Jurassic World, pensieri sparsi

Ok, sono passate settimane e indubbiamente sono in ritardo, ma con Jurassic World che nel box office americano rischia seriamente di superare Titanic, il film è ancora d’attualità e quindi è il momento di colmare questo buco.

Jurassic World è un buon film, sicuramente. Divertente, avvincente, ben fatto, ha tutti gli elementi al posto giusto per essere il perfetto blockbuster estivo, incluse illogicità nella trama o stupidaggini nella sceneggiatura su cui possiamo chiudere non un occhio, ma tutti e due, consapevoli che lo spettacolo offerto le manda in secondo piano. Dopotutto non andiamo a vedere un film con i dinosauri aspettandoci la serietà, ovviamente.

Ma il film riesce a toccare nel modo giusto tutte queste corde perchè, in realtà, non è quello che ci hanno venduto all’inizio. Cioè, non è un sequel di Jurassic Park (e si potrebbe discutere anche della mossa, per me fenomenale, di legarsi direttamente a quel cancellando totalmente dalla memoria narrativa e collettiva gli eventi dei capitoli 2 e 3 della saga, come se non fossero mai stati realizzati) bensì è un vero e proprio remake di Jurassic Park, fidatevi.

Ad un certo punto infatti si fatica a tenere il numero delle citazioni del film del 1993, che diventano talmente tante da poter creare un reticolato in grado di condurci esattamente alla struttura di quel film, ai personaggi, alle situazioni, all’uso dei bambini nella storia, persino al finale. E tutto, sia chiaro, senza dare troppo la sensazione della copia carbone. Il giovane regista Colin Trevorrow, al primo big budget movie della propria carriera, sapientemente non ha copiato da Spielberg, ma ne ha capito lo spirito, il tono, le finalità, e ha ripreso il film del 1993 come autentica bussola narrativa. Lui è stato il primo a divertirsi, infilando anche citazioni di Hitchcock – se l’attacco degli pterodattili non vi ricorda Gli Uccelli.. – e trovando il tempo di ironizzare sulla decisione stessa di realizzare il film: quando si parla della creazione del parco per fare soldi, è un bellissima frecciatina alla moda degli studios di sfornare sequel su sequel.

Certo, non è tutto rose e fiori, ma va benissimo così. Dopotutto non si può tornare indietro e replicare il senso di meraviglia di Jurassic Park, per una volta accontentiamoci di un rarissimo caso in cui un’ombra molto ingombrante ha portato più benefici che altro.

 

 

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