Deadpool – recensione

DEADPOOL

Boh.

Eh, lo so, però boh.

Sono consapevole che aprire così una recensione, in maniera del tutto inusuale – ma a questo punto in linea col film di cui parlo – e probabilmente stupida non è il massimo. Però ecco…..ancora boh.

Sono onesto, a me Deadpool è piaciuto, mi ha divertito (molto), mi ha fatto ridere (molto), però….boh. Nelle settimane precedenti è stato tanto strombazzato il “rated R” di Deadpool, ovvero in America il divieto ai minori di 17 anni, cosa che per un film di fumetti non avviene mai – plauso agli autori del film, plauso alla Fox che ha dato il benestare – e infatti il risultato è violento, sboccato, irriverente come un film di supereroi mai è stato prima, ma ho avuto la netta impressione, che non mi ha abbandonato nemmeno ore e giorni dopo la visione, che Deadpool sia SOLTANTO la voglia anarchica di fare un cinefumetto Rated R, e non raccontare la storia del proprio protagonista. Ma un buon film è tale a prescindere dal proprio rating e visto censura, o quantomeno quando non lo fa notare così tanto….se invece a Deadpool togliamo il rated R, cosa rimane? Quasi nulla, e questo è un limite ENORME.

Mi ripeto ancora: a me Deadpool ha dannatamente divertito, ed è un buonissimo e riuscitissimo esperimento di realizzare un autentico B movie, con un personaggio secondario come notorietà, all’interno della gargantuesca produzione di blockbuster dai budget altissimi e dalle ambizioni elevatissime. Chi legge da tempo questo sito/blog conosce benissimo le mie critiche ai film di supereroi, soprattutto Marvel targati Disney, che fanno troppo ridere quando non dovrebbero, sono troppo leggeri quando potrebbero approfondire qualcosa: ora paradossalmente questa non è la critica che muovo a Deadpool, la cui ironia dissacrante e totalizzante è la caratteristica fondamentale del film, il che lo rende non una commedia d’azione, ma semmai una parodia del genere supereroistico realizzata all’interno del genere stesso. L’idea è geniale, poco da dire.

Nonostante ciò, non posso negare, come già detto, che l’intero risultato mi abbia lasciato anche perplesso. Sono consapevole che Deadpool è esattamente questo, ed è pure inutile porsi la domanda “come sarebbe stato il film se avesse avuto un rating normale” perché la risposta ovvia è dire “l’ipotesi è stupida, non ci sarebbe stato il film in partenza”. E’ proprio tale monodimensionalità, ed impossibilità di declinare il personaggio in altre situazioni a farmi pensare che vedendo Deadpool non ho assistito ad un film: tolti tutti gli orpelli da sceneggiatura classica – l’origin story, la trama e lo sviluppo della stessa sono di una banalità sconvolgente, le relazioni tra personaggi inesistenti, la minaccia minima – il film è SOLO Deadpool che rompe la quarta parete e cita altri situazioni.

Può bastare? A giudicare dagli incassi, assolutamente sì. Io personalissimamente non ho fretta di guardare l’inevitabile sequel.

 

3 pensieri su “Deadpool – recensione

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