Speciale Roma 2015 – Giorno 1

E la prima giornata della decima edizione della Festa del Cinema di Roma è andata. Andata molto bene, c’è da dire. Appuntamenti interessanti – ma quello si sapeva, abbiamo avuto solo conferme in tal senso – e soprattutto clima delle grandi occasioni in tutti gli spazi dell’auditorium romano, complice anche il week-end.

Ovviamente, con un programma vasto e orari spesso in conflitto tra di loro, tocca scegliere cosa vedere e saltare tante altre cose che purtroppo non si recupereranno più. Oltretutto per noi accreditati stampa la beffa è spesso doppia, perchè per riuscire ad entrare in sala – i posti per gli accreditati sono riservati ma limitati – si deve fare una fila interminabile, soprattutto per i grandi appuntamenti. Non è una critica all’organizzazione romana, anzi, una semplice constatazione della realtà di tutti i festival, in cui spesso si perde qualcosa perchè “si deve fare la fila”. Sfogo a parte, in realtà, sono fortunatamente riuscito a vedere tutto quello che volevo, con tanto di spazio per una stretta di mano sul red carpet a Isabella Rossellini, una grandissima artista – attrice le va quasi stretto – che nelle vene al posto del sangue ha la pellicola cinematografica.

Il primo appuntamento del pomeriggio per me è stato l’incontro col pubblico – eventi da sempre fiore all’occhiello della manifestazione romana – con Joel Coen e la moglie, musa, fantastica interprete Frances McDormand, incontro moderato dal direttore artistico della Festa in persona, Antonio Monda, anche amico personale della coppia. L’incontro saggiamente non è stato incentrato sul cinema dei Coen, dopotutto era presente solo uno dei due fratelli, ma sulla collaborazione artistica e poi tra le mura domestiche di Joel Coen e Frances McDormand, che ha recitato in 6 film del marito (e quindi anche del cognato). Joel Coen, si sapeva, è il più taciturno dei due fratelli, le sue risposte infatti, per quanto mai banali, non hanno certo scaldato la platea. Più solare e loquace Frances McDormand, che ha raccontato l’esilarante storia del primo provino con i Coen, e quindi anche primo incontro col marito, un divertente aneddoto sulla lavorazione di Burn After Reading, e soprattutto la sua ammirazione per Anna Magnani. Ma domande e risposte a parte, più interessante è stata la scelta, tramite clip mostrate al pubblico, dei lavori che i due preferiscono dell’altro: Joel, scegliendo una performance della moglie non diretta da lui, ha scelto la recente miniserie tv Olive Kitteridge, in effetti un fantastico showcase per il talento drammatico della McDormand; quest’ultima invece, chiamata a scegliere il suo film preferito del marito e del cognato in cui non ha recitato, ha scelto A Proposito di Davis, a cui si è riferita con una descrizione magnifica: “per me è un film quasi perfetto, una bellissima storia su un perdente di talento fatta da chi non lo è, anzi tutt’altro, che però han capito perfettamente la situazione in cui vive il protagonista, e questo è grande cinema“. I due insieme, infine, hanno scelto un film per loro significativo della collaborazione tra un regista e una attrice/moglie, e hanno optato per il bellissimo film cinese La Storia di Qui Ju di Zhang Yimou interpretato dall’allora compagna Gong Li (il film è del 1991): se la McDormand ne ha evidenziato gli aspetti femministi, Joel Coen ha detto che è uno dei pochissimi film stranieri in cui c’è un ruolo che avrebbe potuto interpretare perfettamente anche la moglie.

La sera poi è arrivato finalmente il turno di vedere un film, naturalmente l’atteso film d’apertura della Festa, ovvero l’americano Truth di James Vanderbilt, storia vera del flop giornalistico che portò al licenziamento della produttrice tv Mary Mapes e al ritiro dello storico conduttore Dan Rather, dopo che una loro inchiesta sulla militanza giovanile del presidente George Bush nelle forze armate si rivelò falsa, o quantomeno costruita su fonti non provate. Ho visto il film non nella grande Sala Sinopoli – evitando quindi la grande passerella di presunti vip che vengono spesso solo per farsi fotografare –  ma nella nuova Mazda Cinema Hall, una tensostruttura inaugurata quest’anno e che, non a caso, avrebbe ancora bisogno di rodaggio (in pratica, essendo in strada e fuori dall’auditorium, si sentono tutti i rumori che provengono dall’esterno). Ma fattori esterni a parte, Truth è un film efficace nel raccontare il lato fallimentare del giornalismo, quello in cui la notizia conta più della sicurezza delle fonti e in cui gli interessi corporativi hanno la precedenza sul rispetto delle persone. Una storia sicuramente interessante e singolare, praticamente la protagonista è sia fautrice del flop sia vittima, ma troppo tendente all’agiografia. Gli interpreti, su tutti una torreggiante Cate Blanchet, sono assolutamente in palla, ma la realizzazione della storia lascia un po’ a desiderare: il film è l’esordio alla regia dello sceneggiatore James Vaderbilt, ed è lampante, non casualmente, che una storia simile in mano ad un altro regista, in grado di limare alcuni dettagli ed evidenziare determinati aspetti rispetto ad altri visti nel prodotto finale, sarebbe potuta trasformarsi in un gran film, cosa che Truth non è.

La giornata inaugurale della Festa è sicuramente promossa, nonostante qualche fattore dovuto naturalmente alla canonica confusione del primo giorno. Ma la qualità, e questa è la cosa più importante, mostra potenziale notevole per i prossimi giorni.

 

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