I miei film preferiti – #23: Il Re Leone

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“Lunga..Vita..al Re!”

 

Per chi appartiene alla mia generazione – i nati negli anni ’80 – i film d’animazione della Disney hanno un peso ENORME, praticamente un elemento fondamentale nel processo di formazione personale che non può essere quantificato. Chi è nato in quel periodo è appunto cresciuto da un lato con le videocassette dei classici Disney vecchi, e poi ha avuto la fortuna di vivere il cosiddetto “rinascimento disneyano” direttamente al cinema.

Non mi piace gettar cattiva luce sulle nuove generazioni – in primis perché mi fa sentire vecchio – ma ammetto di compatire sinceramente i più piccoli che giocano con i Gormiti e vanno al cinema a vedere i Minions. Io, fortunatamente, ho avuto Il Re Leone.

Probabilmente tutti hanno un film d’animazione Disney preferito, e sicuramente anche i maschi che fanno i duri e puri hanno pianto almeno una volta di fronte a questi “cartoni animati” (che modo diminutivo di definire tali opere). Io amo tutta la fascia disneyana che va da La Sirenetta fino a Hercules, perché appunto ci sono cresciuto, ma se proprio devo scegliere il film che più lasciato sensazioni  ed emozioni, ovvero mi fa piangere ogni volta che lo vedo, è indubbiamente Il Re Leone.

Ora che rivedo e riscopro tutti gli echi epici della vicenda di Simba, e le fortissime somiglianze con i racconti shakespeariani, il mio amore per il film è pure aumentato. Ma all’epoca mi bastavano le canzoni di Timon & Pumba o l’aspetto terrificante di Scar e i suoi criminali per essere risucchiato nella storia. Dopotutto Il Re Leone ha una trama lineare ma enormemente affascinante, e ciò va moltiplicato all’infinito nella testa di un bambino: la vicenda è una classica storia di scoperta e redenzione, caduta e rinascita, consapevolezza che bisogna lottare contro le asperità della vita. E poi ci sono personaggi memorabili, dalla paura che infonde Scar, alla stupidità dei suoi scagnozzi, alla simpatia di Timon & Pumba fino all’affetto che esprime Rafiki.

E poi sì, c’è “quella” scena.

Nei film d’animazione ormai la morte di un genitore è diventata quasi un cliché, un abusatissimo espediente narrativo per sconvolgere e rivoltare la vita del protagonista e togliere sicurezze allo spettatore. La Disney stessa ha reso celebre tale trucco fin da Bambi: ma se in quel caso la morte della madre del cerbiatto avveniva fuori campo (non voglio certo diminuirne l’eco, rimane un momento devastante) ora la morte di Mufasa è al centro della scena e mostrata in tutta la sua brutalità: c’è il pericolo, il tradimento di Scar, la consapevolezza di Mufasa stesso, la tristezza di Simba, e l’attimo fatale davanti agli occhi di tutti. Vederlo con gli occhi di un bambino, e io ho visto questo film con mio padre, è semplicemente d-e-v-a-s-t-a-n-t-e.  Il film è un capolavoro, ma basta quella scena, quell’apice emotivo unico, per lasciare un impatto e soprattutto un insegnamento ad ogni genere di spettatore.

Vi invito a rivedere la sequenza d’apertura di Il Re Leone e notare quanto tutto sia perfetto nei dettagli, dalla musica alle immagini, dai disegni alle reazioni degli animali. Ma soprattutto per capire quanto l’emozione conti sempre e prima di ogni cosa nel circoscrivere l’immortalità di un’esperienza cinematografica.

 

Introduzione alla classifica
#25 – The Social Network
#24 – Inside Llewyn Davis

 

 

 

23 pensieri su “I miei film preferiti – #23: Il Re Leone

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