Tutti i vincitori degli Emmy Awards 2015: il commento

Ok, si sono conclusi anche gli Emmy Awards 2015. In pratica, il mio commento si può riassumere in due reazioni che si sono susseguite nel giro di pochi minuti….

… Ma non è possibile! COME FA A NON AVER VINTO JONATHAN BANKS! E’ uno scandalo, vergognatevi, fate schifo! ABBASSO GLI EMMY!

…Si! HA VINTO JON HAMM! ERA ORA! EVVIVA GLI EMMY!

Ecco, se ora volete un breve commento più tecnico e approfondito, continuate dopo il break.

 

COMMEDIA

Iniziamo dalle cose positive, anzi bellissime: finalmente Modern Family non ha vinto. NIENTE. In nessuna categoria. Dio sia lodato.

Venendo poi al resto, si sapeva in origine che la sfida sarebbe stata tra Veep e Transparent, che non a caso si sono spartiti tutti i premi della categoria (escluso attrice non protagonista andato a Allison Janney per Mom, e come detto in sede pronostici lei in pratica vince in automatico, non c’è nemmeno da stranirsi più ormai).

Il bello è che, quasi strano per l’Emmy, a mio parere la divisione è stata anche giustissima, cioè hanno vinto esattamente i premi che dovevano vincere: Transparent non poteva perdere con Jill Soloway alla regia e con l’interpretazione fantastica e commovente di Jeffrey Tambor come protagonista, e le loro vittorie hanno anche permesso di portare sul palco, nei discorsi, voce per i diritti LGBT; Veep ha vinto giustamente per la sceneggiatura sempre arguta, per il brillante Tony Hale come non protagonista e per la sempiterna vincente Julia Louis-Dreyfus, una che, per quanto è brava e simpatica, non riesci nemmeno ad arrabbiarti più di tanto del fatto che vinca ogni anno (anche se il pensiero che Amy Poehler non abbia mai vinto per Parks & Recreation non mi abbandonerà mai). Nel duello finale la miglior serie è andata a Veep, e non mi sento di discutere, secondo me la serie di Armando Iannucci è molto più completa rispetto al rivale, oltretutto Transparent è alla prima stagione e ha tempo per rifarsi, mentre Veep ha più o meno raggiunto l’apice e se non avesse vinto quest’anno avrebbe un po’ finito la benzina.

 

MINISERIE

Qui spendo davvero poche parole di commento per due motivi: non ho visto le miniserie in gara, quindi non saprei cosa dire in termini di merito e qualità; Olive Kitteridge ha vinto TUTTO, ovvero ben 6 premi su 7 disponibili per le miniserie (l’unico non vinto è stato quello dell’attrice non protagonista andato a Regina King per American Crime, nell’unica vera grande sorpresa dell’intera cerimonia), quindi da commentare c’è davvero ben poco, se non applaudire e decidere di recuperare l’opera di Lisa Cholodenko.

 

DRAMMA

Anche qui, i pronostici della vigilia (non i miei, che sono andato più col cuore che con la testa) sono stati rispettati: il favorito era diventato Game of Thrones, e finalmente la serie tratta dai libri di George R.R. Martin ha trionfato. E di trionfo vero e proprio devo parlare, avendo conquistato la serie ben 12 premi, ovvero il record assoluto nella storia degli Emmy per una serie drammatica. La conferma che ormai il fantasy è stato definitivamente abbracciato dall’industria e non è più solo un “prodotto di genere”. Ma soprattutto, è la consacrazione definitiva dello spazio conquistato dalla serie nell’immaginario pop collettivo, considerando che ha vinto dopotutto per quella che secondo me, finora, è stata la sua stagione più debole.

L’andazzo si era capito subito al momento della consegna del primo premio della serata per i dramma, ovvero la sceneggiatura andata all’episodio finale della stagione di Game of Thrones, forse la categoria in cui il successo era meno atteso. Da lì è iniziata la valanga inarrestabile, culminata nella vittoria per la regia (meritata), e soprattutto nel secondo Emmy in carriera per Peter Dinklage come non protagonista: allora, io adoro Tyrion Lannister, amo ancora di più Dinklage, e sono felice a prescindere quando vince qualcosa…..ma vederlo vincere sull’ultrafavorito e ultrameritevole Jonathan Banks è stata una follia che rasenta lo scandalo. Se Banks non ha vinto quest’anno non credo vincerà più, purtroppo, e la decisione è stata la prova che la forza di una serie è più importante dell’episodio mandato ai giurati (i premi vengono assegnati in base non all’intera stagione televisiva, ma ad un singolo episodio scelto dalla produzione della serie: Banks aveva “Five-O”, l’episodio di Better Call Saul che ricostruisce la backstory del suo personaggio, un episodio per cui avrebbe dovuto vincere in ogni categoria).

