Black Mass – recensione

In un certo senso, molto paradossale, i film di Martin Scorsese hanno rovinato tutto il genere dei gangster movies, perchè ormai è impossibile vederne uno senza che la mente vada a quei film o arrivi l’inevitabile paragone. E non è nemmeno tutta colpa nostra, perchè anche i giovani autori che approcciano queste storie sono influenzati da quei film nell’estetica e non solo. Ridurre però Black Mass a figlioccio dei film di Scorsese, come molti hanno fatto, è un po’ ingeneroso, perchè il regista Scott Cooper decide di mostrare James “Whitey” Bulger ed i suoi amici attraverso la lente nichilista e intimista che ormai lo caratterizza in ogni suo film. Insomma, Black Mass evita sia l’approccio antropologico dei gangster di Scorsese sia l’afflato epico dei mafiosi di Coppola, e si avvicina maggiormente ai fantasmi di strada di Gli Amici di Eddie Coyle, non a caso sempre ambientato a Boston.

Pur raccontando una storia famosissima e molto significativa, e mostrandola nel suo sviluppo addirittura in un ventennio preciso, dal 1975 al 1995, al film non interessa mai l’epica dei gangsters o i cambiamenti storico/sociali dell’America circostante: Bulger, i suoi amici ed i suoi rivali sono sempre gli stessi dall’inizio alla fine, addirittura nell’abbigliamento. Una scelta voluta, molto indicativa nel mostrare come sono i criminali a modellare la società, incancreniti in ogni struttura, e non viceversa. Certo, da un altro punto di vista questa scelta può anche essere un difetto: per un film incentrato su una storia così importante, la trama è il vero anello debole, è troppo convenzionale come biopic e narrativamente si muove di omicidio in omicidio, con una struttura quasi episodica.

E Cooper infatti, come mostrato in Crazy Heart prima e in Out of the Furnace poi, si interessa principalmente ai travagli interiori dei personaggi e muove la storia attraverso di loro. E se il Whitey Bulger del film è esattamente quello che ci aspettiamo, un criminale a tutto tondo a cui viene riservata, per non disegnare una macchietta monodimensionale, la giusta dose di umanità, ma mai troppa per non far perdere di vista che quello è un efferato mostro, paradossalmente il vero protagonista tematico del film è l’agente FBI John Connolly. Il personaggio interpretato con grande carisma da Joel Edgerton è l’incarnazione della Boston complice per decenni dei crimini di Bulger, ossia l’uomo di legge per cui, più della giustizia, conta la lealtà dell’amicizia data fin da bambini; Connolly non è, semplicisticamente, l’altro lato della medaglia di Bulger, ma è lo stesso lato solo vestito meglio, con un distintivo e con meno capacità di esprimere la violenza innata. Cooper con l’agente Connolly racconta non solo la complicità tra Bulger e l’FBI, ma anche la complicità morale di tanti uomini di Boston, uomini che avrebbero voluto essere gangster e ammiravano veramente Bulger (il vero agente Connolly anche dopo l’arresto non accuserà mai Bulger).

Il bello è che, nonostante la chiave tematica e morale del film sia nel personaggio di Connolly, Black Mass non smette mai di essere “il film su Whitey Bulger”, un’ombra che aleggia in ogni scena. Inutile girarci intorno, il merito è soprattutto della fantastica interpretazione di Johnny Depp, che giganteggia su tutto e tutti. E’ bello vedere che un attore del suo talento, nonostante i tantissimi film commerciali che stanno segnando questa fase della sua carriera, non si sia dimenticato come recitare, e anzi firmi una delle sue prove più convincenti. Il Bulger di Depp non è un semplice mafioso di strada, non è un semplice uomo duro pronto a scatti di violenza, non è solo un carismatico e pericoloso leader, il suo Bulger è una figura sfuggente, minacciosa solo col taglio degli occhi, enigmatica; il suo aspetto vampiresco ed il tono di voce seducente (guardatelo in lingua originale) azzeccano perfettamente l’aura che Bulger negli anni ha creato intorno a se, e Depp ne interpreta il mito – senza mai celebrarlo – prima ancora che l’uomo.

Scartando l’epicità per la sobrietà, ed eliminando saggiamente tutti i rischiosi toni pulp, Black Mass non è certamente il nuovo grande gangster movie che segna la storia del genere, ma è un attento studio sulla falsa morale su cui si fondano i fragili legami nel mondo criminale. Ed analizzando ciò, il film si permette il lusso di riportarci un Johnny Depp al massimo della forma.

 

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