Ex Machina, pensieri sparsi

Solitamente, quando gli sceneggiatori passano alla regia, specialmente se sono ottimi sceneggiatori, il film è una mezza delusione. Alex Garland è forse l’eccezione che conferma la regola, perchè il suo esordio registico Ex Machina è davvero un ottimo film. Probabilmente perchè non ha voluto rischiare, non ha voluto snaturarsi, ma saggiamente ha provato la regia con quel bagaglio tematico, il sci-fi psicologico, con cui ha costruito il suo notevole curriculum da sceneggiatore.

Ex Machina non è un film rivoluzionario o enormemente spettacolare, ma è un film di fantascienza low-budget tutto incentrato sulla parola, con un setting claustrofobico e appena 4 attori. Se le influenze di Blade Runner sono evidenti – ma quale sci-fi con protagonisti androidi non ha influenze da quel film? – Garland non nasconde però riferimenti letterari, che vanno da Frankenstein fino a passare per Pinocchio. Anzi, a pensarci bene, è addirittura l’adattamento moderno del mito platonico della caverna, tanto per farvi capire come Garland intende la fantascienza. Dopotutto questo è il filo conduttore: il film non è tanto interessato al tema di almeno il 50% delle storie di fantascienza moderne, ovvero fin dove può spingersi l’intelligenza artificiale – e quando lo spettatore pensa di aver tutto, è chiaro che la soluzione più banale è quella sbagliata – piuttosto è concentrato sul capire i limiti dell’intelligenza umana di fronte allo sviluppo della tecnologia, la quale ha sempre comunque necessità di elementi umani per esistere: parola, pensiero, manipolazione, bugia, emozioni.

Ex Machina è un film costruito impeccabilmente nella messa in scena, nella scenografia e nei trucchi digitali, ma il vero di punta di forza sono i dialoghi, che passano da momenti più filosofici ma universali, come quando parla dei generi sessuali, all’attualità della diffusione del web, con i motori di ricerca che sono i veri dominatori del mondo, le vere intelligenze artificiali con cui confrontarsi giorno per giorno.

 

p.s. non ho parlato delle interpretazioni, ma voglio dire rapidamente che, film dopo film, Oscar Isaac è sempre più un fenomeno. E solo questa scena, nella sua assurdità, dovrebbe regalargli tutti i premi esistenti

 

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