I 10 Migliori Film del 2015

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Mancava la Top Ten del 2015, un anno fantastico per il mondo del cinema. Come sempre sono arrivati film importanti da tutto il mondo, di vario genere e realizzati da registi esperti e volti nuovi, con un livello medio altissimo.

Ovviamente questa, a differenza delle altre nel sito, è principalmente una classifica personale, ma cerca di essere il più obbiettiva possibile. Ecco a voi i migliori film dell’anno appena passato.

TOP TEN 2010
TOP TEN 2011
TOP TEN 2012
TOP TEN 2013
TOP TEN 2014

 

MENZIONI SPECIALI (in ordine casuale)

 

Creed_-_Nato_per_combattere_Teaser_Poster_Italia_midCREED (di Ryan Coogler, USA)

Quest’anno sono stati tanti i film che hanno provato a sfruttare l’effetto nostalgia di vecchi franchise, su tutti Star Wars e Jurassic World. Ma se gli incassi hanno sorriso a questi due, la qualità è andata a Creed, grazie alla sapiente mano di Ryan Coogler: il regista ha utilizzato tutti i cliché della saga di Rocky per accompagnare una storia diversa, ovvero l’emancipazione delle nuove generazioni dagli errori dei padri. Rimane il carisma di Michael B. Jordan e la sorprendente intensità di Stallone, e soprattutto quel fantastico match di boxe girato con un solo piano sequenza.

 

 

ff-franceturkeyMUSTANG (di Deniz Gamze Ergüven, Turchia/Francia)

Mustang è un film che racconta la situazione di giovani ragazze nel mondo mediorientale moderno, e ci lascia un sapore ancora più amaro perché tradizioni quasi medievali sono ancora vive e vegete nella Turchia che vorrebbe tanto entrare nell’Europa politica. Il film ci mostra la condizione di cinque bellissime sorelle, i loro giochi, i loro desideri, l’oppressione che subiscono, i matrimoni combinati, i test della verginità, le tragedie e le piccole gioie, con dolore ma anche con ironia e tantissima grazia. Quella necessaria, sicuramente, alla società per capire come approcciare il futuro.

 

 

anomalisa-posterANOMALISA (di Charlie Kaufman, USA)

Il cinema complesso e ricco di idiosincrasie di Charlie Kaufman pare perfetto per l’animazione, ed ecco infatti arrivare una delle stop motion più incredibili degli ultimi tempi. Un sincero ritratto della solitudine umana e sulle barriere relazionali di questo mondo, insomma un film enormemente umanista senza mostrare un solo umano in carne ed ossa.

 

 

Dheepan_posterDHEEPAN (di Jacques Audiard, Francia)

La Palma d’Oro di Cannes 2015 è un drammatico ritratto della tragedia dell’immigrazione, un tema a dir poco contemporaneo. Le difficoltà dell’inserimento nella società occidentale, talvolta più spietata di quella lasciata a casa, e l’impossibilità di affrancarsi dal proprio passato sono temi che rendono Dheepan un film da vedere e rivedere.

 

 

Phoenix

IL SEGRETO DEL SUO VOLTO (di Christian Petzold, Germania)

Christian Petzold e Nina Hoss sono la coppia cinematografica d’oro del cinema tedesco, quelli che non possono sbagliare un film. E pur riciclando fondamentalmente i tratti di trama di Vertigo di Hitchcock, il regista crea un film così personale e emotivo da lasciare senza fiato, soprattutto nell’incredibile scena finale, con una prova di Nina Hoss da inserire negli annali del cinema.

 

 

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IRRATIONAL MAN (di Woody Allen, USA)

L’esilarante cinema di Woody Allen ha avuto spesso un lato molto cinico e pessimista, accentuato negli ultimi anni. Il suo ultimo film porta a compimento tale percorso, presentandoci uno dei personaggi più pessimisti della sua galleria, un uomo che odia la vita e riscopre la felicità solo grazie l’annullamento della vita altrui. Allen continua a giocare con la genesi del delitto perfetto, con i sensi di colpa e con la ricerca dell’impunibilità, ma ogni volta trova un prospettiva nuova e accattivante.