Ma a parte questo, nella categoria del dramma la giuria degli Emmy ha fortunatamente deciso di fare la storia quest’anno: con la sua vittoria come attrice non protagonista, Uzo Aduba è divenuta la prima performer a vincere col medesimo personaggio sia nel comedy, lo scorso anno, sia nel dramma quest’anno, favorita dal cambiamento di collocazione (per me piuttosto discutibile) di Orange is the New Black; Viola Davis, un’attrice che soprattutto al cinema meriterebbe molto di più, è diventata la prima performer di colore a vincere come attrice protagonista; finalmente Jon Hamm alla 16esima nomination ha portato a casa una meritatissima statuetta – roba che mi ha fatto esultare alle 4e30 di notte – interrompendo proprio all’ultima occasione utile la maledizione di Mad Men che finora, pur avendo fatto ammasso di premi nel corso degli anni, non aveva mai vinto per una interpretazione maschile o femminile. Finalmente possiamo dire che un personaggio iconico come Don Draper è riconosciuto dagli Emmy.

 

Ci sarebbe anche qualcosina da dire in più, magari sulla performance un po’ fiacca del presentatore Andy Samberg, oppure sul bellissimo e toccante ritorno sulla scena di Tracy Morgan, oppure sottolineare il fatto che la HBO ha vinto per miglior commedia, miglior miniserie e miglior dramma (qualcuno sta festeggiando molto forte ora), ma vi lascio al recupero dei video della serata che ovviamente fioccano su youtube, e alla lista completa dei vincitori che trovate qui sotto:

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA IN UNA COMEDY

  • Allison Janney per Mom

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA IN UNA COMEDY

  • Tony Hale per Veep

MIGLIOR SCENEGGIATURA IN UNA COMEDY

  • Simon Blackwell, Armando Iannucci e Tony Roche per Veep, con l’episodio  “Election Night”

MIGLIOR REGISTA IN UNA COMEDY

  • Jill Solloway per Transparent, con l’episodio “Best New Girl”

MIGLIOR ATTORE IN UNA COMEDY

  • Jeffrey Tambor per Transparent

MIGLIORE ATTRICE IN UNA COMEDY

  • Julia Louis-Dreyfus per Veep

MIGLIOR REALITY

  • The Voice

MIGLIOR SCENEGGIATURA IN UNA MINISERIE O FILM TV

  • Jane Anderson per Olive Kitteridge

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA IN UNA MINISERIE O FILM TV

  • Regina King per American Crime

MIGLIOR REGIA PER UNA MINISERIE O FILM TV

  • Lisa Cholodenko per Olive Kitteridge

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA IN UNA MINISERIE O FILM TV

  • Bill Murray per Olive Kitteridge

MIGLIORE ATTRICE IN UNA MINISERIE O FILM TV

  • Frances McDormand per Olive Kitteridge

MIGLIOR ATTORE IN UNA MINISERIE O FILM TV

  • Richard Jenkins per Olive Kitteridge

MIGLIOR MINISERIE O FILM TV

  • Olive Kitteridge

MIGLIOR SCENEGGIATURA PER UNO SHOW DI VARIETA’

  • The Daily Show con Jon Stewart

MIGLIOR SHOW SKETCH / VARIETA’

  • Inside Amy Schumer

MIGLIOR REGIA PER UN TALK SHOW DI VARIETA’

  • The Daily Show

MIGLIOR TALK SHOW DI VARIETA’

  • The Daily Show

MIGLIOR SCENEGGIATURA PER UNA SERIE DRAMMATICA

  • David Benioff e D.B. Weiss per Game of Thrones, con l’episodio “Mother’s Mercy”

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA IN UNA SERIE DRAMMATICA

  • Uzo Aduba per Orange is the New Black

MIGLIOR REGIA IN UNA SERIE DRAMMATICA

  • David Nutter per l’episodio “Mother’s Mercy” in Game of Thrones

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA IN UNA SERIE DRAMMATICA

  • Peter Dinklage per Game of Thrones

MIGLIORE ATTORE IN UNA SERIE DRAMMATICA

  • Jon Hamm per Mad Men

MIGLIORE ATTRICE IN UNA SERIE DRAMMATICA

  • Viola Davis per How to Get Away with Murder

MIGLIOR SERIE COMEDY

  • Veep

MIGLIOR SERIE DRAMMATICA

  • Game of Thrones

 

 

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