Road to Oscar: emergono i primi favoriti

Oggi inizia ottobre, e se nel panorama cinematografico ciò non vuol dire molto, oltreoceano la data si traduce come il primo mese trascorso a parlare di Oscar e premi vari. E noi con loro, quindi.

E’ il momento di fare un nuovo riassunto della situazione – per le “puntate precedenti” trovate tutti gli articoli, pronostici e pure il nuovo podcast nella sezione del blog Road to Oscar come sempre – anche perchè in un mese sono successe davvero molte cose.

Attualmente siamo nel bel mezzo del festival di New York, che però di grossi candidati svelerà solo Bridge of Spies, il nuovo film Steven Spielberg. Più importante è stata la tornata dei tre festival consecutivi di inizio settembre – Venezia, Telluride, Toronto – da cui possiamo decretare due titoli emersi più forti in assoluto: Spotlight e Room (e qui mi prendo un secondo di vanto, avendoli messi in risalto nei miei pronostici prima del festival, Room col pronostico di Brie Larson come attrice, e Spotlight col pronostico tra i migliori film).

Room è sicuramente il film del momento, il classico piccolo film indipendente che però fa parlare molto di se, e ha appena vinto il premio del pubblico a Toronto, un viatico eccezionale vedendo chi lo ha ottenuto nell’ultimo decennio. Il film però, proprio perchè molto piccolo, e prodotto da una compagnia con nessuna esperienza in campagna promozionale dell’Oscar (ovvero la A24, che no, non è un’autostrada, ma una bellissima compagnia indipendente di alta qualità), deve reggere la pressione per molti mesi, e non sarà facile. La mia idea attuale? Il film potrebbe seguire il percorso e diventare il nuovo Precious, e non sarebbe male.

Spotlight, un titolo che per battere il martello finchè caldo è passato in pochissimi giorni in tutti e tre i festival citati, è per molti il grande favorito del momento, almeno tra i film visionati finora. Ho avuto la fortuna di vederlo e scrivere la recensione, e mi accodo ai commenti entusiasti, è un film ottimo e può piacere ad un vasto pubblico in modo trasversale, e quindi in sede di premi può dire moltissimo. Anche qui però il film ha alle spalle una casa molto acerba, ovvero la Open Road Films che finora non ha MAI portato un suo titolo ad essere nominato come miglior film. Intanto, la prima mossa della produzione è stata quella di mettere l’intero cast come non protagonista, una scelta giusta, essendo un film corale in cui nessun ruolo domina sull’altro. La mossa potrebbe anche avere l’effetto negativo di far cannibalizzare gli attori, cioè con Keaton e Ruffalo che si tolgono voti a vicenda nella medesima categoria, ma solitamente quando un film corale è molto forte e amato, e questo pare il caso di Spotlight, una “candidatura di bandiera” riesce sempre a portarla casa (vedi Mark Wahlberg con The Departed o Alan Arkin con Little Miss Sunshine, per fare due esempi simili). Riuscirà invece a reggere lo status di favorito? E’ difficile a dirsi perchè ancora mancano all’appello film molto grossi (ci arriveremo a breve), ma non è presto come molti analisti fin troppo cauti dicono: film come Argo e 12 Anni Schiavo furono proclamati favoriti proprio a settembre (tra l’altro, sempre dopo Telluride e Toronto) e ressero fino alla serata decisiva.

Ma saltando i primi festival, capita spesso che qualche film, sentendosi molto fiducioso delle proprie potenzialità, decida di entrare a corsa già iniziata. Quest’anno è capitato a The Big Short, film sulla crisi economica americana di Adam McKay, che sarà presentato all’AFI Festival (evento di novembre divenuto col tempo sempre più importante, lo scorso anno due film nominati, American Sniper e Selma, debuttarono proprio qui). Il film ha le certa in regola per essere “fastidioso” ai titoli già schierati: tema importante, gran cast – pure questo corale, ma Steve Carell sarà proposto come protagonista – e una compagnia solidissima come la Paramount alle spalle. Soprattutto, se ci credono così tanto, qualcosa vorrà pur dire.

E parlando appunto dei pesi massimi, è incredibile come tre film, per tutti tra i grandi favoriti, siano proprio i tre titoli che rischiamo di vedere più tardi, addirittura dopo tutti i festival. Parlo di The Revenant, The Hateful Eight e Joy. Il primo è ancora in fase di montaggio, Inarritu è un perfezionista e ha finito le riprese molto tardi, e più che commentare i trailer meravigliosi, la fotografia di Lubezki e il carisma di DiCaprio, non possiamo dire oltre. Il secondo ha iniziato la fase dei test screening, e i primi responsi – che però non provengo ne da critici ne da esperti, va detto – parlano dell’ennesimo colpo di Tarantino: film dalla durata vicina alle tre ore, e note di merito per Jennifer Jason Leigh e Samuel L. Jackson, una conferma delle mie sensazioni dopo aver la sceneggiatura (si parla di Jackson come attore protagonista, ma personalmente credo che tenendo Jackson tra i non protagonisti, dove merita essendo un altro film corale, ha grosse chance di vincere la statuetta). Il terzo, il film di David O. Russell, è quello più misterioso, oltre un breve teaser non siamo ancora andati. A breve dovrebbero iniziare i test screening anche di questo film, su cui le aspettative sono sicuramente alte.

Insomma, stiamo entrando pian piano nel vivo della stagione. Nei prossimi giorni qui nel blog troverete pubblicati i nuovi pronostici, categoria per categoria, aggiornati dopo le notizie appena riportate, e la settimana successiva una nuova edizione del nostro Oscar Talk per commentare a voce quanto successo e capire le sensazioni uscite dal New York Film Festival. Il divertimento inizia adesso.

 

Un pensiero su “Road to Oscar: emergono i primi favoriti

  1. Pingback: Road to Oscar 2016: Pronostici d’autunno, attori e attrici | bastardiperlagloria2

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