 

 

 

end-of-the-tour-posterTHE END OF THE TOUR (di James Ponsoldt, USA)

Una storia semplice ma universale: un uomo pieno di talento ma che quasi se ne vergogna, e fugge dal successo, ed un uomo molto ambizioso e geloso delle doti del primo. Non un gioco psicologico ma piuttosto interiore tra due anime in conflitto con loro stessi, ricchissimo di dialoghi interessanti che fanno riflettere. Nonostante il suo improvviso e tragico suicidio, David Foster Wallace non è un mistero grazie al tanto materiale che ci ha lasciato, e questo primo biopic a lui dedicato ci regala un nuovo spaccato di un personaggio indimenticabile.

 

 

Tangerine-Poster-560x825TANGERINE (di Simon Baker, USA)

Molti vi diranno che questo piccolissimo film indipendente lascia il segno perché girato semplicemente con un iPhone S5, ma in realtà c’è molto di più di cui parlare. Essenzialmente una commedia, Baker affonda il coltello nella Los Angeles multietnica e più problematica, quella che tutti provano a nascondere ma che comunque c’è. Divertente e trascinante, Tangerine è però molto toccante nei momenti silenziosi, intimi, quelli che ci ricordano le difficoltà quotidiane di una coppia di amici transgender (le due attrici protagoniste sono realmente transgender) nella nostra società.

 

 

exmachinaEX MACHINA (di Alex Garland, Gran Bretagna)

Ex Machina non è un film rivoluzionario o enormemente spettacolare, ma è un film di fantascienza low-budget tutto incentrato sulla parola, con un setting claustrofobico e appena quattro attori. A pensarci bene, è l’adattamento moderno del mito platonico della caverna: il film non è tanto interessato a capire fin dove può spingersi l’intelligenza artificiale, piuttosto è concentrato ad analizzare i limiti dell’intelligenza umana di fronte allo sviluppo della tecnologia, la quale ha sempre comunque necessità di elementi umani per esistere: parola, pensiero, manipolazione, bugia, emozioni.

 

 

Love&MercyLOVE & MERCY (di Bill Pohlad, USA)

Tra i grandi gruppi musicali della storia, è strano che il cinema si sia occupato pochissimo dei Beach Boys, considerando poi la tragica vita di Brian Wilson, un autentico genio nel suo campo. Questo biopic molto convenzionale ci mostra la sua difficile vita, la genesi e l’erosione del talento causa la malattia mentale e il rapporto con due figure paterne, una vera e una fittizia, che lo hanno sempre schiacciato. Dopotutto il genio e la follia corrono spesso sul medesimo sottilissimo filo, e Brian Wilson quel filo lo ha spezzato più e più volte.

 

 

TOP TEN

 

10.  THE LOBSTER (di Yorghos Lanthimos, Grecia/Gran Bretagna)

Andando a vedere questo film avevo grosse aspettative, ma nessuno mi aveva avvisato che Bunuel si fosse reincarnato in Lanthimos. Il regista greco aveva già dato prova nei precedenti film di una sensibilità particolarissima, ma qui abbraccia definitivamente il grottesco e realizza una delle migliori satire sociali degli ultimi anni. Nonostante l’atto finale, forse un po’ troppo serioso, The Lobster è una storia talmente bizzarra da risultare per forza di cose molto vera.

