The Peantus Movie – recensione

Snoopy & Friends (sinceramente ancora non ho capito quale è il titolo definitivo in italiano) è il classico film per cui si va al cinema, pronti alla visione, con i canonici piedi di piombo. C’è tantissima attesa – chi diavolo non ama i Peanuts? Solo i cuori di pietra che non hanno avuto un’infanzia, probabilmente – ma al tempo stesso anche tantissimo terrore, perchè quei personaggi e le loro storie hanno uno spirito tutto particolare.

Ma la forza di tali personaggi, fortunatamente, è proprio quella di essere trascendentali, intergenerazionali, universali. Anche a 15 anni dalla morte di Schulz, anche in computer graphic e 3D, Snoopy & Friends convince pienamente.

Il più grande e lieto sospiro di sollievo credo provenga, per iniziare, dal look visivo del film. Tutti, me incluso, temevano la possibilità di far cozzare il classico disegno a mano delle strisce di fumetti con l’animazione computerizzata moderna, creando un ibrido senza senso, oppure sacrificando il primo per il secondo stile; invece si è optato per includere il disegno animato nella stessa computer grafica, creando un meraviglioso omaggio alla matita di Schulz visivamente bellissimo.

Inevitabilmente sono stati fatti degli aggiustamenti: i personaggi sono meno malinconici, il tono meno fatalista, l’umorismo più infantile, ma sono scelte davvero necessarie per presentare il il film ad un pubblico di bambini che i Peantus, per sfortuna loro, non sanno nemmeno cosa sono e chi sono. Scelte che, appunto, non compromettono mai il risultato finale o annacquano lo spirito originale, perchè le caratteristiche dei personaggi di Schulz, i loro tormenti, le idiosincrasie ci sono tutti. E così, mentre i bambini imparano a conoscere i Peanuts e si divertono, i più grandi sono felici nel rivedere la coperta di Linus, la sfortuna di Charlie Brown, il pianoforte di Schroeder, il banchetta da psicanalista di Lucy, il duello eterno tra Snoopy e il Barone Rosso, la ragazza dai capelli rossi saggiamente centellinata, e così via. Magari c’è meno di riflessione rispetto a quelli proposta dalle strisce di Schulz – ma chi è più riuscito a riproporre quel talento? – ma il film stimola divertimento e lieta nostalgia, un mix sempre vincente.

 

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