell’accettare una puntata di transizione come premiere di una nuova stagione.

Benioff e Weiss, gli autori della serie, ci hanno messo di fronte ad una realtà nuova la scorsa stagione: il cliffhanger. Solitamente, da buona tradizione di molti show HBO (uno stile narrativo iniziato con I Soprano), il grosso degli eventi accadeva nella penultima puntata della stagione, e poi l’ultimo episodio doveva mostrare le conseguenze di tali avvenimenti. Questa tattica Game of Thrones l’ha usata sicuramente per le prime tre stagioni. Ora invece, quasi in un gioco metafilmico, Benioff e Weiss hanno dato agli spettatori un senso di mistero, e loro stessi lo hanno attraversato dovendo reinventare una storia che ha superato i libri originali.

Cosa succede adesso?” è una domanda che si sono fatti gli spettatori e se la sono fatta gli autori stessi, i quali però hanno optato per tergiversare senza fornirci una risposta: l’unico vero sussulto è venuto da Sansa e Brienne, mentre gli altri personaggi sono esattamente al punto di prima (mi volete dire che il momento finale con Melisandre è davvero così sorprendente? Suvvia…). Benioff e Weiss ci hanno regalato un inizio tutto sommato soft, come se anche loro dovessero ancora raccapezzarsi sul da fare: hanno tutte le attenuanti del caso (il pensiero verso la costruzione del finale, la paura di anticipare trame future di Martin, la mole dei personaggi da raccontare) ma spero abbiano anche le capacità per non finire schiacciati dalle pressioni.

 

 

!SPOILER! SOLO PER CHI HA LETTO I LIBRI !SPOILER!

Che poi, inaugurare questa sezione ora è chiaramente fuori tempo massimo: non solo gli eventi della serie hanno superato quelli dei romanzi, ma in parecchi casi la storia della serie ha deviato decisamente dagli sviluppi delle pagine scritte. Però, fortunatamente, ci sono ancora storie di Martin lasciate fuori dalla tv (Lady Stoneheart, sto guardando te) che potranno essere recuperate in seguito o quantomeno essere usate come strumento di paragone ora.

In questo episodio non ci sono molti momenti che possiamo paragonare a quelli dei libri (la perdita della vista di Arya alla fin fine non si rivela poi così fondamentale) ma una sequenza va necessariamente menzionata: quella a Dorne.

Seriamente, ma cosa hanno fatto di male i Martell a Benioff e Weiss? E’ possibile che ai due autori, ad entrambi oltretutto (!), non piaccia la storia di Dorne? Perché il trattamento di una delle sezioni più intriganti e soprattutto più importanti dell’intera storia creata dalla mente di Martin è semplicemente orribile.

Se siete fans, e soprattutto lettori (altrimenti non stareste leggendo queste righe) sapete benissimo quanto sia fenomenale la tattica di Doran Martell, soprattutto quanto la sezione Dorniana riesca a catturare gli aspetti migliori dei primi libri di Martin: le tattiche per bilanciare il potere ed i problemi personali derivate dal passato. La serie non solo non ci ha mai presentato un intrigante Doran, ma ora addirittura arriva ad ucciderlo. Capisco che per la serie gestire così tante storie e così tanti personaggi, oltretutto introdotti in media res, non è facile, e vanno piegati alle regole degli adattamenti….ma pensare qualcosa di diverso? Mi ero già rassegnato a non vedere mai Quentyn Martell, e mi stava pure bene, ma ora devo temere anche per la rinnovata e fondamentale alleanza tra Dorne e i Targaryen (sì, mi riferisco al caro vecchio Aegon)?

Ovviamente non conosco i piani di Benioff e Weiss, spero smentiscano i miei timori e sinceramente si sono guadagnati la fiducia e il beneficio del dubbio nel corso degli anni, ma il sapore amaro di non vedere mai le macchinazioni di Doran sullo schermo non sarà facile da far passare.

 

 

 

Un pensiero su “Game of Thrones 6×01: “The Red Woman” – recensione

  1. Pingback: Game of Thrones 6×02: “Home” – recensione (spoiler) | bastardiperlagloria

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