 

 

9.  SPOTLIGHT  (di Tom McCarthy, USA)

Tutti conosciamo la pagina nerissima dello scandalo dei preti pedofili della diocesi di Boston, pochi invece conoscono il lavoro fatto dalla redazione del Boston Globe per far uscire allo scoperto tali nefandezze. Spotlight è il racconto di quell’incredibile indagine giornalistica, un lavoro di ricostruzione fedele e misurato, che ha l’accortezza di non trasformarsi mai in un processo con buoni e cattivi ma mostrare semmai il percorso che ha portato a rompere il Vaso di Pandora: è un inno al vero giornalismo, al buon giornalismo, un inno che mostra cosa succede quando il giornalismo funziona, quando si muove non solo per fare rumore ma per portare dei veri ed importanti cambiamenti.

 

 

8.  MIA MADRE  (di Nanni Moretti, Italia)

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Mia Madre è la quintessenza del film morettiano: c’è la storia personale, sofferta e sincera, c’è il lavoro cinematografico, con la realizzazione di un film, c’è l’incontro tra le generazioni, col rapporto tra nonna, figlia e nipote, c’è uno spazio per il sociale, mai sopito. Eppure,  è soprattutto uno dei film più sinceri e più complessi nella filmografia di Nanni Moretti, in cui si interroga moltissimo sul rapporto tra realtà e finzione: in questo è cupo e triste, indubbiamente, ma lo è più verso il cinema inteso come lavoro che non rispetto alla sofferenza intima, in cui c’è sempre l’appiglio dell’abbraccio di una famiglia.

 

 

7.  ROOM  (di Lenny Abrahamson, USA)

Purtroppo la cronaca nera spessissimo supera la fantasia del cinema, ma è quest’ultima arte a ricordarci, paradossalmente, la forza della vita vera. Room è un commovente e potentissimo ritratto della tragedia di una persona rapita, ci mostra l’impossibilitò della vita in cattività e soprattutto quanto sia scioccante il contatto col mondo esterno. Brie Larson e il giovanissimo Jacob Tremblay sono le vere ancore emotive di un film che prende il vostro cuore e lo fa in mille pezzettini, ricomponendolo poi per ricordare che un abbraccio è la cosa più importante che ci possa essere.

 

 

6.  THE REVENANT (di Alejandro Inarritu, USA)

Credo che ormai sia assodato, Inarritu è un pazzo. Dell’incredibile lavorazione di questo film si parlerà molto, mi aspetto anche qualche libro nei prossimi anni, ed in tali difficoltà Inarritu ci ha sguazzato completamente – e con lui Lubezki che ci ha regalato una fotografia con luce naturale semplicemente clamorosa – creando un film assolutamente viscerale, un’esperienza sensoriale e primordiale che ha pochi eguali. La vendetta è il motore dell’azione, ma ancora più la vendetta che si trasforma in istinto di sopravvivenza e mostra l’uomo per ciò che è sempre stato e ciò che ancora è: il più spietato degli animali.

 

 

5.  STEVE JOBS  (di Danny Boyle, USA)

Più che un film di Danny Boyle, questo è a tutti gli effetti un film dello sceneggiatore Aaron Sorkin, stracolmo del suo stile, dei suoi dialoghi irresistibili e del suo modo di creare personaggi fastidiosi ma enormemente umani. Esemplare biopic non convenzionale, con appena tre macrosequenze in tutto il film, Boyle e Sorkin, grazie soprattutto alla strascinante performance di Michael Fassbender, ci raccontano un uomo ben consapevole di essere un antipatico arrogante che giustifica ilproprio comportamento con la sua genialità, ma cresce e migliora tramite il contatto con le persone che lo circondano. Chi si aspetta un film sulla creazione dell’Apple rimarrà deluso, questa è una delle più opere più personali e emotive degli ultimi tempi.

