Terminator: Genisys, pensieri sparsi

Non lo dite ad alta voce, perchè i produttori ancora non lo hanno ammesso per non alienarsi chissà cosa, ma Terminator: Genisys è a tutti gli effetti il reboot della saga (oltre che un titolo orribile). Non serve aver visto i precedenti film per capirlo e seguirlo, pur essendo la mitologia di quei film – il primo e il secondo, sia chiaro, poichè hanno fatto finta giustamente che il terzo e il quarto non siano mai esistiti, con la medesima operazione di cancellazione retroattività della continuità già vista in Jurassic World e X-Men: Giorni di un Futuro Passato – praticamente onnipresente tra citazioni e rimandi narrativi.

E nonostante questo, Terminator: Genisys vive un costante paradosso. E no, pur con una trama simile non parlo di un semplice paradosso temporale frutto dei viaggi nel tempo, parlo di una vera contraddizione concettuale: strapieno di fan service, dovrebbe piacere moltissimi ai veri fans dei primi due film, invece, proprio quei fans lo stanno odiando tantissimo.

I motivi sono molto semplici: il tradimento del tono originale dei film di James Cameron e la totale ammissione di fregarsene di una qualsiasi ricerca della complessità. Se il film del 1984 era un solidissimo B-movie di fantascienza quasi rivoluzionario, e il seguito del 1991 un fantasticio action di fantascienza pieno di emotività e senso di meraviglia, questo Genisys è un generico blockbuster moderno totalmente privo di anima, figlio delle logiche corporative degli studios e non frutto della creatività di un singolo artista (Cameron allora). Un film così complesso nelle mani di anonimi sceneggiatori e anonimi registi non può non finire appiattito. I rapporti tra i personaggi sono superficiali, il rapporto tra una ragazza cresciuta fin da bambina da una macchina viene dato ogni volta per scontato, e quando arriva il grandissimo colpo di scena – peraltro spoilerato dagli stessi trailer in una mossa suicida del marketing – non c’è il minimo trasporto. Il rifiuto di fare qualcosa di più lo si capisce dalle parole di uno sprecatissimo JK Simmons: non capisco cosa accade ma va bene così.

E sapete quale è la cosa peggiore? E’ un peccato, perchè a me il film è pure piaciuto, paradosso dei paradossi iniziali, prima di essermi fermato a pensare a tutte queste cose. Genisys, c’è da ammetterlo, è un film che regge dal primo all’ultimo minuto, ha un buonissimo ritmo, spettacolari scene d’azione, ed è ben strutturato nei viaggi temporali, senza far mai perdere la bussola allo spettatore. Oltretutto ha elementi molto interessanti –  su tutti, la trasformazione di Skynet negli odierni social network, un colpo di genio della sceneggiatura perfettamente e tremendamente credibile nella odierna “smartphone generation” sempre connessa – ma, delitto dei delitti, non è mai doverosamente approfondita.

Non si scappa dal paradosso: Genisys è un buon film, ma col marchio Terminator diventa una indubbia delusione.

 

 

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