Creed – recensione

La nostalgia per il passato è sempre stata un elemento portante nella nostra vita, e forse negli ultimi tempi è addirittura aumentata vedendo le tragedie del mondo circostante in cui viviamo il nostro presente. La nostalgia è un buon porto cui possiamo sempre attraccare senza problemi. Il 2015 al cinema è stato pieno di nostalgia, e pieno soprattutto di film nuovi che hanno ricalcato la formula dei vecchi franchise dei quali fanno parte: Jurassic World ha fin troppe similitudini con Jurassic Park, ed è andato benissimo, Star Wars il Risveglio della Forza è quasi un remake del film del 1977, ed il box office ormai non si commenta più. Ora, pur bollato giustamente come spin-off, arriva Creed, prosecuzione della saga di Rocky e anche inizio di una nuova diversa storia. Eppure i sentimenti di nostalgia sono ancora la vera arma vincente. 

La boxe è uno sport strano, considerando poi che negli ultimi anni ha perso molto appeal internazionale. Eppure rimane lo sport più cinematografico in assoluto, più utilizzato dal cinema e più appagante per gli spettatori. Da un lato abbraccia la nostra voglia innata ed inconscia di “fare a botte”, o meglio reagire contro i problemi quotidiani, soprattutto è quasi terapeutico per chi non lo farebbe mai nella vita vera, e dall’altro lato rappresenta al meglio la metafora di caduta e redenzione, una chiave di volta sempre efficace per tanto cinema americano. Ecco, diciamo che questi elementi sono tutti presenti in Creed.

Il film di Ryan Coogler, uno che non ha nemmeno 30 anni e già ha dimostrato un talento sconfinato, prende parecchi luoghi comuni non tanto dei film sui pugilato, quanto dei capitolo del franchise di Rocky, e li addomestica per creare essenzialmente un bellissimo character study sui due protagonisti, Adonis Creed e Rocky Balboa. Creed parla infatti di due uomini che sono da sempre in lotta con la vita, il primo contro il proprio passato, il secondo contro il proprio futuro. Sono diversi, inevitabilmente, ma più simili di quanto loro stessi credono perché il nemico è quella vita stessa che li ha mandati al tappeto per chissà quanti round.

Coogler indovina la caratterizzazioni di entrambi i personaggi. Se nei primi film Rocky era un perdente incapace di fare tantissime cose, ma molto umano e amichevole, Adonis invece invece è uno che potrebbe avere tutto ma non vuole, è uno con talento ma che vuole guadagnarsi il proprio posto, e soprattutto vuole totalmente liberarsi dall’ombra paterna. Insomma, se Rocky era un personaggio pieno di tristezza, Adonis è caratterizzato da una fortissima rabbia interiore, il classico arrabbiato col mondo, per questo è più difficile da tifare, ma pian piano la sua redenzione, più che emancipazione paterna, diventa capacità di gioire col prossimo. Il Rocky di Stallone invece, perché pur essendo non protagonista il film è tanto suo quanto del giovane collega, è sì sempre lo stesso, ma se possibile ancora più malinconico: scritto per la prima volta non da Stallone stesso, il Rocky di Coogler ha alle spalle il meglio ma vuole continuare a vivere nel passato, e la sua vera lotta è capire che pure per lui c’è un futuro. Non so dire ora se Stallone abbia sempre avuto talento ed i copioni avuti a disposizioni delle schifezze, o se semplicemente si trasforma quando indossa i panni di questo personaggio, ma la sua performance è davvero incredibile, così umana, così reale, tremendamente toccante soprattutto in una scena, quando riceve una notizia in ospedale: il primo piano fisso su di lui è il miglior Stallone mai visto in carriera.

E’ indubbio che Creed, pur essendo una storia fondamentalmente umana e di accettazione personale, rimanga un film di boxe: c’è la musica, ci sono le corse, gli allenamenti, gli incontri, il sangue buttato sul ring. Il bello è che nulla risulta forzato, nulla risulta già visto, perché Coogler inquadra il proprio film nella modernità dei giovani d’oggi, e ha la freschezza di girare il pugilato come mai nessuno aveva fatto: il primo match di Adonis è tutto girato con un unico lungo piano sequenza, roba da capogiro, senza dubbio una delle migliore sequenze di regia degli ultimi anni.

Rocky è senza ombra di dubbio un’icona di prima grandezza del cinema americano, se non uno dei personaggi fittizi più amati del secolo scorso, e sicuramente la sua presenza è decisiva per la riuscita del film: Creed è probabilmente il miglior film della saga escluso il primo capitolo, è quello che Rocky 5 doveva essere e quello che Rocky Balboa poteva essere. Coogler ha confermato la forza di una saga che ha sempre avuto la dimensione umana davanti a tutto, la parabola di due uomini che per vincere hanno bisogno l’uno dell’altro.

 

 

Un pensiero su “Creed – recensione

  1. Pingback: Ryan Coogler dirigerà Black Panther per la Marvel | bastardiperlagloria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...