True Detective 2×07/2×08 – verdetto finale

Ora che siamo arrivati alla conclusione possiamo anche non nasconderci più. Insomma, le prime due puntate hanno generato qualche timore, la terza e quarta puntata hanno creato un sospetto, la quinta e sesta puntata ci hanno dato la brutta consapevolezza, e la settima e ottava puntata hanno decretato la conferma: la 2° stagione di True Detective è una grossa delusione.

Non è una brutta serie – in giro c’è di peggio, e molte cose le possiamo salvare – ma indubbiamente è una stagione di gran lunga insufficiente, in cui hanno regnato noia e inutili complicazioni.

E’ abbastanza triste ora partecipare al gioco dell’assegnazione delle colpe, ed in particolare prendersela con Nic Pizzolato. Dopotutto quando c’è stato da elogiare la prima stagione, gli applausi sono andati al regista Cary Fukunaga e agli interpreti, ora che c’è da criticare la seconda stagione le accuse vanno tutte allo sceneggiatore. Eppure Pizzolato è l’uomo dietro entrambi le stagioni, colui che le ha create e confezionate. La prima differenza lampante tra le due stagioni è però la mancanza di una visione coerente di fondo, e questa è colpa della HBO, che ha deciso di approcciare questa seconda stagione con registi diversi episodio per episodio – come fanno le altre serie tv – mentre nella prima stagione, interamente girata da Fukunaga, il tocco di un solo regista è stato fondamentale per eviscerare qualcosa di più dai copioni e creare un’atmosfera indimenticabile.

Ma anche per questo, pur se spiace dirlo perchè è la cosa più facile, Pizzolato ci ha messo del suo. Ha creato una trama fin troppo intrecciata e complicata per essere alla fine così poco interessante, portata avanti con un ritmo blando, strapiena di personaggi inutili di cui, una volta tornati a galla, lo spettatore non aveva più memoria. Quando ha creato i personaggi ha pensato prima alle caratteristiche, anzi ai clichè, piuttosto che ad un vero carattere, e quando ha cercato di farli evolvere l’interesse verso di loro era già scemato. Quando ha cercato di collegare tutti i fili lasciati sparsi nel corso degli episodi in un unico tema conduttore, ovvero le colpe dei padri che ricadono sui figli, era ormai troppo tardi per generare una vera discussione o una vera emozione nel pubblico, chiudendo con un finalmente involontariamente quasi comico.

Per la verità a Pizzolato non è mai mancata la visione creativa dietro la costruzione della serie – anzi, forse ce n’era troppa, e fin troppo incartata – ma forse è mancato qualcuno che gli mettesse un freno, qualcuno che sapesse sfruttare e convertire in immagini la sua parola (e qui ritorna la mancanza di una figura come Fukunaga della prima stagione). Forse il vero problema è stato il successo incredibile e inatteso della prima stagione, che ha dato a Pizzolato troppo certezze e alla HBO la volontà di non fermarsi e creare subito una seconda stagione, senza dare il tempo necessario a metabolizzare il resto.

Una delusione insomma, uno show in definitiva insufficiente, con buon momenti e buone interpretazioni (Colin Farrell e Rachel McAdams sono le cose davvero da salvare, ma si poteva immaginare facilmente fin dall’inizio), ma pur sempre insufficiente. Resta comunque la certezza per il futuro che Pizzolato, con le giuste condizione, sa scrivere e creare qualcosa di ottimo, e ci resta soprattutto la possibilità di andare a rivedere la prima stagione.

 

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