Everest, opinioni sparse

Il titolo, senza troppi giri di parole, dice già tutto. Cosa possiamo aspettarci da un film che si chiama Everest?

Tratto dal racconto biografico Jon Krakauer, a sua volta ispirato alla terribile spedizione del 1996 in cui morirono 8 scalatori, il film è la cronaca fatta e finita di quanto accaduto (ovviamente con le canoniche e necessarie libertà creative). Assodato tutto ciò, e anche accettato – perchè ripeto, il titolo non crea false aspettative – il quesito ora è un altro: può davvero interessare un film simile nel panorama cinematografico odierno?

ll film dell’islandese Baltasar Kormakur è un prodotto commerciale senza false suggestioni, il più classico dei film appartenenti al filone catastrofico che, nella seconda e lunga parte, diventa a pieno diritto un survival movie. Fin qui tutto bene, se non fosse che riportare il mondo della montagna al cinema non è affatto facile. La prima parte, dedicata alla preparazione della scalata, è banale e priva di ritmo, ma soprattutto totalmente poco pregnante a chiunque NON si interessi di alpinismo (e credo la maggior parte degli spettatori); la seconda parte, quando entra in gioco l’azione, suppongo sia invece detestata da chi ama le scalate, perchè si dedica al dramma e alla lotta per sopravvivere invece che la traguardo rappresentato dall’impresa. Più che un film, è un gatto che si morde la coda, nemmeno in grado si sviluppare le proprie tematiche forse più interessanti pur mostrandole nella narrazione (su tutte, la commercializzazione capitalista delle scalate sulle vette più alte del mondo, diventate più turismo a pagamento che non impresa umana).

Everest rimane visivamente un grande spettacolo, con una fotografia in 3D notevolissima che, abbinata ad un sapiente uso del sonoro, rende l’idea del terrore di trovarsi a 8000 metri di altezza. Ma forse come film non suscita un vero interesse ed una vera emozione, considerando che le parti sulla carta più emotive sono trattate col classico clichè delle telefonate (e tutte le parti femminili sono all’altro capo del telefono, una trovata che annienta la loro recitazione). Diciamoci la verità, se non fosse per il grande cast, forse di questo film nemmeno si parlerebbe più di tanto, con altri attori sarebbe passato in sordina come “disaster movie dall’alto budget”. Il vero merito di Kormakur non è quello di aver girato delle belle scene, ma quello di aver convinto così tanti bravi attori e attrici a legarsi ad un simile progetto.

 

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