The Martian – recensione

Si sa, a Hollywood sono le mode ad andare per la maggiore. Basta che qualcosa abbia successo, o perlomeno intercetti un certo non so che, e tutti seguono a ruota. The Martian è solo l’ultimo capitolo di un filone recentissimo di film di fantascienza in cui è più importante porre l’enfasi sulla parola “scienza” e molto meno, anzi quasi zero, sul termine “fantasy”. Non ci sono alieni, non ci sono mostri, non ci sono assurdi pericoli galattici da affrontare, e ciò fa del film di Ridley Scott, uno che del genere in questione se ne intende assai, per usare un eufemismo, il parente più prossimo di film come Gravity e Interstellar (e non a caso, se quest’ultimo aveva il fisico Kip Thorne come consulente alla sceneggiatura, The Martian arriva dal libro di Andy Weir, un ex ingegnere informatico, e si è avvalso del supporto tecnico della NASA in fase di riprese). 

Il banalissimo e non necessario titolo/sottotitolo italiano “Sopravvissuto” sceglie di mettere l’accento invece sull’aspetto centrale della trama del film, ovvero il fatto che il nostro protagonista, un Matt Damon ormai abbonato ai viaggi spaziali e sempre in bisogno di essere recuperato fin da Salvate il Soldato Ryan, rimasto solo su Marte deve sopravvivere su un pianeta che non sia la Terra. Ovviamente, ma non è una novità, i titolisti italiani sbagliano ad identificare in ciò l’elemento portante, perchè se vogliamo trovare un vero difetto al film – oltre ad essere, a tratti, un grosso spot pubblicitario per la NASA – è quello di essere fin troppo superficiale nel ritratte la solitudine del protagonista. The Martian infatti è più lontano da Cast Away di quanto non sembri: l’esperienza solitaria è troppo velocizzata, il continuo andare avanti e indietro tra Marte e la stazione spaziale terrestre allenta la tensione invece di accumularla, e il protagonista è sempre troppo allegro considerando la sua situazione disperata. Parliamo di qualcuno che rimane un anno e mezzo da solo e a rischio della vita su Marte, e sinceramente il film lo approfondisce poco.

Quello che invece funziona è tutto l’aspetto tecnico e scientifico, ma soprattutto come la sceneggiatura di Drew Goddard ed il ritmo imposto dalla regia di Ridley Scott riescano ad inserirlo in un contesto da film di puro intrattenimento, non facendo mai pesare elementi e discorsi altrimenti poco comprensibili al grande pubblico. Ogni azione, che sia del protagonista o della NASA, ha prima una spiegazione e poi una conseguenza, sempre con una base di credibilità anche per i momenti più bizzarri, quindi persino coltivare patate su Marte e creare dal nulla il fuoco diventa coerente e sensato. Così come il libro di Weir – non a caso raramente ho visto un film così fedele alla fonte originale – The Martian è una delle opere più “nerd” mai realizzate ed al tempo stesso comprensibile, divertente e avvincente, pregna di quell’enfasi da feel-good movie e consumo di popcorn all’Armageddon (per una volta che un paragone con un film di Michael Bay non è negativo, facciamolo senza vergogna).

Naturalmente, anche quando la scienza è trattata con dignità e non trasformata in un mero sfondo per mostrare alieni, il film sarà fatto oggetto dei classici articoli “quanto è verosimile?” che dimenticano totalmente l’essenza da prodotto d’intrattenimento. Godetevi il film e basta, se poi piacerà o meno non sarà certo per un errore nella ricetta delle patate marziane.

 

 

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