True Detective 2×03/2×04 – opinioni sparse

True Detective 2x04 - Down Will Come - PORTADA (Masacre de Vinci)

Arrivati al giro di boa di questa miniserie, i conti ancora faticano a tornare. Anche non volevo scomodare paragoni o confronti, tematici e narrativi, con la prima stagione, è indubbio che questo nuovo True Detective non convinca fino in fondo.

Pur lasciandosi guardare, pur offrendo un’atmosfera cupa e sulla carta molto intrigante, quello che vediamo sullo schermo rimane fin troppo in superficie. Questa seconda stagione vive quindi un enorme paradosso: ha personaggi interessanti, una storia accattivante, un intrigo centrale davvero difficile, eppure chi ne deve parlare – in questo caso il sottoscritto – fatica a trovare qualcosa di cui parlare veramente. Dopo 4 episodi possiamo dire che questa seconda stagione è una detective story classica punto e basta, senza scavare troppo in fondo o cercare temi che in realtà non ci sono. 

E’ un passo indietro? Ad essere onesti, forse si. Non si capisce bene quale sia lo scopo di Nic Pizzolato nel narrare queste storie e nel presentare questi personaggi. Alla fin fine, i protagonisti potevano essere anche altri, avere altri caratteri, avere altre caratteristiche, e il loro apporto alla trama non l’avrebbe mutata di una virgola. In pratica, Pizzolato fatica tantissimo ad incastrare i suoi elementi: quando si concentra sull’intreccio, i personaggi diventano inutili o quantomeno solo spettatori esterni, quando si concentra sui personaggi, notiamo solo una filiera di clichè. Prendiamo le interazioni tra di loro: raramente risultano naturali, raramente entrano nella testa degli spettatori, finendo per essere solo attori che recitano dialoghi scritti. E sia chiaro, non è assolutamente colpa degli attori o della loro chimica, anzi, forse la cosa migliore dell’intera serie è proprio la recitazione ed il carisma di Colin Farrell e Rachel McAdams, ma l’inabilità di Pizzolato di renderli empatici e organici alla storia narrata è un grosso freno. Prendiamo ad esempio supremo il personaggio di Vince Vaughn, che finora in ogni episodio ha sempre la stessa scena: incontra qualcuno, si siede e parla, nella noia generale.

E ripeto, gli spunti interessanti ci sono comunque. Prendiamo la chiusura del 4° episodio, quella sparatoria che ha fatto parlare tantissimo il web per la sua messa in scena, davvero magnifica, una delle migliori sequenze d’azione televisive degli ultimi tempi: i nostri protagonisti si ritrovano da soli, in mezzo al sangue, in mezzo alle conseguenze di un raid fallito, con colleghi morti davanti ai loro occhi e innocenti finiti vittime di proiettili vaganti, forse incastrati in un raid inutile dai loro stessi superiore che vogliono misteriosamente depistare l’indagine. Eppure questo momento assolutamente angosciante e ben orchestrato arriva alla fine di una puntata molto noiosa, in cui una scena così potente sembra fine a se stessa.

Sia chiaro, la stagione non è ancora da bocciare, i punti per scatenare interesse ci sono ancora, e anzi, con una chiusura di puntata simile c’è l’assist perfetto per regalarci qualcosa di diverso. Se lo meritano gli attori, se lo meritano gli spettatori, e se lo merita l’eredità di quella prima stagione che ancora tanti ricordano. Soprattutto, è l’occasione per Pizzolato di dimostrare talento e non passare come colui che ha avuto solo fortuna con una congiunzione astrale perfetta e poi non ha più saputo replicare il proprio apice.

 

 

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