Operazione U.N.C.L.E. – recensione

Oltre la propria qualità (ve lo anticipo subito: molto poca), il più grosso difetto di Operazione U.N.C.L.E. è l’arrivare troppo in ritardo, nettamente fuori tempo massimo. A mischiare azione e ironia con una storia di spionaggio ci ha appena pensato, più che egregiamente, il quinto Mission Impossibile, e pensare alla parodia del genere spy ha già provveduto pochi mesi fa Kingsman Secret Service. L’unico guizzo del film è quindi quello di lasciare l’ambientazione all’epoca vera dello spionaggio, ovvero gli anni ’60 con personaggi da Guerra Fredda autentica, ma questo si è rivelato solo l’ennesimo assist per far trionfare lo stile sulla già poca sostanza.

Insomma, non ne va bene una. 

Perchè per quanto sia divertente e volutamente leggero, Operazione U.N.C.L.E. finisce per essere vittima della propria leggerezza. Il film a lungo andare si rivela del tutto inutile, e non riesce nemmeno ad essere quel prodotto commerciale di svago per cui passare due ore al cinema, proprio perchè la mente va velocemente a simili tentativi già visti fin troppo recentemente: Skyfall, Bourne, Mission Impossible, Kingsman, perfino il comico Spy, ognuno ha regalato una versione diversa e unica pur nel medesimo genere, e ora il film di Guy Ritchie non riesce a ritagliarsi una propria dimensione.

Ma appunto, parlando di vittima di se stessi, l’obiettivo va dritto sul regista. Il Guy Ritchie hollywoodiano, così diverso da quello degli inizi, è ormai un arredatore più che un vero regista, uno stilista più che un vero comandante, il cui tocco è totalmente impegnato nel look e non nel dare un briciolo di profondità o equilibrio al film. Ritche stesso è un accessorio più che un’arma in più per il film. Faceva più o meno lo stesso nei due Sherlock Holmes, ma lì almeno la forza della storia, il tocco steampunk, il carisma dei protagonisti facevano la differenza. Operazione U.N.C.L.E. invece ci regala due belloni totalmente privi di personalità relegati a ruoli stereotipati, e le bravissime Alicia Vikander e Elizabeth Debicki messe in secondo piano con molto poco da fare.

Nell’ultimo biennio il genere di spionaggio ha dimostrato una rinascita e una forza davvero inattesa, con punti di vista sempre diversi: Operazione U.N.C.L.E. ha pensato che l’idea di tornare agli anni ’60 fosse sufficiente, ma non ha mai giustificato narrativamente la scelta o seguito l’idea con originalità e personalità, finendo per essere l’epitome del popcorn movie che più fine a se stesso non si può.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...