 

 

4.  CAROL  (di Todd Haynes, USA)

Carol appartiene a quella categoria di film che ti trasporta per due ore in un’altra dimensione, e ti fa credere definitivamente che il cinema sia pura arte, forse la più completa possibile. Un film misurato, fatto di parole non dette, sguardi che raccontano un mondo senza dire nulla, silenzi, emozioni soffocate, un calore talmente avvolgente da non aver bisogno di morbose sottolineature. Carol è totalmente incentrato sulle due protagoniste, non tanto sulla loro relazione tormentata ma più che altro su quello che comporta in loro stesse amarsi e farlo in quella società. Non ha bisogno di urli, non ha bisogno di rimarcare l’ovvio, perchè Carol ci ricorda che alla fine, soli con noi stessi, conta solo e sempre quello che abbiamo dentro, nel profondo.

 

 

3.  IL FIGLIO DI  SAUL (di László Nemes, Ungheria)

Al giorno d’oggi, una delle cose più difficile da fare al cinema è un film sull’Olocausto, quasi diventato un genere a se stante. Buona parte del pubblico di fronte a questi film esclama “Basta!” e poi trovare un modo di farli originali, che non sia la solita esplorazione del dolore, è complicato. E qui entra Laszlo Nemes: il regista ungherese ha la freschezza e l’audacia dell’esordio, e realizza quello che assomiglia molto ad un thriller ambientato in un campo di concentramento. Soprattutto ha l’intuizione di girare totalmente col primo piano sul protagonista, tenendo gli orrori sullo sfondo ma ben visibili, dando pugni nello stomaco ancora più forti. Un film che davvero non si dimentica.

 

 

2.  INSIDE OUT (di Pete Docter, USA)

Inside Out non solo è il ritorno alla forma della Pixar, ma è probabilmente uno dei film d’animazione più complessi e maturi di sempre. Già l’idea alla base del film dovrebbe far capire molte cose: mostrare come funzionano le emozioni all’interno della testa di una ragazza. Ancora una volta è un film che comprendono di più gli adulti, ma parla specificamente agli adolescenti riuscendo comunque ad intrattenere i bambini: questo è il film più universale e trasversale della Pixar, perchè il target è quella fascia d’età particolarissima che finora mai nessun film della compagnia aveva toccato così bene. La grande lezione del film è accettare la tristezza della vita col sorriso e voglia di andare sempre avanti: la paura di crescere non deve essere mai un freno, a nessuna età, ci dice Peter Docter con risate, lacrime, ottimismo e grandissima sincerità.

 

 

1.  MAD MAX: FURY ROAD (di George Miller, Australia)

Mad Max è l’atto di riappropriazione del vero cinema d’azione da parte di George Miller: ciò che offre al pubblico non è solo un film, ma una clamorosa, robotante, potente, intensa esperienza visiva, auditiva, sensoriale, una folle corsa che va avanti per due ore secche senza mai fermarsi, col termometro dell’adrenalina che schizza e non pensa minimamente a chetarsi. Sfruttando simboli semplici ma efficaci, che diventano immediatamente archetipi universali, il film disegna un mondo diverso dal nostro solo formalmente, ma nell’essenza è il medesimo, così come nella consapevolezza della disperazione, nella ricerca del meno peggio, perché un’opzione migliore del posto e del momento in cui viviamo non si trova, non esiste. L’opera di Miller è un’esperienza in grado di conciliare lo spettatore col proprio desiderio di spettacolo: in un certo senso, è l’essenza stessa del cinema.

 

Insomma, scorrendo questo titoli direi che non ci possiamo lamentare del 2015 cinematografico. Ora col nuovo anno, con tante attesissime uscite, l’abbuffata fortunatamente continua.

 

3 pensieri su “I 10 Migliori Film del 2015

  1. Concordo, è stato un anno di cui non ci si può lamentare! Mi manca qualche film dalla tua classifica; tre sono quelli che devo assolutamente vedere: Spotlight, The Revenant e The end of the tour. Quest’ultimo con qualche perplessità… forse Wallace avrebbe detestato essere protagonista di un film, ma da quanto ne ho sentito parlare sembra essere un omaggio ben fatto, intelligente e rispettoso. Insomma, lo vedrò ugualmente.

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