I miei film preferiti – #22: Amadeus

amadeusdictate

“Che stupido che ero… Credevo che non le interessasse il mio lavoro… Mi perdoni… Mi perdoni…”

 

Chi non ha mai visto il film potrebbe facilmente e rapidamente bollare Amadeus come il classico kolossal storico anni ’80, noioso e fatto per acchiappare premi (La Mia Africa, Gandhi, L’Ultimo Imperatore sono buoni film ma fanno parte di tale categoria). E sia chiaro, anche Amadeus formalmente lo è, essendo una biografia dalla durata di quasi 3 ore vincitrice di una carrettata di premi. Ma sei hai Milos Forman alla regia, e soprattutto l’abilità di esplorare un tema invece di narrare semplicemente una storia, un film semplice non può uscire fuori.

Ormai lo sapete tutti, Amadeus è la storia del rapporto tra colui che, forse pure a malincuore, è un genio, e chi un genio non è ma vorrebbe esserlo. Mozart e Salieri per Forman non sono solo due personaggi realmente esistiti, ma simboli dell’eterno conflitto umano e personale che esiste nella creazione artistica, e metafore della fiamma dell’invidia presente in ognuno di noi. Vado a riprendere il discorso fatto qualche giorno fa parlando del mio amore per Inside Llewyn Davis: anche in questo caso devo dire che siamo un po’ tutti Salieri, almeno una volta ci è sicuramente capitato, per qualsiasi cosa, di pensare “ma cosa ha lui più di me?” sforzandoci di cercare una risposta, e non trovandola accecati dalla rabbia o dalla delusione.

Salieri è il compositore classico, che aspira alla bellezza dell’arte e per concepirla dà praticamente tutto sé stesso. Mozart è il talento allo stato puro, il genio incontenibile cui riesce tutto senza il minimo sforzo. Salieri è classico anche nel portamento, nell’apparenza, nelle maniere, nei modi di pensare. Mozart è una autentica rock star, una personalità senza freni che, consapevole del proprio talento, si sente intoccabile in ogni cosa che fa. Salieri non capisce perché una persona così ripugnante abbia così tanto talento, il secondo non capisce perché la forma sia così importante nella formazione del proprio genio.

Una cosa però accomuna fortemente i due: l’amore totale per la musica, praticamente il terzo protagonista. Mozart ammira sinceramente il lavoro di Salieri, e quest’ultimo è invidioso ma comprende completamente l’abilità del primo. Questo il punto fondamentale che per anni – con i critici troppo impegnati ad etichettare il film come “la teoria del complotto dell’omicidio di Mozart per mano di Salieri” – è stato sottovalutato o quasi dimenticato: Salieri NON odia Mozart, anzi, lo ammira profondamente, perché ama la musica e quella che produce Mozart è musica come mai stata fatta prima, semmai Salieri vorrebbe che Mozart fosse più simile ad un compositore classico e non ad un ubriacone da bar.

Tutto ciò è chiaro e sommato perfettamente nella magistrale, vibrante, commovente, magnifica scena finale, l’ultimo faccia a faccia tra i due. La dettatura di Mozart a Salieri del suo requiem è la seduzione definitiva: Mozart vede chiaramente le note nella sua testa con una facilità disarmante, talmente tanta che anche un grande artista come Salieri fatica  a stargli dietro, non comprende la musica, ma appena riesce a visualizzarla – e noi a sentirla veramente grazie alla fenomenale intuizione sonora di Forman – l’invidia lascia il posto all’ammirazione. Non esiste odio, non esiste rivalità, all’improvviso ci sono solo due persone che amano ciò che fanno e lasciano da parte ogni cosa pur di portarla avanti. Potrebbe essere l’estrema sconfitta per Salieri, perché davanti ai suoi occhi si concretizza il genio del rivale cui non riesce a tenere il passo, invece Saliere mette da parte l’orgoglio e lascia spazio solo all’arte. E’ un finale sontuoso e straziante che cambia totalmente la prospettiva dell’intero film: Mozart in punto di morte ammette di aver cercato sempre l’approvazione del rivale – il vero genio è quello che non si accontenta mai – e Salieri, disposto ad andare avanti, disperato perché vorrebbe che quel momento non finisse, realizza che l’invidia ha impedito chissà quale grande collaborazione artistica.

Milos Forman ci ha regalato l’enorme privilegio di spiare la camera da letto di Mozart, mostrando due grandi artisti al lavoro – e chi ama il cinema ama per forza la creazione dell’arte qualunque essa sia – e insegnando una lezione di vita importante.

 

Introduzione alla classifica
#25 – The Social Network
#24 – Inside Llewyn Davis
#23 – Il Re Leone

 

 

21 pensieri su “I miei film preferiti – #22: Amadeus

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