Narcos – opinioni sparse

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Sì, lo so, arrivo molto in ritardo, dopotutto la serie è disponibile dallo scorso 28 agosto, e chi voleva vederla l’avrà sicuramente vista da parecchio tempo.

Però non sono l’unico ad arrivare in ritardo: Narcos è l’ennesima serie che arriva fuori tempo massimo nel saturo panorama di prodotti di genere crime, in cui il protagonista è un controverso antieroe. Non che stanchi o annoi, questi soggetti hanno sempre un enorme fascino, ma sicuramente nemmeno fa gridare al miracolo, e quei trucchi utilizzati proprio per distinguersi dai simili prodotti sono forse le zavorre più deleterie per l’intero show. 

Cerchiamo allora di guardare, per prima cosa, gli aspetti positivi. L’ambientazione reale colombiana, aiutata dal fatto che un buon 60% o forse di più dei dialoghi sono in spagnolo – e fantastica è la scelta di non doppiarli anche in Italia – crea un’atmosfera particolarissima, selvaggia e di costante pericolo. Gli enormi spazi aperti, le foreste, la prostituzione, l’esercito in strada, i soldi sepolti, i quartieri poveri, la facilità del doppiogioco, sono tutti elementi che rendono Narcos un prodotto possibile solo in quell’ambiente. E qualcuno dirà che è una considerazione ovvia, essendo la biografia di Pablo Escobar. Ma non è un approdo così ovvio, perché il protagonista non è sempre il centro della narrazione, mentre qui è la totale colonna portante. Un personaggio enorme interpretato divinamente da Wagner Moura, meraviglioso attore brasiliano che azzecca il cuore del carisma di Escobar, ovvero una figura dall’aspetto assolutamente comune ma capace di annientare con estrema brutalità tutto ciò che gli si oppone.

Il personaggio di Escobar è però croce e delizia della serie, e qui arriviamo alle noti dolenti. Una figura così gigantesca infatti non solo mette in ombra tutto il resto, ma cattura in primis l’attenzione degli sceneggiatori che non sono stati minimamente in grado di creare degli opposti anche solo interessanti a metà. Tutta la parte legata alle indagini – mi verrebbe da dire tutta la parte recitata in lingua inglese – non è mai al livello della parte legata al protagonista, è noiosa ma soprattutto inutile ai fini della narrazione, e avere un attore mediocre come Boyd Hollbrook certo non aiuta. L’unica funzione reale del suo personaggio è quella di onnipresente voce fuori campo, che se fosse centellinata darebbe pure contesto, in realtà è stra-abusata fino a diventare fastidiosa e dannosa, in grado di uccidere ogni momento di riflessione.

E’ incredibile vedere che una serie essenzialmente di genere crime sia totalmente  incapace a creare personaggi interessanti tra le fila dei poliziotti. Ma qui forse sta il problema maggiore della serie, ovvero l’eccessiva presenza del “reale”.

Per distanziarsi da altre serie con soggetti simili, e sfruttare al massimo il fascino del vero Escobar, Narcos ha optato per un approccio documentaristico quasi sempre fuori luogo. Passino i reali filmati di repertorio, ma seguire pedissequamente la storia di Escobar ha soltanto creato una serie ispirata più ad una pagina di wikipedia che non ad una efficace narrativa da serialità tv. La scrittura insomma si è arresa di fronte al semplice racconto dei fatti, e Narcos alla fine è davvero un semplice racconto: dove è la psicologia dei personaggi? Dove è l’esplorazione morale di Escobar, quali sono le sue paure? Perché da narcotrafficante che come Robin Hood dava davvero i soldi alla povero gente è diventato un terrorista sanguinario contro la sua stessa popolazione? Dove è la linea grigia se tutti sono corruttibili? Dove è l’esplorazione del del carattere dell’agente di polizia in un mondo per lui così diverso? Il principale e più grave difetto di Narcos è la totale mancanza di un tema, e senza una tematica da indagare rimane solo un insieme di fatti che si potrebbero leggere su internet, non una serie tv. Non a caso, senza fermarsi mai a riflettere e indagare sui caratteri messi in campo, la futura seconda serie ha pochissimo spazio di manovra per quel che rimane da raccontare di Pablo Escobar.

Un soggetto così unico nella storia criminale del secolo scorso avrebbe meritato un approfondimento molto più graffiante, c’è poco da dire.

 

 

 

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