By the Sea – recensione

Angelina Jolie lo aveva detto e ha mantenuto la promessa: chi si aspetta il film da divi del cinema ha sbagliato di grosso. Al suo terzo film da regista, la Jolie abbandona finalmente gli scenari di guerra e realizza una storia semplice, intima, molto personale, fondata sulle persone e sui loro sentimenti. Che poi sia lei, in aggiunta, a recitare davanti alla telecamera, e con al fianco il marito Brad Pitt, pare una soluzione quasi naturale, dopotutto se il loro incontro con Mr & Mrs Smith creava la coppia nel film e nella vita vera, ora a dieci di anni di distanza By the Sea ci propone il disfacimento del matrimonio. No, non vuole dire che i due stanno divorziando davvero, anzi, ma è quasi logico che ora decidano di fare terapia e analisi del matrimonio davanti alle telecamere, davanti al loro pubblico.

By the Sea è un film piccolo che pretende soltanto di essere piccolo, e questa è la prima conquista nel disegno della Jolie. Consapevole che un film con protagonista la coppia hollywoodiana per antonomasia avrebbe risucchiato via tutta l’attenzione dal vero messaggio della pellicola, la prima operazione che fa Angelina Jolie come sceneggiatrice e regista è quella di “brutalizzare” la storia: i due sono bellissimi, gli scenari costieri europei davvero splendidi, i costumi e le scenografie anni ’70 affascinanti, ma tutto si ferma in superficie e minuto dopo minuto, scena dopo scena, dal film è portato via ogni aspetto glamour per scontarsi solo con la realtà. La bellezza circostante diventa prima un orpello, poi quasi una maledizione per i due protagonisti.

Dopotutto non poteva esserci approccio più sensato per una storia simile: lui è uno scrittore affermato ma in crisi di idee, e col bicchiere facile, lei dopo una tragedia personale è in depressione  e si abbandona volontariamente ad uno stato di pigrizia quasi catatonica; i due per salvare il matrimonio in crisi decidono di fare una vacanza nel sud della Francia, isolati da tutto, ma ovviamente il confronto diventa insostenibile, e quella stanza d’albergo l’ennesima prigione. Si, la Jolie omaggia il cinema artistico europeo di quel periodo – nei toni siamo in pieno cinema francese anni ’70, e nei temi non si può non pensare a L’Eclisse di Antonioni oppure a Viaggio in Italia di Rossellini – ma By the Sea rimane un film profondamente intimo e personale per la sua regista: più la sua Vanessa si sente in rotta col proprio corpo, più la mente corre alla recente operazione di doppia mastectomia preventiva che la Jolie ha subito, e lei asseconda tale pensiero mettendosi a nudo metaforicamente e letteralmente davanti agli spettatori.

Non inganni infatti il gusto retrò e molto compiaciuto del film, perchè By the Sea con semplicità e minimalismo cerca solo, senza puntare a cambiare le leggi del cinema, di mostrare uno spaccato del matrimonio che spesso si vuole nascondere, quel momento in cui il sentimento trova una diga e l’unico modo per provare qualcosa, e far provare qualcosa all’altro, è ferirsi a vicenda. Perde indubbiamente un po’ di forza nel finale, quando deve per forza spiegare l’origine del malessere – una scelta non necessaria che anzi banalizza il momento – ma riesce comunque a centrare il punto tra lunghi silenzi, sguardi spenti, inerzia soffocante e profonda malinconia. Rimane quindi impressa l’immagine del yoyeurismo di una coppia in rotta che, spiando insieme i giovani vicini di stanza da un buco nel muro, proiettando in loro i propri dolori ed i propri sogni di felicità infranta, ritorna per un attimo viva: un fotogramma tra i più disturbanti e tristemente romantici che il cinema ci ha recentemente regalato.

 

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